RIFORMA PENSIONI/ Brambilla: “giovani penalizzati, ingiusta uscita a 71 anni”

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, l’allarme di Alberto Brambilla sui giovani: “rischio uscita a 71 anni, sono penalizzati da pensioni ingiuste”

Alberto Brambilla
Alberto Brambilla, Itinerari Previdenziali (LaPresse)

BRAMBILLA: “PENSIONI INGIUSTE PER I GIOVANI”

A 26 anni dall’introduzione della riforma pensioni che ha introdotto il calcolo contributivo (legge Dini-Treu), l’economista ed esperto previdenziale Alberto Brambilla sul Corriere della Sera denuncia la situazione dei giovani in merito alle pensioni del futuro: «diviene indispensabile equiparare la condizione dei contributivi puri che la riforma Fornero ha molto svantaggiato con quella degli altri lavoratori eliminando i vincoli di accesso alla pensione pari a 2,8 volte il minimo per la vecchiaia anticipata e 1,5 volte il minimo per la vecchiaia con il rischio di aumentare da 67 anni a 71 anni l’età di pensionamento». Non solo, sottolinea Brambilla, considerando il fatto che il metodo contributivo ad oggi non contempla una integrazione al trattamento minimo di cui oggi beneficiano circa il 25% dei pensionati, per motivi di equità intergenerazionale e considerato che è proprio con i contributi di questi lavoratori che si pagano le pensioni attuali, prevedere anche per i giovani «contributivi puri», l’integrazione al minimo su valori pari all’integrazione al minimo o alla maggiorazione sociale (tra 517 e 654 € mese) e calcolati maggiorando la pensione a calcolo in base al numero di anni lavorati». (agg. di Niccolò Magnani)

LE RICHIESTE DI ANP-CIA ROVIGO

Con l’arrivo della quattordicesima a luglio lavoratori e pensionati hanno ricevuto una “boccata” d’ossigeno necessaria dopo la crisi generata da pandemia e lockdown, ma ovviamente non basta per invertire la rotta di una forte problematica economica e sociale scaturita dalla stessa emergenza Covid-19: a reclamare un intervento diretto dello Stato, nei mesi decisivi della riforma pensioni e delle novità che arriveranno con il PNRR, è l’Associazione Nazionale Pensionati Cia (Confederazione Italiana Agricoltori). Nella propria sezione di Rovigo, l’Anp-Cia a commento della circolare Inps 24 giugno sulla quattordicesima (spettante a circa 21mila pensionati agricoltori nella provincia veneta) spiega in una nota: «Nonostante la buona notizia, si tratta di risorse del tutto insufficienti per far fronte alle più elementari esigenze della vita quotidiana», sottolinea il presidente Attilio Pezzolato, «l’istituzione della quattordicesima fu motivata da ragioni emergenziali: dare sollievo alle categorie che, più di altre, avevano sofferto il peso della crisi economica. Ma l’emergenza sociale è ancora in atto, per di più acuita da un anno e mezzo di pandemia». Serve aumentare la quattordicesima secondo l’Anp-Cia, ma non solo: «Insistiamo affinché la quattordicesima sia estesa fino a tre volte il trattamento minimo (1.520 euro al mese) e i minimi di pensione siano portati, almeno, a quanto previsto dalla Carta Sociale Europea (40% del reddito medio nazionale, cioè almeno 780 euro). “Per queste ragioni – conclude – per sollecitare nuovi e adeguati interventi, anche perché i pensionati, in quanto titolari di pensione diretta o indiretta (ad eccezione dell’assegno di invalidità), sono stati esclusi da ogni beneficio in questo ultimo anno e mezzo; e la pensione di cittadinanza non ha, purtroppo, risolto il problema degli assegni bassi». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE RICHIESTE DI FEDERPENSIONATI-COLDIRETTI

Come spiega sassarinotizie.it, “‘adeguare i trattamenti minimi di pensione al 40 per cento del reddito medio nazionale’ è una delle richieste che arriva da Coldiretti Federpensionati che ha stilato un vedemecum per il dopo pandemia riassunto in tre punti: salute, servizi di assistenza e disabilità; invecchiamento attivo e inclusione; reddito e potere di acquisto”. “Negli ultimi anni le pensioni si sono impoverite per questo è necessario adeguare i trattamenti minimi di pensione al 40 per cento del reddito medio nazionale; riformare il meccanismo di rivalutazione annuale calcolata dall’ISTAT e colmare lo svantaggio in fatto di tassazione ai danni dei pensionati”, aggiunge Federpensionati Coldiretti facendo quindi capire la necessità di una misura di riforma pensioni che vada in questa direzione.

LE PAROLE DI GANGA E MODENA

Ignazio Ganga, Segretario confederale della Cisl, interpellato da pensionipertutti.it rivela che “nella Commissione di analisi sulla spesa previdenziale e assistenziale il lavoro sta proseguendo con intensità ma stiamo incontrando diversi ostacoli fra le posizioni in campo per arrivare ad una chiara separazione tra previdenza e assistenza dove la prima per noi dovrebbe essere intesa come la voce collegata ai contributi. Quello che è certo è che per la Cisl l’intervento per rendere il sistema pensionistico più equo rimane centrale e continueremo a vigilare e ad intervenire in ogni contesto possibile per tutelare i lavoratori e i pensionati”. Intanto, come riporta primapaginanews.it, la Senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena sollecita un intervento del Governo per tutelare le pensioni dei giornalisti vista la difficile situazione dell’Inpgi.

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