RIFORMA PENSIONI 2023/ La riflessione di Santoro (Inps) sul passaggio al contributivo

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Gianfranco Santoro, direttore Studi e ricerche Inps, e di Luigi Ballanti, Direttore generale del Mefop

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L’ANALISI DI SANTORO E BALLANTI

Secondo Gianfranco Santoro, “il passaggio al contributivo bisogna avere il coraggio di farlo e farlo subito. Il metodo di calcolo contributivo è l’accumulo di contributi su un montante che poi viene ricalcolato e non cambia il sistema di gestione”. Il direttore Studi e ricerche Inps, come riporta Adnkronos, evidenzia anche che “nel 2050 diminuiranno i lavoratori in età lavorativa e il numero medio di settimane lavorate, soprattutto nelle fasce di età più estreme. In generale la popolazione in età lavorativa sta invecchiando in tono monotono crescente in tutti i settori, soprattutto nel settori del manifatturiero e del commercio. Affinché il sistema sia sostenibile si dovrebbe lavorare sul numero di lavoratori coinvolti, giovani e donne”. Per Luigi Ballanti, Direttore generale del Mefop, “nelle riforme del sistema previdenziale ci si è posto il problema se il sistema fosse sostenibile. È importante costruire un modello che può essere efficacemente al cittadino che deve costruire il proprio modello previdenziale. Occorre che la previdenza complementare sia un’opportunità per tutti rilanciandone l’adesione, informando e organizzando campagne di informazione”.

LE PAROLE DI BARBAGALLO

Carmelo Barbagallo evidenzia che “nella manovra non hanno adeguato le pensioni per tutti, con l’impostazione che i pensionati hanno già abbastanza. Ed è sbagliato perché non si tratta di un aumento delle pensioni, ma di un parziale recupero dell’inflazione dell’anno precedente”. Il Segretario generale della Uilp, come riporta Ansa, aggiunge che “senza adeguamento reale anche delle pensioni minime si è perso più del 15 per cento del valore”. Per l’ex Segretario generale della Uil, che ha preso parte alla manifestazione promossa oggi in occasione dello sciopero generale di Cgil e Uil, “significa che il vero ammortizzatore sociale del paese sono i pensionati, che non sono in condizione di dare una mano alle famiglie in difficoltà. E se i pensionati non sono l’ammortizzatore sociale il Paese ne soffrirà perché il 70 per cento della produzione si fa verso il mercato interno e se i pensionati non hanno i soldi per comprare quello che produciamo per noi stessi le aziende falliranno”.

LA POSIZIONE DEL NURSID

Il Segretario nazionale del Nursid Andrea Bottega non esprime apprezzamento per la promessa del Governo di rivedere l’articolo 33 della Legge di bilancio. “Per noi l’unica strada percorribile, infatti, rimane lo stralcio dell’articolo 33 nel maxiemendamento alla manovra, come abbiamo spiegato durante le interlocuzioni al ministero della Salute”, evidenzia il rappresentante del sindacato degli infermieri, come riporta quotidianosanita.it. “Proprio perché la priorità del Mef è far quadrare i conti, è assurdo che non riesca a valutare l’impatto di un ricalcolo degli assegni previdenziali in particolare sugli infermieri, di cui accelererebbe la fuga. Senza contare i costi a carico delle aziende sanitarie per ricollocare i professionisti che rimarrebbero in servizio, visto che per l’età non sarebbero più in grado di sostenere un lavoro a tutti gli effetti gravoso. Ecco perché le aperture della premier Giorgia Meloni non sono sufficienti per noi”, aggiunge Bottega.

LE PAROLE DI PACIFICO

Marcello Pacifico spiega che “secondo noi è certamente necessaria una previdenza complementare, perché ormai col sistema contributivo puro si otterrà una pensione che terrà conto solo di una parte dello stipendio: addirittura nei prossimi anni l’assegno arriverà al 65% dell’ultimo stipendio. È vero che esiste Espero, ma esiste anche la possibilità di introdurre un fondo complementare, ad esempio attraverso le assicurazioni bancarie. Quindi i lavoratori devono essere coscienti di quello che li aspetta: devono sapere a che cosa andranno incontro, e devono essere liberi di decidere senza condizionamenti”. Il Presidente dell’Anief, ai microfoni di Teleborsa, ricorda infatti che attualmente “entro nove mesi dall’assunzione il personale della scuola riceverà una comunicazione nella quale gli si dirà che sono stati iscritti direttamente al fondo: certo, potranno disdire entro un mese, ma se non lo fanno l’adesione sarà retroattiva, dal 2019” e “chi non presenterà la disdetta dovrà pagare anche circa 1.000 euro di arretrati, più una trattenuta di circa 20 euro al mese, la quale rappresenta il minimo di adesione al fondo”.

RIFORMA PENSIONI, UIL CONTRO LA NUOVA QUOTA 103

Secondo la Uil, “la nuova Quota 103, così com’è già avvenuto con Opzione Donna, è destinata a riscontrare una scarsa adesione in virtù di un ricalcolo contributivo taglia gli assegni pensionistici di importi significativi. Una Quota 103 che sembra una ‘Quota 103 e tre-quarti’, in base alle nuove finestre di uscita che ritardano ancora di più la percezione dell’assegno una volta conclusa la domanda di anticipo pensionistico”. Con il contributo tecnico del proprio patronato Ital, la Uil “ha stimato le perdite che subiranno i lavoratori che decideranno di avvalersi della nuova Quota 103 dopo il ricalcolo contributivo. Si passa da una perdita del -16% per un docente di scuola elementare, pari a 329 euro di perdita mensile lorda, fino al -32% di un dirigente medico, pari a 1.776 euro mensili lordi in meno”.

LE RICHIESTE DEL SINDACATO

Anche per questo, il sindacato guidato da Pierpaolo Bombardieri chiede “un vero superamento della Legge Fornero, forme di flessibilità di accesso alla pensione intorno ai 62 anni, in linea con la media europea, con riferimento ai lavori gravosi e usuranti. Chiediamo un ripristino di Opzione donna a condizioni accettabili per le lavoratrici, che non le penalizzi con il ricalcolo contributivo, così come per Quota 103. Chiediamo la valorizzazione del lavoro di cura ai fini previdenziali, l’istituzione di una Pensione di garanzia per le future generazioni, l’estensione della 14-esima a tutti i pensionati sotto i 1.500 euro lordi e un convinto rilancio della previdenza complementare. Queste sono le misure che possono restituire dignità alle pensionate e ai pensionati di questo Paese”.

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