RIFORMA PENSIONI/ Quota 100, Inps: domande in discesa (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

L’Inps ha comunicato il numero di domande pervenute per accedere a Quota 100, la novità della riforma pensioni varata dal Governo

Quota 100
Quota 100, la riforma delle pensioni

I DATI INPS SU QUOTA 100

L’Inps ha comunicato il numero di domande pervenute per accedere a Quota 100, la novità della riforma pensioni varata dal Governo, alla data del 3 giugno. In tutto si tratta di poco più di 142.000 richieste e, come evidenzia il sito de Il Sole 24 Ore, a maggio sono state solamente 15.000, in netto calo rispetto ai mesi precedenti (a febbraio circa 77.000, a marzo 33.000 e ad aprile 18.000). Nel complesso, la maggior parte delle domande arriva da lavoratori dipendenti e da persone con meno di 63 anni. Il 74% delle domande è stata presentata da uomini. Roma, Milano e Napoli sono le province in cui ci sono state più richieste. Intanto Chiara Gribaudo, deputata del Partito democratico, sulla sua pagina Facebook ha criticato il Governo alla luce degli ultimi dati Istat sulla disoccupazione: “Avevano promesso miracoli, un tasso di sostituzione giovani-anziani di tre volte, ma nonostante i pensionamenti la disoccupazione giovanile è tornata a crescere al 31,4 per cento: Quota 100 non funziona e i giovani rimangono a casa”.

RIFORMA PENSIONI, PRONTA LA PROTESTA DEI GILET BIANCHI

Se sabato scorso i sindacati sono scesi in piazza a Roma per protestare contro la riforma pensioni, venerdì saranno i gilet bianchi a mobilitarsi a Napoli. L’Ansa riporta le parole di Fortunato Sommella, promotore della manifestazione e leader del Partito Pensionati d’Europa, secondo cui “i pensionati continuano ad essere considerati il Bancomat dello Stato. L’effetto della mancata rivalutazione delle pensioni pesa sui cedolini dei pensionati che godono di un trattamento di poco superiore a 1.568 euro lordi mensili: il mancato adeguamento della rivalutazione ha comportato una perdita di 960 euro lordi all’anno. Un vero e proprio salasso!”. I gilet bianchi protesteranno anche contro la sospensione delle prestazioni sanitarie in Campania, “ragion per cui tutti i servizi sanitari erogati dai centri che dovrebbero essere ‘convenzionati’ dovranno essere pagati integralmente. Il fenomeno relativo alla sospensione dell’erogazione delle prestazioni sanitarie è legato ad errori di programmazione della Regione Campania”, aggiunge Sommella.

CONTINUA LA BATTAGLIA DEGLI ESODATI

Continua la battaglia per vedere varata la nona salvaguardia per i circa 6.000 esodati ancora esclusi. Elide Alboni, in un post sulla pagina Facebook del Comitato esodati licenziati e cessati, fa sapere che un’esodata, Santina Di Pietro, a Tivoli è riuscita a incontrare Matteo Salvini e a ricordargli l’importanza di trovare una soluzione per chi ancora si trova senza lavoro e lontano dalla pensione. “Salvini ricorda la problematica (!!! = l’ha scritta nel suo programma elettorale!) e l’ha reindirizzata per competenza al Sottosegretario Claudio Durigon”, scrive Alboni riportando l’esito dell’incontro. A Castelfranco Emilia è stata invece Paola Filippelli, già salvaguardata, a chiedere al vicepremier e ministro dell’Interno, un impegno per quanti sono ancora in attesa di una soluzione. Si spera che ora, dopo tante promesse e parole, sia giunto il momento di passare ai fatti per dare far sì che gli esodati, in attesa da tanto tempo, possano vedere sanata un’ingiustizia subita.

L’IMPORTO MEDIO DELLE PENSIONI DI CITTADINANZA

L’Inps ha diffuso i nuovi dati relativi alle domande presentate per usufruire del reddito di cittadinanza, che al 30 maggio sono arrivate sopra quota 1,2 milioni. Delle poco più di un milione giunte tra marzo e aprile, ne sono state lavorate più di 960.000 e solo 674.000 sono state accolte. Il tasso di rifiuto è stato quindi pari a circa il 26%. Questi dati comprendono anche le domande per le pensioni di cittadinanza. L’importo medio delle domande accolte per il reddito di cittadinanza è pari a 540 euro, mentre per quelle delle pensioni di cittadinanza si arriva a 210 euro. Blitzquotidiano ricorda che ad aprile sono state accolte meno del 50% delle domande presentate, mentre a marzo la percentuale era superiore al 67%. Restano però ancora delle domande da esaminare e quindi il dato è ancora parziale. Le domande pervenute a maggio, quasi 190.000, sono ancora tutte da elaborare. Certamente non mancheranno commenti su questi nuovi dati forniti dall’Inps su una misura che divide ancora l’opinione pubblica e il mondo politico.

