RIFORMA PENSIONI/ Barbagallo: sì ad Ape sociale strutturale e Quota 41

- Lorenzo Torrisi

Dopo l’incontro Governo-Sindacati sulla riforma pensioni, Carmelo Barbagallo ha ricordato le misure principali che andrebbero adottate

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IL PUNTO DI BARBAGALLO

“Ape sociale strutturale, 41 anni di contributi a prescindere dall’età, la pensione per donne e giovani, il rilancio della previdenza complementare, il recupero dell’indicizzazione delle pensioni in essere, con un paniere Istat più adeguato e con una riduzione delle tasse sui pensionati, una legge sulla non autosufficienza”, Secondo Carmelo Barbagallo, “sono questi alcuni capitoli fondamentali da cui bisogna partire per un percorso che vada nella direzione giusta” in tema di riforma pensioni. Il Segretario generale della Uil, dopo l’incontro tra Governo e sindacati ha spiegato che è stato “stabilito un metodo per evitare di dare numeri e fare voli pindarici. Per questo dal Governo, che ha ribadito di voler discutere con noi e trovare una soluzione con noi, non sono arrivate proposte”. Secondo quanto riporta Askanews, per il sindacalista “il sistema pensionistico deve essere più flessibile. C’è un problema di metodo. È importante capire come sono composte e qual è il mandato delle commissioni, in particolare quella per l’individuazione dei lavori usuranti e gravosi”.

LANDINI: VERIFICA POLITICA A MARZO

Parlando al termine dell’incontro tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni, Maurizio Landini ha detto che sono già stati fissati dei nuovi momenti di confronto per il mese di febbraio. “Si partirà con il problema pensioni di garanzia per i giovani, poi le rivalutazioni delle pensioni, poi ci saranno altri 2 incontri su flessibilità in uscita e le pensioni integrative”, ha spiegato il Segretario generale della Cigl secondo quanto riportato da alanews.it. Landini ha anche aggiunti che “questi incontri tecnici avranno una verifica politica a marzo, ci interessa che la direzione sia chiara. Noi non vogliamo arrivare a qualche aggiustamento della Fornero, vogliamo una vera e propria revisione della legge che dia stabilità al sistema nei prossimi anni. Fare la verifica a marzo significare avere chiara la strada da percorrere, per noi è un punto importante perché si avvia un percorso”. Dunque sembra esserci già una road map per il confronto che dovrebbe portare a una nuova riforma complessiva del sistema pensionistico.

LE PAROLE DI NUNZIA CATALFO

Ha preso il via stamattina il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni, con l’obiettivo “di superare la Legge Fornero, al di là delle sperimentazioni come quota 100 che per ora rimangono”, come ha spiegato Nunzia Catalfo. La ministra del Lavoro, stando a quanto riporta Askanews, ha ricordato che saranno insediate tre commissioni. Oltre a quelle sui lavori gravosi e la separazione tra previdenza e assistenza, ce ne sarà un’altra sulla flessibilità in uscita. Il confronto tra Governo e sindacati sulle pensioni, ha aggiunto Catalfo, “durerà un po di mesi” per individuare una “soluzione strutturale” e “per uscire dalla sperimentazione”. L’obiettivo sarebbe quello di impostare un intervento da inserire nella Nadef per poi essere approvata con la Legge di bilancio. Il che vuol dire che occorrerà attendere l’autunno. “Vedremo se partiremo nel 2021 o 2022. Dipende dalle risorse e da come traghettare chi sta in Quota 100 e garantire flessibilità a tutti”, ha detto ancora la ministra.

BOCCIATI EMENDAMENTI PRO-ESODATI

Pd, LeU e Fratelli d’Italia hanno provato a inserire nel decreto milleproroghe degli emendamenti in tema di riforma pensioni per sanare una volta per tutte la vicenda esodati privi di salvaguardia. Tuttavia, come spiega il Comitato 6.000 esodati esclusi in un comunicato stampa, il Governo ha dichiarato inammissibili tali emendamenti. “Agli Esodati era stata promessa la Salvaguardia nel Decreto Dignità 2018, poi nel Milleproroghe 2018, poi nella Legge di Bilancio 2019, poi nel Decretone Pensioni 2019, poi rinviata alla successiva Legge di Bilancio. Con il governo Conte 2 nuovamente, a ottobre 2019, il Ministro Di Maio ha ricordato la nostra questione irrisolta da inserire nella Legge di Bilancio 2020. Ora ci ritroviamo negato il nostro diritto alla pensione anche nel Milleproroghe 2020!”, evidenzia il Comitato, che chiede quindi ai sindacati, che oggi incontreranno l’esecutivo, di battersi per far sì che si arrivi alla riapertura dell’ottava salvaguardia, sanando così un’ingiustizia che continua a perpetrarsi a danno di circa 6.000 famiglie.

RIFORMA PENSIONI, L’INCONTRO GOVERNO-SINDACATI

In tema di riforma pensioni, secondo l’Usb, che prenderà parte all’incontro tra Governo e sindacati di oggi, ci sono alcuni punti irrinunciabili: “La presa d’atto che ogni anno le pensioni portano un gettito fiscale di 56 miliardi e che utilizzando una parte di quelle risorse si può riequilibrare il sistema; che 62 anni costituisce una soglia sufficiente per consentire a tutti di accedere alla pensione, favorendo al contempo la creazione di milioni di posti di lavoro; che il sistema contributivo non garantisce chi vive di lavoro precario, part-time o intermittente. Quanto prenderanno di pensione i giovani rider che hanno appena vinto in Cassazione contro Foodora? Va quindi stabilita una soglia minima di almeno 1000 euro, rivalutabile in base al costo della vita, sotto la quale nessuno deve scendere. Ma anche un tetto massimo: è accettabile che si percepiscano pensioni superiori a 5mila euro mensili?; la detassazione delle pensioni ed il riavvicinamento dell’Italia all’Europa costituisce la misura che può consentire da subito un innalzamento delle pensioni più basse”.

LE PAROLE DI BOERI

Intanto Tito Boeri, intervistato dalla Stampa, ha lanciato una “terza via fra chi propone di cancellare la Legge Fornero e il ricalcolo pienamente contributivo”. Secondo l’ex Presidente dell’Inps, “basterebbe evitare di avvantaggiare chi esce prima rispetto a chi decidesse di attendere: sarebbe una ragionevole scelta di equità oltre che di sostenibilità finanziaria. Si tratterebbe di ridurre la pensione di circa l’1,5 per cento per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni”.

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