RIFORMA PENSIONI 2022/ L’appello di Tassone a Sinistra Italiana

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, l’ex Segretario regionale calabrese di Rifondazione Comunista, Rocco Tassone lancia un appello a Sinistra Italiana

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LaPresse

L’APPELLO DI TASSONE

L’ex Segretario regionale calabrese di Rifondazione Comunista, Rocco Tassone, sulla propria pagina Facebook, lancia un appello a Sinistra Italiana chiedendole di uscire “dall’abbraccio mortale col Pd, si faccia parte dirigente di un accordo con Unione Popolare che trascini dentro anche Bersani.

Lanci un appello per un accordo con Unione Popolare al gruppo di Alternativa. Lavori per un riassembramento che potrebbe emulare il caso francese. In ogni caso abbandonasse il Pd al suo destino. Il Pd è il cancro della sinistra italiana. Si proclama di sinistra e pratica le politiche della peggiore destra. Chi può, agisca per spingere Sinistra Italiana in tal senso: l’uscita di Calenda non ha cambiato l’agenda del Pd sulla guerra, sulle armi ai nazisti ucraini, sulle spese militari a danno degli investimenti nel sociale (sanità, scuola, trasporti…), autonomia differenziata e secessione, pensioni e Legge Fornero… Una agenda identica a quella della Meloni. Non c’è un solo motivo per stare col Pd”.

SALVINI: “PER LE PENSIONI VOGLIAMO QUOTA 41”

Sebbene ancora debba essere presentato e pubblicato ufficialmente, il programma elettorale del Centrodestra avrà al suo interno sul fronte riforma pensioni 2022 l’ipotesi di Quota 41 per ovviare allo “spauracchio” Legge Fornero dal 1 gennaio 2023. Lo ha confermato oggi in un evento elettorale a Milano, il leader della Lega Matteo Salvini: «Mi sono impegnato su 3 o 4 temi, con numeri, e proposte concrete, le emergenze sono lavoro e costo della vita, sulle pensioni vogliamo a quota 41».

Il programma del Centrodestra verrà presentato nei prossimi giorni, spiega ancora il segretario del Carroccio: «sarà pronto entro questa settimana. Io l’ho letto: è sostanzialmente pronto al 99%, tranne qualche limatura». Resta da capire quanto effettivamente nella coalizione di Centrodestra vi sia piena condivisione in merito alla riforma di Quota 41: solo lo scorso 4 agosto Giovanbattista Fazzolari, senatore e responsabile del programma di Fratelli d’Italia, a 24 Mattino Estate su Radio 24 sosteneva «I punti condivisi nel centrodestra sono la flessibilità in uscita, un meccanismo che consenta con maggiore facilita’ di andare in pensione a chi vuole. Come realizzarla e’ argomento di dibattito. A nostro avviso, il limite di quota 41, di cui possiamo parlare, e’ che va a intervenire su una fascia di persone, quelle che hanno almeno 41 anni di contributi, appunto, che non sono le categorie problematiche e di sofferenza che abbiamo nel Paese. Abbiamo sempre più persone con una vita lavorativa discontinua, che non hanno sempre avuto regolari contributi’ osserva».

LA NOTA DELL’INAC-CIA

Rispondendo a un quesito posto da un lettore del sito di Repubblica all’Esperto Pensioni, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ricorda che “nel caso del lavoratore che si dimetta per accedere a Quota 100, la liquidazione decorre non dal collocamento a riposo, ma dalla data in cui l’interessato avrebbe maturato il diritto alla corresponsione del trattamento pensionistico”.

Intanto, a proposito del Decreto aiuti-bis, che contiene anche l’anticipo della rivalutazione delle pensioni fino a 35.000 euro pari al 2%, Alessandro Mastrocinque, Presidente del Patronato Inac-Cia, come ricorda Ansa, evidenzia che “tutti quei pensionati che hanno lavorato in agricoltura, nell’artigianato, nel commercio e nell’industria con questa rivalutazione non raggiungeranno neanche l’importo di 650 euro mensili che è il tetto minimo fissato dalla carta sociale europea, come indice di “sostenibilità economica vitale”. Per il provvedimento del Governo arriva quindi un’altra “bocciatura” dopo quella della Cgil e della Uil.

LE PAROLE DI LANDINI

Maurizio Landini lancia un avvertimento per il post-25 settembre: “Qualunque Governo ci sarà, ci mobiliteremo per priorità molto precise. Difesa del potere d’acquisto, riforma del fisco e delle pensioni, lotta alla precarietà, sicurezza sul lavoro, difesa della sanità pubblica, diritto all’istruzione e alla formazione, una nuova politica industriale. E resterà centrale l’impegno per fermare la guerra”.

Il Segretario generale della Cgil, intervistato da Avvenire, giudica insufficiente il Decreto aiuti-bis e per questo chiede ai partiti che durante l’iter di conversione in legge si possa provvedere ad aumentare l’aliquota sulla tassa relativa agli extraprofitti delle società energetiche, perché “in una situazione straordinaria come l’attuale se non si vuole assistere a una esplosione sociale senza precedenti c’è bisogno di mettere in tasca ai lavoratori e pensionati le risorse per poter vivere. E questo intervento si può fare senza scassare i conti perché si tratta appunto di extraprofitti”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI MANTOVANI

Secondo Mario Mantovani, “è necessario sostenere redditi e pensioni più bassi”, come ha fatto il Governo con il Decreto aiuti-bis, “ma anche riconoscere che queste risorse provengono da un ulteriore drenaggio ai danni di dipendenti e i pensionati, colpiti pesantemente dall’inflazione e penalizzati dal mancato adeguamento delle retribuzioni”. Il Presidente di Manageritalia non dimentica, infatti, che gli interventi sul cuneo fiscale e sulle pensioni previsti dall’esecutivo riguardano solo chi percepisce fino a 35mila euro l’ano, mentre per chi ha redditi più alti e vede erodersi il potere d’acquisto non c’è nulla. “Siamo l’unico, tra i più grandi Paesi Ocse, in cui chi guadagna tra 50 e 100.000 euro lordi all’anno è tassato come se fosse ricco”.

IL CONTRIBUTO DEI REDDITI PIÙ ALTI

Per Mantovani, questo “è un sistema che scoraggia la crescita, l’impegno professionale, l’assunzione di responsabilità. E basta un periodo di disoccupazione o il pensionamento per ritrovarsi in difficoltà. A differenza delle aziende e dei lavoratori autonomi, non abbiamo la possibilità di trasferire ai clienti almeno una parte dell’inflazione. I manager attivi e pensionati che rappresentiamo si attenderebbero almeno un riconoscimento del grande contributo che stanno dando e una prospettiva di riduzione del carico fiscale, nel medio termine. Si parla invece sempre di ridurre il cuneo fiscale per fasce di reddito che pagano zero o qualche migliaio di euro l’anno di Irpef. E non vorremmo dover ricevere un altro conto salato in autunno, in previsione dei tempi difficili prospettati dal Premier Draghi”.

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