RIFORMA PENSIONI/ Conte: non ho rinunciato a Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Giuseppe Conte torna su Quota 100 spiegando che non vi ha rinunciato, ma ha solo detto che non la rinnoverà

proroga stato di emergenza
Giuseppe Conte al Consiglio Europeo (Lapresse)

RIFORMA PENSIONI, CONTE TORNA SU QUOTA 100

Giuseppe Conte è tornato a parlare di Quota 100. Come riporta Radiocor, infatti, il Premier ha detto di non aver “rinunciato” alla misura di riforma pensioni approvata nel 2018, ma di avere “semplicemente annunciato che terminerà nel 2021”. Conte ha anche detto che ovviamente bisognerà trovare “altre formule per gestire un problema che è oggettivo” e che la ministra Catalfo è già al lavoro su questo. Intanto Elsa Fornero, ospite del webinar “Il nuovo welfare” organizzato dal gruppo Caltagirone Editore, ha parlato di riforma pensioni spiegando, come riporta il sito del Messaggero di ritenere difficile che nel 2022 “si possa tornare alla legge che porta il suo nome perché si creerebbe uno scalone di 5 anni per l’uscita dal lavoro”. Secondo l’ex ministra del Lavoro, “si potevano e si dovranno fare interventi mirati alle categorie deboli” e ai lavori usuranti evitando di indicare “numeri magici da brandire nelle piazze a scopo elettorale”, con un chiaro riferimento a Quota 100 e, con tutta probabilità, anche alla Lega.

L’ACCORDO INTESA SANPAOLO-SINDACATI

Intesa Sanpaolo ha siglato con le segreterie nazionali di Fabi, First Cisl, Fisac/Cgil, Uilca e Unisin u accordo sindacale legato all’acquisizione di Ubi Banca per l’uscita volontaria di 5.000 dipendenti in tre anni e l’assunzione di 2.500 persone. Come spiega Repubblica, “l’intesa, tramite il Fondo di solidarietà pagato dalla stessa azienda, dovrebbe garantire mediamente tre anni di prepensionamento a chi ne beneficerà” e avrà l’obiettivo di promuovere il ricambio generazionale con un’assunzione a tempo indeterminato ogni due uscite. Il quotidiano romano spiega anche che “almeno la metà delle assunzioni riguarderà ‘le quattro province di insediamento storico di Ubi (Bergamo, Brescia, Cuneo e Pavia) e il Sud Italia’. Avrà diritto ad aderire chi matura i requisiti entro fine 2026, incluse le cosiddette ‘Quota 100’ e ‘Opzione donna’, oltre a chi, senza rientrarvi, aveva aderito agli accordi di maggio 2019 (Intesa Sanpaolo) e gennaio 2020 (Ubi)”. In caso le domande di adesione superasse quota 5.000 verrà stilata una graduatoria “dando priorità a chi è stato escluso dai vecchi accordi o ai portatori di gravi handicap”.

RIFORMA PENSIONI, LA PROMESSA DI BOMBARDIERI

A Pierpaolo Bombardieri, neo Segretario generale della Uil, in un’intervista a money.it è stato chiesto un pronostico sui risultati cui arriverà il confronto aperto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni. “Vedremo, non abbiamo la sfera di cristallo. Ma faremo sino in fondo la nostra sui tavoli istituzionali e nelle piazze”, ha risposto il sindacalista, che ha anche evidenziato che “al centro delle nostre rivendicazioni sindacali ci sono il lavoro stabile e di qualità, la riforma degli ammortizzatori sociali e del fisco per ridurre le tasse ai lavoratori e ai pensionati, il rinnovo dei contratti pubblici e privati”. Si riaccende intanto il dibattito sul contributo degli immigrati al sistema pensionistico italiano. Ospite di Quarta Repubblica, la trasmissione di Rete 4, il noto psichiatra Alessandro Meluzzi, come riporta il sito di Libero, ha detto che “queste persone non vengono a pagarci le pensioni ma a prendere le pensioni”. In molti ritengono invece che senza gli immigrati sia impossibile rendere sostenibile il sistema pensionistico nel lungo periodo.

AUMENTO PENSIONI DI INVALIDITÀ CON DOMANDA

Da alcuni giorni l’Inps ha fatto chiarezza riguardo l’aumento degli importi delle pensioni di invalidità. E, come si legge sul sito della Nazione, “Coldiretti Epaca Grosseto informa che l’Inps ha fatto finalmente chiarezza riguardo l’aumento delle pensioni di invalidità a favore dei soggetti maggiorenni che adesso, dunque, potranno contare su un assegno mensile di 516,51 euro (prima era di 285,66). L’aumento della pensione di invalidità spetta agli invalidi civili a cui una Commissione sanitaria abbia riconosciuto una inabilità al lavoro permanente pari al 100% con determinati limiti di reddito sia singolo che familiare. L’aumento della pensione di invalidità Inps 2020, quindi, spetta agli invalidi civili totali”. C’è da tenere presente, tuttavia, che “l’aumento non è automatico. È necessario che l’interessato presenti domanda”. Per questo motivo l’Epaca, come altri Caf e patronati, si è attrezzato per dare assistenza a quanti abbiano bisogno di aiuto per redigere correttamente la domanda.

RIFORMA PENSIONI, COSENTINO SU QUOTA 100

Anche Domenico Cosentino è intervenuto sulle parole di Giuseppe Conte riguardo Quota 100. Su Facebook il responsabile previdenziale Confsal comparto privato giudica positivamente la precisazione del Premier, evidenziando che “Quota 100 non è stata né una riforma previdenziale di riferimento al sistema pensionistico italiano, e né tantomeno ha sostituito la ancora attuale/in vigore Legge Fornero, ma è stata pensata come uno dei tanti provvedimenti previdenziali, che ha permesso ad una discreta platea di contribuenti di accedere alla pensione in presenza di determinati e specifici requisiti contributivi e di età. È in ragione di ciò, che i contribuenti italiani sono abbastanza stanchi di assistere a questa “soap opera” su Quota 100, essi, infatti, hanno l’esigenza di una vera, seria e strutturale riforma del nostro sistema previdenziale”.

LA RICHIESTA DI UN CONFRONTO UNICO

Per Cosentino occorre quindi una riforma pensioni “concreta, che perduri nel tempo e non segua la logica del ‘di anno in anno’. Una riforma che distingua e separi la spesa previdenziale da quella assistenziale, che ampli la platea dei lavoratori usuranti, che discuta di flessibilità di uscita, di staffetta generazionale, di previdenza complementare, non tralasciando la necessaria riforma di Opzione Donna”. Dal suo punto di vista è però necessario che Governo, Istituzioni e sindacati si siedano “intorno ad un unico tavolo, affinché non vi siano più disparità tra tavoli di serie ‘A’ e tavoli di serie ‘B’, in modo da poter lavorare sinergicamente ad una strutturale revisione del sistema previdenziale italiano”.

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