RIFORMA PENSIONI/ La proposta di Rizzetto: 62 anni e mini-riduzione dell’assegno

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Rizzetto fa sapere che è all’esame la sua proposta per flessibilità a 62 anni con mini percentuale di riduzione dell’assegno

Rizzetto
Walter Rizzetto, Fratelli d'Italia (LaPresse)

LA PROPOSTA DI RIZZETTO

Walter Rizzetto in una nota fa sapere che “è in esame la mia proposta di legge che prevede a partire da 62 anni la scelta di uscire dal mondo del lavoro e accedere all’assegno pensionistico con un minimo percentuale di riduzione dell’importo”. Il capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione Lavoro della Camera, come riporta lavocedelpatriota.it, spiega che “in questo modo si consente di anticipare la pensione rispetto a quanto fissato dalla legge Fornero applicando un ragionevole sgravio sulla spesa pensionistica. Inoltre con un emendamento alla Legge di bilancio intendo chiedere una definitiva soluzione all’annosa problematica dei contributi silenti di Enasarco ed eliminare l’obbligo di doppia contribuzione a cui sono tenuti i suoi iscritti, che ad oggi devono versare anche in Inps. Sul tema delle pensioni il governo deve dedicare la massima attenzione per risolvere questioni che da troppo tempo vengono rimandate e restano nel calderone dei nodi da sciogliere. Bisogna rendere effettivo il diritto alla pensione e il conseguente diritto di far valere i contributi previdenziali versati in anni di duro lavoro”.

LA LINEA COTTARELLI SULLE PENSIONI

Con la crisi della natalità e l’inverno demografico sempre più grave, il tema della riforma pensioni è tutt’altro che “lontano”: secondo l’economista e direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani Carlo Cottarelli, la proposta potrebbe vertere verso un’uscita dal lavoro prima per chi fa figli.

«Secondo l’Istat, i nati in Italia nel 2021 scenderanno sotto i 400K. Con pochi figli ci saranno meno lavoratori a produrre ciò che è necessario per gli anziani, obbligando questi a ritardare il pensionamento. Servirebbe un meccanismo premiante: chi fa figli vada in pensione prima», ha scritto lo scorso 4 ottobre sui social lo stesso Cottarelli rispondendo a distanza al Presidente Istat Blangiardo che negli scorsi giorni denunciava l’aggravamento demografico dopo gli ultimi anni di pandemia, «Covid e lockdown? Paura e incertezza dell’ignoto come accadde dopo Chernobyl». (agg. di Niccolò Magnani)

FRANCO: AFFRONTEREMO RIFORMA PENSIONI IN LEGGE DI BILANCIO

Nel corso dell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Def presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato, Daniele Franco ha detto che quella delle misure di riforma pensioni per il post-Quota 100 “è una delle questioni aperte che affronteremo nella legge di bilancio”. Secondo quanto riporta il sito del Secolo d’Italia, il ministro dell’Economia ha spiegato che nella Nadef non si fa cenno alle pensioni perché ”si fa riferimento a qualche possibile utilizzo delle risorse derivante dal gap tra indebitamento netto tendenziale e programmatico ma non è necessariamente una lista esaustiva”. Intanto tecnicadellascuola.it consiglia a chi dovesse andare in pensione d’ufficio nel mondo della scuola di presentare comunque “domanda telematica di pensionamento all’Inps, per evitare possibili ritardi (avvenuti in passato) dell’assegno di pensionamento. L’Inps verrà così informato in tempo della cessazione dello stipendio e della necessità di accreditamento della pensione nei confronti del lavoratore della scuola”. Pensionamento che scatterà a settembre 2022.

GLI AUMENTI DEI CONTRIBUTI PER LE CASSE PROFESSIONALI

In un articolo sul Sole 24 Ore viene fatto il punto sugli aumenti dei contributi per le Casse professionali. In particolare, viene spiegato che “per i medici e odontoiatri, il contributo sulla quota B del reddito professionale netto fino a 103.055 euro è aumentato dal 2020 dal 18,5 al 19,5 per cento”, “il contributo integrativo dei giornalisti è elevato dal 2% al 4%, mentre il contributo soggettivo è elevato al 12% fino ad un reddito di 24mila euro e al 14% per le quote di reddito eccedenti”. Per i veterinari, continua a essere attivo fino al 2033 l’aumento del contributo soggettivo pari allo 0,5% per ogni anno, che per il 2020 è pari quindi al 15,5%. Dall’inizio di quest’anno è scattato un aumento dal 14,5% al 15% del contributo soggettivo sul reddito professionale percepito dagli avvocati. Il quotidiano di Confindustria segnala anche l’aumento dell’aliquota del contributo integrativo da applicare in fattura per diversi professionisti in caso di impieghi il cui committente sia la Pubblica amministrazione.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DAMIANO

In un articolo pubblicato sul Messaggero, Cesare Damiano illustra i passaggi compiuti dalla Commissione tecnica sui lavori gravosi da lui presieduta nell’arrivare a stilare il documento di cui si è tanto parlato nelle scorse settimane. L’ex ministro del Lavoro tiene a precisare che non tutte le attività indicate dalla Commissione entreranno “a far parte della famiglia dell’Ape. Al contrario il Governo, nel confronto con le parti sociali, dovrà fare una proposta di selezione che sarà condizionata dalle risorse che verranno messe a disposizione”. Un aspetto di non poco conto se si considera che circa 4 miliardi di euro dovranno essere stanziati solamente per la rivalutazione delle pensioni. Non sarà una scelta semplice quella che l’esecutivo dovrà compiere nell’ambito della Legge di bilancio.

LA PROPOSTA SULL’APE SOCIAL

In un altro articolo pubblicato su QN Economia & Lavoro, dedicato allo stesso tema, Damiano aggiunge alcune considerazioni finali in tema di riforma pensioni, spiegando che dalla Commissione sono arrivate alcune indicazioni relative all’Ape social: “superare la dimensione sperimentale dell’Ape, che attualmente si rinnova ancora di anno in anno; eliminare l’intervallo di tre mesi tra la fine dell’indennità di disoccupazione e l’accesso all’Ape; abbassare i contributi necessari, che attualmente sono 36 anni, per quanto riguarda, ad esempio, il settore dell’edilizia, portandoli a 30 anni. Questa proposta si basa sul doppio svantaggio che hanno, in particolare, questi lavoratori: svolgono una lavoro pericoloso e gravoso; la loro attività è discontinua e, pur essendo già inseriti nell’Ape, non possono fruirne perché non è facile mettere insieme 36 anni di contributi”.

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