RIFORMA PENSIONI/ Il pressing per aumentare il potere d’acquisto degli assegni

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, sono sempre più pressanti le richieste per fare in modo che gli assegni dei pensionati siano di importo più elevato

patrimoniale
(Pixabay)

IL PRESSING PER AUMENTARE IL POTERE D’ACQUISTO DELLE PENSIONI

Dall’Anp-Cia di Rovigo arriva una sollecitazione per aumentare la quattordicesima visto che, come spiega il Presidente Attilio Pezzolato, “i pensionati, titolari di pensione diretta o indiretta (tranne chi percepisce l’assegno di invalidità), in questo ultimo anno e mezzo sono stati esclusi da qualsiasi beneficio. La pensione di cittadinanza non ha risolto il problema degli assegni bassi”. Come riporta investireoggi.it, anche dalla Coldiretti Federpensionati arriva la richiesta di una misura di riforma pensioni per aumentare il potere di acquisto delle pensioni, in particolare rivedendo “il meccanismo di rivalutazione annuale calcolata dall’Istat”. Inoltre, sarebbe urgente “colmare il gap in termini di tassazione ai danni dei pensionati”. Intanto, come segnala informazionefiscale.it, entro il 31 luglio i giornalisti, pubblicisti o professionisti, iscritti alla gestione separata, dovranno versare i contributi minimi Inpgi 2021, senza dimenticare che “per i giornalisti con un’anzianità di iscrizione all’Ordine professionale fino a cinque anni, il contributo minimo è ridotto al 50 per cento”.

RIZZETTO, APPELLO AL GOVERO SULL’INPGI

Nell’ultimo question time alla Camera sullo stato dell’Inpgi, il deputato di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto lancia un appello al Governo per sistemare al più presto il nodo delle pensioni dei giornalisti: «Sono anni che è ben noto lo stato di grave crisi della cassa previdenziale dei giornalisti. Chiediamo urgenti e concrete iniziative per riparare al tracollo finanziario che minaccia l’adempimento delle prestazioni previdenziali presenti e future degli iscritti». Per Rizzetto, capogruppo FdI in commissione Lavoro alla Camera, si tratta al più presto di trovare una riforma che possa «tutelare dei lavoratori che, tra l’altro, svolgono un servizio essenziale per la comunità e che stanno vivendo con estrema ansia le sorti dell’Inpgi a cui versano i contributi previdenziali. Non accetteremo soluzioni parziali e inadeguate». È necessario infine, conclude il deputato di Fratelli d’Italia, «un’assunzione di responsabilità per risolvere una questione grave che richiede un immediato interessamento del governo Draghi». (agg. di Niccolò Magnani)

L’IMPORTANZA DEL RICAMBIO GENERAZIONALE

Lo Spi-Cgil di Alessandria ha portato la propria solidarietà ai lavoratori della Cerutti di Casale Monferrato in presidio permanente. Come riporta alessandrianews.ilpiccolo.net, la Segretaria generale provinciale Antonella Albanese ha voluto ricordare che “un sindacato pensionati non si occupa solo di pensioni”. Questo perché “tutto il sistema economico è collegato. I ‘neet’ (i ragazzi che non cercano lavoro né studiano) sono un problema per le famiglie che spesso sono supportate economicamente dai più anziani. E senza un ricambio generazionale la catena contributiva delle pensioni potrebbe diventare un problema”. La sindacalista ha anche sottolineato che “tutelare gli anziani vuol dire costruire un futuro migliore per le generazioni che verranno. E il mondo post pandemia è ancora molto da scrivere. Ci stiamo battendo per un nuovo paradigma sanitario, più territoriale. Terminata l’emergenza vogliamo parlare con la politica, l’Inps e l’Asl di un nuovo modello per migliorare le attività ambulatoriali, la medicina domiciliare, le Rsa. E ragionare sulle nuove povertà”.

LE PAROLE DI AIRAUDO

Come spiega La Stampa, ieri a Torino si è tenuto il Mirafiori Day organizzato dalla Fiom-Cgil in corso Tazzoli. “A Mirafiori la situazione in questi anni è diventata insostenibile. Sono 14 anni consecutivi che i lavoratori di Mirafiori e poi quelli della Maserati successivamente, fanno cassa integrazione. I lavoratori non vogliono fare i cassaintegrati di professione. Ci siamo stufati, vogliamo tornare a essere operai, perché il nostro lavoro è quello di assemblare le macchine”, sono state le parole di Edi Lazzi, Segretario generale della Fiom Torino. Alla manifestazione ha preso parte anche il Segretario generale della Fiom Piemonte Giorgio Airaudo, secondo cui “la principale preoccupazione dei lavoratori dello stabilimento di Mirafiori riguarda il loro futuro e l’aspettativa rispetto alle pensioni”. È ovvio infatti che vi siano dipendenti in età avanzata che, non avendo certezze sul loro futuro lavorativo, non ne hanno nemmeno per quello pensionistico. Una richiesta sindacale, condivisa anche dalle istituzioni locali, è quella di realizzare una gigafactory di Stellantis a Mirafiori.

RIFORMA PENSIONI, I DATI SULLA VITA LAVORATIVA

In un articolo pubblicato su truenumbers.it viene spiegato che “la nostra vita lavorativa dura meno degli altri Paesi d’Europa. Se associamo questo dato ad una durata media della vita, in questo caso biologica, tra le più alte al mondo scopriamo quanto il nostro sistema pensionistico si basi su un equilibrio molto fragile”. Stando ai dati Eurostat, infatti, “risulta che noi italiani lavoriamo mediamente per 31,2 anni”. Tale dato corrisponde alla “aspettativa della vita lavorativa di un 15enne. Che nel caso degli italiani ha raggiunto un massimo di 32 anni nel 2019, al culmine di un incremento che ha portato gli anni lavorati a crescere di circa 3,5 in 19 anni. Un aumento che era stato particolarmente importante per le donne, per cui erano passati da 21,9 a 27,3 anni”.

L’IMPORTANZA DELL’OCCUPAZIONE FEMMINILE

Questo a causa principalmente delle misure di riforma delle pensioni. Tuttavia, “nel 2020 per la crisi legata alla pandemia di Covid, però, la vita lavorativa media attesa è scesa a 35,7 e 26,4 anni rispettivamente per gli italiani e le italiane, allontanandoci ancora di più alla media europea, che è invece di 38 e 33,2”. All’estero “i miglioramenti più degni di nota sono stati a Malta, in Ungheria, in Estonia. Non a caso economie con tassi di crescita più elevati in cui è aumentata l’occupazione, sia maschile che femminile. Ed è proprio su quest’ultima che il nostro Paese potrà puntare per ridurre il gap con il resto d’Europa. È stato solo tra le donne che il numero di anni in cui gli italiani (o le italiane in questo caso) stanno al lavoro è cresciuto in passato in modo tale da avvicinarsi alla media Ue. Ed è tra loro che i margini di recupero appaiono più ampi, considerando che oggi lavora solo la metà delle donne in Italia”.

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