Riforma pensioni/ Opzione Tutti: vantaggi, rischi e tagli

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Opzione Tutti: vantaggi e rischi su assegno. Risultati di un’analisi dell’Osservatorio Previdenza della Fondazione di Vittorio e della Cgil nazionale

Inps targa Lapresse1280 640x300
(LaPresse)

PENSIONI OPZIONE TUTTI: RISCHI E VANTAGGI

Secondo l’ultimo calcolo simulato di “Smileconomy” su “Repubblica”, la possibile riforma pensioni di Opzione Tutti potrebbe comportare discreti vantaggi rispetto alla Quota 100, con però anche potenziali rischi e tagli all’assegno previdenziale. Nel 2022 uscire a 63 anni di età – ovvero in anticipo di 4 danni dalla canonica Legge Fornero – comporterebbe, proprio come l’Opzione Donna, un ricalcolo dell’assegno in base ai contributi versati e senza tener conto degli anni retributivi pre-1996 (che alzerebbero inevitabilmente il conto finale). “Rep” fa tre casi potenziali nel 2022, eccoli:

– Lavoratore 1959 con 62 anni e 37 di contributi: intrappolato tra le Quote (100 e 102), con Opzione Tutti uscirebbe subito ma con 934 euro al mese di pensione anziché 1.181 (taglio del 21%)
– Lavoratore 1959 con 63 anni e 35 di contributi: esce subito con Opzione Tutti al 20% in meno di assegno (872 euro anziché 1.094)
– Lavoratore 1959 con 63 anni ma solo 20 anni di contributi: rinuncia al 27% della pensione, incassando 579 euro contro i 794 euro dai 67 anni (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI DELLA CGIL

Un’analisi dell’Osservatorio Previdenza della Fondazione di Vittorio e della Cgil nazionale evidenzia che le misure di riforma pensioni previste nella Legge di bilancio 2022 coinvolgeranno meno di un terzo della platea del 2020. In particolare, “le stime basate su Quota 102, la proroga dell’Ape sociale con l’ampliamento dei gravosi e l’intervento sui disoccupati, dimostrano che saranno solo 32.151 le persone coinvolte da queste misure nel 2022, il 22,6% delle 141.918 domande accolte nel 2020”. Ezio Cigna, responsabile Previdenza pubblica della Cgil nazionale sottolinea che in base all’analisi potranno essere accolte solo 11.674 domande di Ape sociale per lavoro gravoso e solamente 2.013 saranno le donne che potranno perfezionare i requisiti richiesti per Opzione donna.

LE PAROLE DI GHISELLI

Per Roberto Ghiselli “è necessario che il Governo apra un confronto immediatamente e dichiari la disponibilità a migliorare sin da subito le misure previdenziali contenute nel testo della legge di bilancio”. In particolare, secondo il Segretario confederale della Cgil, “vanno aumentate sensibilmente le risorse previste per la previdenza per garantire a tutti coloro che svolgono effettivamente un’attività gravosa di poter accedere alle misure previste. Per questo è indispensabile prevedere l’allargamento della platea dei gravosi, estendendo la misura ai precoci, abbassando anche il requisito contributivo per accedere all’Ape sociale”. “Inoltre, la proroga di Opzione donna rischia di essere una misura inutile, solo per poche donne, motivo per cui occorre abbassare il requisito di età previsto”.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI

© RIPRODUZIONE RISERVATA