RIFORMA PENSIONI, LE MOSSE COSTATE VOTI A M5S

Le mosse di riforme pensioni del Governo possono aver pesato sul risultato elettorale del Movimento 5 Stelle. Lo mette in evidenza Andrea Belleli sul Fatto Quotidiano. “I pensionati in Italia sono circa 16 milioni. Se il loro voto si è distribuito come la media nazionale possiamo stimare che abbiano votato per il M5S il 33% del 70% di loro nel 2018 e il 17% del 55% di loro nel 2019. Il calo per questa categoria ammonterebbe quindi a 2,2 milioni di voti, scrive il Professore di Biochimica, secondo cui “il governo in carica ha penalizzato le pensioni superiori a 2mila euro mensili. Questo non è solo un motivo di risentimento per chi ha visto ledere un diritto acquisito con grandi costi economici; è anche un motivo di preoccupazione per chi, pur non avendo subito danni, si è preoccupato del possibile inasprimento futuro: se oggi non si adeguano le pensioni sopra i 2mila euro, saranno forse a rischio tra un anno quelle sopra i 1.500?”. Dunque alcune misure presentate nel segno dell’equità potrebbero essersi rivelate dei boomerang per i 5 Stelle.

LE CRITICHE A QUOTA 100 E AI TAGLI

Gli interventi di riforma pensioni del Governo continuano a essere al centro del dibattito politico e pubblico. Nicola Zingaretti, Segretario del Partito democratico, ospite ieri di Rtl 102.5, ha ricordato i tagli sugli assegni dei pensionati che hanno fatto sentire il loro effetto proprio in questi giorni. Silvia Cascioli, Segretaria della Cgil di Pesaro Urbino, secondo quanto riportato da flaminiaedintorni.it, ha invece evidenziato che “Quota 100 non dà risposta alle donne, che nella maggior parte dei casi, hanno percorsi lavorativi discontinui e raramente raggiungono i 38 anni di contribuzione a 62 anni di età. Inoltre, la riduzione dei redditi da pensioni è anche dovuto agli effetti peggiorativi del sistema di calcolo contributivo che anche per i sistemi totalmente retributivi, è operativo dal 2012”. Francesco Boccia, deputato del Pd, preferisce far notare, in un post su Facebook, che le difficoltà che ci potranno essere per i titoli italiani sul mercato del debito pubblico finiranno per far mancare le risorse necessarie a pagare “servizi, stipendi pubblici e pensioni”.

RIFORMA PENSIONI, I CONTI DI GALASSO

In un intervento pubblicato su Lavoce.info, Vincenzo Galasso esamina i dati Inps relativi alle domande presentate per accedere a Quota 100, la novità di riforma pensioni. Dati che “ci consentono di ottenere una fotografia degli aspiranti ‘quotisti’ che hanno fatto domanda, da confrontare con la platea di chi poteva accedere a quota 100. Tre domande su quattro provengono da uomini. L’80 per cento dei richiedenti ha meno di 65 anni, il 35 per cento meno di 63. Le domande provengono da tutte le gestioni: per un terzo da lavoratori dipendenti nel settore privato, per un terzo da lavoratori del settore pubblico e per un terzo da ‘altro’ (commercianti, artigiani, fondi speciali). Anche la provenienza geografica è bilanciata. Dalle grandi regioni del Sud (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) arriva il 30 per cento delle domande di quota 100. La stessa proporzione proveniente dalle grandi regioni del Nord (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto). Tuttavia, se si considera la platea degli aventi diritto, l’adesione è più elevata al Sud”.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI SULLE DOMANDE PER QUOTA 100

Il Professore di Economia politica evidenzia quindi che “dall’analisi delle prime 130 mila domande, quota 100 si conferma una riforma pensionistica che favorisce un gruppo selezionato di lavoratori: pubblici e privati, al Nord e al Sud, ma quasi esclusivamente uomini e con meno di 65 anni. Era proprio necessario spendere 22 miliardi di euro in tre anni, e oltre 45 in dieci, e lasciare alle generazioni future 37,6 miliardi di euro di debito implicito pensionistico in più per una misura temporanea che manda anticipatamente in pensione – quasi senza penalizzazioni – un gruppetto di fortunati sessantenni?”.

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