Riforma pensioni/ I dati sugli assegni di reversibilità

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, i dati di Eurostat relativi alla spesa per gli assegni di reversibilità. L’Italia è prima in Europa per questa voce

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La sede dell'Inps (LaPresse)

I DATI SULLE PENSIONI DI REVERSIBILITÀ

Come riporta Ansa, “l’Italia è il primo Paese in Europa per la spesa sociale dedicata alle pensioni di reversibilità, e il secondo per quella indirizzata agli anziani. E l’ultimo per la spesa verso l’istruzione. È quanto emerge dai dati Eurostat relativi al 2018”. Val la pena ricordare che più volte in passato si sono rincorse notizie, che non hanno mai avuto riscontri ufficiali, riguardo l’intenzione di varare una riforma pensioni specifica per gli assegni di reversibilità. L’agenzia stampa segnala che in Italia “alle pensioni di reversibilità è andato il 5,4% della spesa sociale complessiva, mentre agli anziani il 27,5%, seconda solo alla Grecia (28,1%). In media l’Ue a 27 spende il 3,3% per la reversibilità e il 22% per gli anziani”. Di contro, “l’Italia è invece in fondo alla classifica per la spesa dedicata all’istruzione: è appena l’8,2%, contro una media Ue del 9,9%. Molto bassa in Italia è anche la spesa sociale per le famiglie: è solo il 2,1% del totale, la più bassa dopo la Grecia (1,8%)”.

BRUNETTA E LA BOCCIATURA UE

In una nota Renato Brunetta commenta “la bocciatura della Commissione europea sugli squilibri macroeconomici eccessivi, in una poco invidiabile lista a tre comprendente anche Cipro e Grecia. A preoccupare è soprattutto l’elevato debito pubblico, che gli ultimi governi non sono riusciti a ridurre”. L’ex ministro evidenzia anche come Bruxelles abbia segnalato che nel nostro Paese “‘la crescita potenziale, sebbene in miglioramento, resta insufficiente ad assicurare una rapida riduzione del debito’. Per questo motivo la Commissione europea ‘continuerà a valutare gli sviluppi e le misure prese nell’ambito del quadro specifico’”. Brunetta cita anche il passaggio relativo alle misure di riforma pensioni: “Poi una accusa più specifica a questo Governo di non aver fatto alcuno progresso sulla spesa pensionistica, per ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia sulla spesa pubblica e creare spazio per altra spesa sociale e pro-crescita, così come nessun progresso è stato fatto per rimuovere gli ostacoli alla concorrenza nel commercio del dettaglio e dei servizi”.

L’ATTESA SUI VITALIZI

Nelle scorse settimane era emerso il timore che la riforma pensioni dei parlamentari potesse essere vanificata dalle decisioni degli stessi organi parlamentari. Lanotizigiornale.it spiega che “il Consiglio di Giurisdizione – costituito da Silvia Covolo (Lega), Stefania Ascari (M5S) e dal presidente Alberto Losacco (Pd) – si riunirà oggi a Montecitorio e potrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, emettere la sentenza (di primo grado, impugnabile al Collegio d’Appello) sui ricorsi contro i tagli alle pensioni degli ex deputati arrivati con la delibera che nel 2018 ne ha disposto il ricalcolo contributivo retroattivo. Stabilendo se il provvedimento che porta la firma proprio del presidente Fico è legittima. O, se saranno i ricorrenti a spuntarla, torneranno i vecchi vitalizi d’oro per tutti”. Ale Senato invece è tutto fermo. “Palazzo Madama, infatti, avrebbe dovuto pronunciarsi lo scorso 20 febbraio. Niente di fatto: decisione rinviata”. Non resta quindi che aspettare novità su questo fronte sia dalla Camera che dal Senato.

LE PAROLE DI NUNZIA CATALFO

Durante un’audizione al Senato, Nunzia Catalfo ha parlato di riforma pensioni, spiegando che presso il ministero del Lavoro verrà compiuta un’analisi e una valutazione “del regime sperimentale di pensionamento anticipato per migliorare la sua potenzialità e portata applicativa”. L’obiettivo resta quello di superare il “quadro normativo derivante dalle rigidità della legge Fornero, mediante il potenziamento degli strumenti che consentono una uscita flessibile dal mondo del lavoro”. In tal senso la ministra del Lavoro ha ricordato che è stato aperto un confronto tra Governo e sindacati proprio con tale obiettivo e che l’avvio delle commissioni su separazione tra assistenza e previdenza sui lavori gravosi contribuirà a dotare il Paese di “una riforma pensionistica strutturale”. Il prossimo appuntamento coi sindacati è fissato per il 13 marzo e Catalfo ha già avuto modo di spiegare nelle scorse settimane che una proposta concreta da parte dell’esecutivo arriverà solo dopo l’estate, in modo che possa essere nel caso tramuta in una o più norme con la Legge di bilancio.

IL PROBLEMA DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

Mentre si discute di riforma pensioni, Elena Siragusa, deputata M5s eletta all’estero, evidenzia che “ci sono migliaia di pensionati italiani residenti all’estero che attendono da oltre venti giorni l’arrivo dell’assegno o del bonifico bancario necessari per poter riscuotere la pensione Inps”. La pentastellata aggiunge che questa situazione “sta colpendo in maniera preminente i lavoratori residenti in Canada: il blocco delle pensioni, dovuto a quanto pare a un problema di aggiornamento degli archivi digitali Inps, sta chiaramente comportando dei gravi disagi a questi lavoratori e alle loro famiglie”. Siragusa trova “confortante che l’Inps sia a conoscenza della problematica e che le sue strutture territoriali si stiano attivando, sulla base delle segnalazioni degli utenti, per garantire una rapida ripresa dei pagamenti. È importante però continuare a monitorare questa situazione, affinché venga garantito a tutti i pensionati italiani residenti all’estero la corretta erogazione della pensione e, dunque, il rispetto di un loro sacrosanto diritto”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DAMIANO

Cesare Damiano condivide quanto ha detto Pasquale Tridico in tema di riforma pensioni durante l’audizione alla Commissione bicamerale di controllo degli enti previdenziali. L’ex ministro del Lavoro evidenzia che “in primo luogo, è vero che il sistema è sostenibile: non è più possibile accollare alla previdenza il costo dell’assistenza e calcolare l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil al lordo delle tasse. In secondo luogo, è giusto individuare la flessibilità come muro portante di un nuovo sistema, mano a mano che ci avviciniamo al contributivo puro, che decollerà all’incirca dopo il 2030”. Il Presidente dell’Inps non si era sbilanciato a indicare un’età anagrafica da cui far partire questa flessibilità, mentre secondo Damiano “sarebbe logico consolidare i 63 anni già previsti per l’Ape sociale, da far valere per tutti i lavoratori che abbiano maturato 35-36 anni di contributi”.

LA PROPOSTA SULLA FLESSIBILITÀ

Inoltre, “coloro che svolgono lavori usuranti o gravosi non devono avere penalizzazioni per l’anticipo pensionistico: penalizzazioni che potrebbero essere previste, invece, per chi svolge un lavoro ‘normale’.” L’ex deputato spiega che “l’entità della penalizzazione potrebbe essere del 2% per ogni anno di anticipo, come indicato nella proposta di legge presentata nel 2013: primi firmatari Cesare Damiano, Pierpaolo Baretta e Marialuisa Gnecchi”. Una proposta che, come abbiamo già detto, è stata criticata da Pietro Ichino, secondo cui una penalizzazione del 2% non sarebbe sufficiente ad assicurare un equilibrio dei conti previdenziali.

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