RIFORMA PENSIONI 2023/ Furlan: fallimento del Governo Meloni

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2023, le parole della Senatrice del Partito democratico Annamaria Furlan sulle misure contenute nella Legge di bilancio

Furlan_Cisl_Lapresse Annamaria Furlan (Lapresse)

LE PAROLE DI FURLAN

Secondo Annamaria Furlan, “sulle pensioni si registra il fallimento del Governo Meloni. Dopo le promesse elettorali arriva la drammatica realtà: penalizzati i requisiti di accesso al pensionamento, in modo particolare per le donne e le categorie fragili”. Come riporta Ansa, la Senatrice del Partito democratico spiega che “Quota 103, Opzione Donna, Ape sociale sono riproposte con requisiti e penalizzazioni ancora più stringenti rispetto ai vincoli già introdotti nella precedente finanziaria, mentre per i giovani che andranno in pensione con il sistema contributivo puro si prospettano precarietà e un’uscita dopo i 70 anni”. “Con i nostri emendamenti chiediamo di tornare all’origine di Opzione Donna e Ape Sociale e ripristinare Quota 103 eliminando le modifiche peggiorative contenute nella Legge di Bilancio. Ci batteremo per bloccare le penalizzazioni previste per dipendenti pubblici, che rischiano di avere un impatto drammatico su pubblico impiego e sanità”. “È necessario intervenire anche sulle indicizzazioni delle pensioni, ferme da 12 anni”, aggiunge Furlan.

LE RICHIESTE DELLA CISL SULLA RIFORMA PENSIONI

Nel lungo intervento ieri su “Repubblica” il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra ha confermato l’intento di dialogo con il Governo in merito alla riforma pensioni anche se non nascondere la delusione per un modulo correttivo che avrebbero voluto molto più deciso. «Basta fare cassa sulle pensioni, il governo deve ritirare la stretta […]. L’intervento sulla previdenza non era stato né preannunciato né negoziato: la serietà e la responsabilità che il nostro sindacato ha mostrato vanno ricambiate».

Sebbene la Cisl continui a definire lo sciopero di Cgil e Uil sbagliato nei tempi e nei modi, il leader Sbarra insiste con l’esecutivo nel richiedere il ritiro dell’articolo 33 che «penalizza le future pensioni di medici, infermieri, personale degli enti locali, maestri d’asilo». Stilettata comunque lanciata anche contro gli “alleati” della Triplice, specie quando il n.1 della Cisl sottolinea a “Rep’ «Gli altri sindacati mescolano rappresentanza e opposizione politica, un collegamento che secondo noi fa male al mondo del lavoro. Rispettiamo gli altri sindacati, ma non accettiamo lezioni e impostazioni egemoniche». (Agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI CAPONE

Paolo Capone, Segretario generale dell’Ugl, come riporta Adnkronos, spiega che “la finanziaria ha alcune luci legate alle richieste del sindacato: una maggiore attenzione al potere di acquisto dei lavoratori e dei pensionati. E in tal senso il taglio del cuneo fiscale confermato per il 2024 èu n segnale positivo. La rivalutazione delle pensioni fino a quattro volte il minimo al cento per cento è un fatto positivo così come i sette miliardi messi come posta sopra il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Sono tutti segnali che vanno nella direzione di un impatto sociale importante”. Capone non nasconde, però, che “si poteva far di più sulle pensioni e siamo delusi per come è stata complicata quota ‘103’ e da come è stata peggiorata sia ‘opzione donna’ che ‘Ape sociale’. Però ci rendiamo conto che in tempi di magra è difficile fare tutto quello che è necessario. Cercheremo di fare pressioni e lo faremo in occasione della convocazione del Presidente Meloni a Palazzo Chigi”.

LE PAROLE DI CARASI

La Segretaria generale dell’Ust Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, come riporta La Sicilia, ricorda le ragioni che hanno portato il suo sindacato a scendere in piazza sabato scorso. Tra le rivendicazioni, anche richieste in tema di riforma delle pensioni. Spiega, infatti, la sindacalista che “Quota 103 diventa ancora più penalizzante per le persone che vi ricorrono. È, poi, assolutamente sbagliata la misura che modifica aliquote e rendimenti per i futuri trattamenti pensionistici di medici, infermieri, personale degli enti locali, maestre d’asilo, ufficiali giudiziari. Si restringe ancora ulteriormente l’intervento su Ape sociale e Opzione donna e vengono alzati i coefficienti economici del trattamento pensionistico minimo per i lavoratori che intendono accedere all’anticipo pensionistico”. “Ecco questo ci sembra un intervento assolutamente errato rispetto a cui ci attendiamo modifiche sostanziali. E stiamo facendo sentire anche la nostra voce”, aggiunge Carasi.

RIFORMA PENSIONI, IL GIUDIZIO DELL’UPB SU QUOTA 103

Come riporta Il Sole 24 Ore, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, “i disincentivi economici e le limitazioni previste dal ‘restyling’ rendono Quota 103 di fatto più simile a Opzione donna e quindi, visto che la via d’uscita anticipata per le lavoratrici ‘consente anticipi di uscita di durata maggiore’, accessibile essenzialmente agli uomini che hanno urgente bisogno di uscire dal lavoro e che non hanno ‘altra soluzione percorribile’, come smart-working, part time, demansionamento o accordi con il datore di lavoro”. Per l’Upb, inoltre, “il ‘premio’ per il rinvio dell’uscita con Quota 103 (sulla falsariga del bonus Maroni) ‘non ha convenienze particolari’ se il lavoratore non ha immediato bisogno di liquidità”.

L’IPOTESI SULLA NUOVA MISURA

Secondo l’Upb, “comunque, la nuova Quota 103 potrebbe anche rappresentare un primo esperimento in vista della definizione di un futuro canale di pensionamento flessibile, valido per tutti i lavoratori, con requisiti di accesso inferiori di due o tre anni alle soglie di vecchiaia e di anzianità calcolo contributivo integrale dell’assegno. E proprio quella del ricalcolo contributivo di tutte le pensioni anticipate sembra essere la strada che il Governo è intenzionato a percorrere per la futura riforma delle pensioni“. Intanto si è tenuto giovedì scorso un presidio di protesta dell’Usb Pensionati sotto il Mef contro i provvedimenti assunti dal Governo con la Legge di bilancio in tema di pensioni. Tra gli argomenti di protesta, la richiesta di portare almeno a 1.000 euro netti al mese le minime e la revisione delle norme sulla reversibilità.

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