RIFORMA PENSIONI 2023/ I contributi da far valere a 67 anni

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2023, il tweet di Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Partito democratico

riforma pensioni La sede dell'Inps (LaPresse)

LE PAROLE DI MARINA SERENI

Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Partito democratico, su Twitter parla di “grande adesione allo sciopero e forte partecipazione: medici, infermieri e altre professioni sanitarie hanno scioperato oggi per difendere la sanità pubblica. Il Governo ascolti la loro voce, aumenti i fondi, programmi assunzioni straordinarie e cancelli la norma sulle pensioni”. Intanto il Patronato Acli ricorda che per la pensione di vecchiaia, oltre ai 67 anni di età, occorrono almeno 20 anni di contributi, che possono derivare anche da riscatto, totalizzazione gratuita di periodi di lavoro all’estero nei Paesi convenzionati oppure tramite contribuzione figurativa. Inoltre, “è possibile accedere alla pensione di vecchiaia con meno di 20 anni di contributi, esattamente con 15 anni, in casi speciali previsti dalla cosiddetta ‘Legge Amato’, che contempla tre deroghe particolari”.

LO SCIOPERO DEI MEDICI CON LA PROTESTA SULLE PENSIONI

Al grido di “voglio andare in pensione prima del coccolone” i medici e i sanitari sono scesi in piazza oggi 5 dicembre 2023 anche per protestare contro i tagli alla riforma pensioni voluti dal Governo Meloni, in particolare modo la norma sulla rivalutazione che non ha convinto affatto sindacati e associazione di categoria. In particolare, sul taglio delle rivalutazioni delle pensioni di medici e infermieri, i sindacati parlano di «stangata che colpisce circa 50mila dipendenti con un taglio dell’assegno previdenziale compreso tra il 5% e il 25% all’anno».

La richiesta è semplice, ovvero di modificare al più presto la norma sfruttando il maxi-emendamento che il Governo presenterà in Parlamento sulla Manovra di Bilancio: intervistato da “La Stampa” il sottosegretario Claudio Durigon ha confermato l’intento dell’esecutivo di intervenire sulla norma delle pensioni sanitarie, «Stiamo cercando una soluzione, metteremo mano a questa norma che oggettivamente penalizzerebbe non solo il comparto sanitario ma molti dipendenti della pubblica amministrazione. Ci rendiamo conto che non è il momento». Il n.2 del Ministero del Lavoro ha poi evidenziato che l’ipotesi principale è quella di fare salvi i diritti di chi va in pensione coi requisiti di vecchiaia a 67 anni, mentre per tutti gli altri restano due strade: «O un decalogo delle penalizzazioni a partire dal 2024, o il rinvio secco dell’entrata in vigore della norma per tutto il triennio». (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI CIRIANI

Come riporta Adnkronos, Luca Ciriani ha spiegato che sulla Legge di bilancio “adesso il governo presenterà i suoi emendamenti e poi ci sarà il dibattito parlamentare. Non ci sarà una chiusura del governo su tutto con una blindatura finale. Cerchiamo di ascoltare anche le sensibilità espresse dall’opposizione”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha aggiunto che l’Esecutivo “sta lavorando su alcuni fronti. Il più importante è quello della pensione dei medici. Ho parlato con il ministro Giorgetti, ci stanno ancora lavorando. Speriamo che in tempi rapidi sia pronto”. Infatti, “se il Governo deposita gli emendamenti entro questa settimana, già la settimana prossima si potrebbe cominciare in Commissione il confronto”. Intanto il Senatore del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli evidenzia che “ancora le risposte sui temi mancano. Non sappiamo per esempio ancora sulle pensioni come si vuole affrontare l’argomento”.

LE PAROLE DI ROSSI (COVIP)

Maria Cristina Rossi, commissario della Covip, ha detto, come riporta Adnkronos, che “siamo abituati ad avere un tasso di sostituzione al l’80% e quelli che l’Ocse ci propone sono medi, ognuno di noi avrà un tasso di sostituzione che fa parte della sua storia. All’Inps abbiamo ‘La mia pensione’ che pur essendo incerta è già un’informazione e consente di vedere quello che ci si può aspettare nel futuro”. “L’adesione alla previdenza complementare si può vedere con due lenti avendo un tasso di contribuzione alto”, ha aggiunto. Intanto sul Quotidiano Nazionale si legge in un articolo: “Che gli italiani siano in sonno lo si deduce da un comportamento inusuale per un Paese come il nostro, che fino alla seconda parte del secolo scorso era ai vertici degli indici demografici europei. Una demografia in inverno vuol dire Caporetto per le pensioni, ed è totalmente in contrasto con l’obiettivo conclamato di andare in pensione presto, come facevano gli attuali 70-80 enni andati di media in pensione a 55 anni”.

RIFORMA PENSIONI, GLI EFFETTI DELL’INFLAZIONE

In un articolo su Sanità 24, il supplemento del Sole 24 Ore disponibile online, viene ricordato che “nel corso dell’anno passato, abbiamo assistito a un incremento senza precedenti dell’importo del trattamento minimo, a causa di un’inaspettata inflazione media dell’ 8,1%. Questo aumento ha determinato un conseguente innalzamento delle soglie reddituali per poter beneficiare della pensione di reversibilità al 100% della quota spettante”. Dal 2024, quindi, non si avrebbero tagli alla pensione di reversibilità per redditi fino a 23.345,79 euro l’anno, mentre il taglio sarebbe del 25% per redditi compresi tra 23.345,79 euro e 31.127,72 euro, del 40% per redditi compresi tra 31.127,72 e 38.909,65 euro e del 50% per redditi superiori a 38.909,65 euro.

COSA CAMBIA PER LE PENSIONI DI REVERSIBILITÀ

Claudio Testuzza, autore dell’articolo, ricorda però che la Corte Costituzionale ha stabilito che “in caso di cumulo con ulteriori redditi del beneficiario, la pensione di reversibilità non può essere tagliata di un importo superiore all’ammontare complessivo dei redditi aggiuntivi. Ridurre la pensione oltre la misura dei redditi conseguiti, si tradurrebbe, infatti in un danno per il superstite. È importante ricordare “che i tagli non si applicano se il beneficiario fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre alcuni redditi non vengono presi in considerazione ai fini della valutazione dei limiti di reddito per la decurtazione della pensione di reversibilità. Questi includono i redditi derivanti dalla stessa pensione di reversibilità, la rendita rivalutata della casa di abitazione, il trattamento di fine rapporto e i compensi arretrati soggetti a tassazione separata”.

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