RIFORMA PENSIONI 2022/ La sentenza della Consulta sugli assegni di reversibilità

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, depositata oggi un’importante sentenza della Corte Costituzionale riguardante gli assegni di reversibilità

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Corte Costituzionale, il Palazzo della Consulta (LaPresse, 2022)

LA SENTENZA DELLA CONSULTA

Come riporta Ansa, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 162 depositata oggi, ha stabilito che “la pensione di reversibilità non può essere decurtata – in caso di cumulo con ulteriori redditi del beneficiario – di un importo che superi l’ammontare complessivo dei redditi aggiuntivi”.

La pronuncia, con cui è stata di fatto accolta una questione sollevata dalla Corte dei conti del Lazio “nasce dal caso di una titolare di una pensione di reversibilità, che per due annualità aveva beneficiato di propri redditi aggiuntivi e si era vista decurtare il trattamento pensionistico di una somma superiore all’importo di questi redditi. La Corte ha rilevato l’irragionevolezza di una simile situazione che si pone in contrasto con la finalità solidaristica sottesa all’istituto della reversibilità, volta a valorizzare il legame familiare che univa, in vita, il titolare della pensione con chi, alla sua morte, ha beneficiato del trattamento di reversibilità. Quel legame familiare, anziché favorire il superstite, finisce paradossalmente per nuocergli, privandolo di una somma che travalica i propri redditi personali”.

IL CHIARIMENTO DI SALVINI

Intervistato dal Corriere della Sera, Matteo Salvini chiarisce la posizione della Lega già esplicitata dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. “Gli italiani vogliono risposte su lavoro, costi dell’energia, inflazione che erode pensioni e salari, abbattimento del carico fiscale, liberazione dai lacci burocratici, lotta alle varie gang criminali che imperversano sempre più nelle nostre città.

Bloccare il Parlamento per votare ius scholae e droga libera è contro gli interessi del Paese. Siamo stati fin qui molto responsabili: dalla guerra alla pandemia alla riforma fiscale, pur facendo valere le nostre posizioni. La dialettica è il sale della democrazia. Non possiamo però accettare una forzatura che rischia di danneggiare l’Italia e gli italiani”, spiega l’ex ministro dell’Interno, che aggiunge: “Mentre alla Camera la sinistra ha deciso di imboccare questa strada pericolosissima, in commissione al Senato noi abbiamo approvato l’equo compenso atteso dagli ordini professionali. C’è una bella differenza”.

LE PAROLE DI MOLINARI

Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, spiega che “abbiamo convocato una riunione di gruppo insieme al segretario Salvini perché oggi la sinistra ha minato alle basi quelli che sono stati i presupposti dell’ingresso della Lega in un governo di unità nazionale e della formazione di un governo di unità nazionale”.

Come riporta ilpiccolo.net, il deputato del Carroccio ricorda che “questo governo è nato per mettere insieme le forze migliori del Paese, per portare il Paese fuori dalla pandemia per gestire il Pnrr, per affrontare l’emergenza del caro carburanti, emergenza sociale, per parlare di lavoro, pensioni ed economia. In queste ore alla Camera, invece, su proposta della sinistra e dei 5 Stelle, si sta discutendo di ius soli, perché lo ius scholae è uno ius soli mascherato, e di liberalizzazione delle droghe”. Intanto, come riporta Ansa, si è insediato il nuovo Cda di Previdenza cooperativa, il fondo unico di previdenza complementare per i lavoratori delle cooperative italiane, con Fabio Porcelli, in veste di presidente, e Marco Mingrone come vicepresidente.

GLI INCARICHI AI PENSIONATI NEL DECRETO PNRR 2

Il Sole 24 Ore spiega che con un emendamento al decreto aiuti in discussione alla Camera è stato previsto che “per i 500 tecnici ingaggiati dai ministeri per il monitoraggio e la gestione del Pnrr” vi sia la stabilizzazione del posto di lavoro che altrimenti andrebbe a scadenza con la fine del Pnrr stesso.

“La prospettiva quasi certa di un posto a tempo indeterminato, da ricavare ovviamente negli spazi assunzionali dei ministeri, può rendere più allettante un’ offerta di lavoro che fin qui ha zoppicato un po’. Ma la differenza con gli altri contrattisti Pnrr si fa evidente”, sottolinea il quotidiano di Confindustria, che in un altro articolo dedicato al Decreto Pnrr 2 spiega che “per quanto riguarda gli incarichi agli esperti per l’attuazione dei progetti del piano, si estende la possibilità di attribuire incarichi ai pensionati da almeno due anni anche ai progetti finanziati dal fondo di sviluppo e coesione e negli altri piani di investimento finanziati da fondi nazionali o regionali”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI ELSA FORNERO

Secondo Elsa Fornero, più che parlare della cancellazione della riforma delle pensioni che porta il suo nome sarebbe “meglio parlare di superamento apportando dei correttivi qualora se ne rilevasse l’utilità”. E “ciò che supererebbe la riforma Fornero è la flessibilità, ma questa è già insita nella riforma stessa. Tuttavia, visto anche lo stato dei conti pubblici di allora, è stato scelto di demandarne l’introduzione al momento in cui tutte le pensioni verranno liquidate interamente con il sistema contributivo”, ovvero dal 2030, quando si potrà andare in quiescenza “tra i 63 e i 70 anni, ma solo per chi raggiunge una pensione di un certo importo. Perché altrimenti si rischia di avere pensionati poveri con lo Stato che dovrebbe intervenire riconoscendo loro appositi sussidi, con un conseguente aggravio della spesa pubblica”.

LA FLESSIBILITÀ POSSIBILE

Intervistata da Money.it, l’ex ministra del Lavoro evidenzia che “le uniche misure di flessibilità sostenibili sono quelle che prevedono un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Ma attenzione agli importi degli assegni, perché con il sistema contributivo si prende quanto effettivamente è stato versato. Senza sufficienti contributi, dunque, il rischio è di ritrovarsi con una pensione inadeguata”. Fornero boccia anche l’idea di un riscatto gratuito della laurea, che è stata rilanciata nei giorni scorsi di Pasquale Tridico. Dal suo punto di vista, infatti, “se c’è chi ha le disponibilità economiche per farsi carico del costo previsto è giusto che paghi”. Infine, torna anche sulla riforma del 2011, ricordando è che è stata necessaria e che “in quelle condizioni e in quel poco tempo a disposizione (20 giorni) ho fatto il meglio che potevo”.

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