Riforma pensioni/ Ultime notizie. Incontro Governo-sindacati sul post-Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Lunedì si terrà un nuovo incontro tra Governo e sindacati in cui si parlerà anche di riforma pensioni con riguardo al post-Quota 100

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NUOVO INCONTRO GOVERNO-SINDACATI

Lunedì presso il ministero del Lavoro si terrà un nuovo incontro tra Governo e sindacati in cui, come spiega Il Sole 24 Ore, si parlerà anche di riforma pensioni con riguardo al post-Quota 100. Intanto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, secondo quanto riporta Adnkronos, ha spiegato che “Quota 100 non è stata sicuramente una misura ottimale. Andrà ad esaurimento. Questa misura ha un costo consistente e le risorse andavano spese in un modo diverso. Abbiamo deciso di lasciare così come è per non creare un clima di ansia e incertezza, e quindi l’abbiamo lasciata lì anziché eliminarla”. Sulla sua pagina Facebook, Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera, ha ricordato che nella Legge di bilancio è prevista la proroga di Opzione donna: “Significa che le lavoratrici pubbliche e private potranno andare in pensione anticipatamente nel 2020. Per il MoVimento 5 Stelle era urgente intervenire sulla Legge Fornero che ha così tanto penalizzato le donne”, ha evidenziato la deputata pentastellata.

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DAMIANO E QUOTA 99

Cesare Damiano ribadisce che a suo modo di vedere Quota 100 va mantenuta fino alla sua naturale scadenza, anche se non si può parlare di una riforma pensioni che ha cambiato la Legge Fornero. Per l’ex ministro del Lavoro, “si è solo limitato temporaneamente il danno”. Intervistato da Tiscali News, l’ex deputato del Pd spiega che occorre già pensare al 2022 e “lavorare a una prospettiva che insieme ad altri avevo indicato già nel 2013, depositando una proposta di legge per istituire in modo strutturale un principio di flessibilità in tema pensionistico”. In particolare, si potrebbe già immaginare “un principio strutturale di uscita a partire dai 63 anni con almeno 35 anni di contributi. Senza escludere la possibilità di portare la contribuzione richiesta a 36 anni. Un meccanismo di questo tipo consentirebbe davvero una flessibilità basata su una quota”. Damiano evidenzia che si potrebbe stabilire, per esempio, “che uno possa accedere alla pensione con 63 anni e 36 di contributi, oppure con 64 e 35. Insomma, anziché parlare di Quota 100 potremmo parlare di Quota 99, ma che sia davvero una quota che consenta un gioco sia sull’età che sui contributi”.

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LA POSIZIONE DELLA CISAL

Si è chiuso il Consiglio nazionale della Cisal, che in una nota evidenzia come sia “stata la relazione del Segretario Generale, Francesco Cavallaro, ad illustrare la linea della Cisal sui temi caldi inseriti nella finanziaria 2020”. Per quanto riguarda la riforma pensioni, “la Cisal ribadisce l’esigenza di mantenere la normativa relativa alla ‘Quota 100’. Ritiene tuttavia che la stessa debba servire ad avviare un circuito occupazionale. Si propone pertanto che l’attuale legge già emendata, introducendo, per Enti ed imprese, una percentuale obbligatoria di nuove assunzioni in caso di pensionamenti di lavoratori in ‘quota 100’. La Cisal ribadisce inoltre che eventuali ulteriori interventi normativi in materia previdenziale dovranno essere tesi alla sostanziale cancellazione delle inique riforme Dini e Fornero che penalizzano in misura inaccettabile le pensioni e che rischiano di produrre una generazione di anziani che confinata in regime di povertà”. Indicazioni che sono state inserite in una mozione finale “che farà parte di un documento/report inviato al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte”.

QUOTA 100 E IL COINVOLGIMENTO DEI COMUNI

In un intervento sull’Huffington Post, Guido Castelli evidenzia che nella Legge di bilancio non sembra esserci attenzione per i Comuni. Eppure, sottolinea il Presidente Ifel-Fondazione Anci, questi enti locali sono stati coinvolti dalla riforma pensioni con Quota 100 e dal reddito di cittadinanza. Nel secondo caso, per via del coinvolgimento dei dei percettori ai “progetti utili alla comunità” (Puc) “che è compito dei Comuni predisporre sotto forma di contributo del lavoro socialmente utile”. Per quanto riguarda Quota 100, invece, il “coinvolgimento” è indiretto, dato che a causa della misura previdenziale “i Comuni hanno subito un colpo ulteriore al loro organico, già fiaccato dal blocco del turn over. Risultato: Sempre meno risorse umane, sempre meno competenze attive negli uffici, sempre maggiori difficoltà nell’allestire i Puc, e molto altro ancora”. Per Castelli, comunque vadano le cose con la manovra e con il destino del Governo Conte-2, “senza una riforma della finanza locale, sarebbe un’altra legislatura che trasforma la Carta costituzionale in carta straccia”.

LA RICERCA DEL CONSENSO

In un intervento su L’Opinione delle Libertà, Claudio Romiti, nell’esprimere apprezzamento per l’operazione culturale di Arturo Diaconale tesa a “ricompattare” la destra liberale, evidenzia come “il grande ostacolo che nelle moderne democrazie incontra chiunque voglia rifarsi alle idee del grande Luigi Einaudi e a quelle di tanti altri illustri pensatori liberali si chiama ‘ricerca del consenso’. Una ricerca del consenso che, soprattutto in Italia, ha spinto le forze politiche a farsi la concorrenza essenzialmente a colpi di spesa pubblica, scaricando sulle spalle delle future generazioni il peso di un debito mostruoso”. Dunque una ricerca del consenso che passa anche dagli interventi di riforma pensioni. Romiti parla infatti di “propensione a cercare di comprarsi legalmente il consenso attraverso la promessa di sempre nuovi benefici da distribuire a pioggia, vuoi sotto forma di trasferimenti diretti, come bonus, sussidi di cittadinanza o pensioni anticipate, e vuoi come tagli della fiscalità da realizzare in disavanzo, promettendo di rientrare attraverso chimerici moltiplicatori d’Egitto”.

RIFORMA PENSIONI, I DATI DELLA PACE CONTRIBUTIVA

Se la riforma pensioni con Quota 100 non ha avuto quel grande successo che ci si aspettava, tanto che si sono avuti dei risparmi rispetto alle risorse stanziate e che si è pensato di cancellarla, la pace contributiva pare essere invece stata molto apprezzata dagli italiani. Il Sole 24 Ore cita alcuni dati che ha potuto visionare, secondo cui “a metà ottobre le domande di riscatto di periodi non coperti da versamenti sono state poco più di 3.500, un dato in linea con le stime annue della relazione tecnica al decreto 4/2019. La maggioranza delle domande viene dal settore privato e solo 437 da iscritti alla gestione pubblica”. Particolarmente apprezzato, come già era emerso nelle scorse settimana, è stato il riscatto agevolato della laurea, per cui sono arrivate più di 25.000 richieste, di cui 20.890 dal settore privato.

LA SCADENZA DEL 2021

Il quotidiano di Confindustria ricorda che anche queste misure, come Quota 100, sono sperimentali e della durata di tre anni. Quindi dureranno fino alla fine del 2021. Non è ovviamente chiaro se verranno in qualche modo rinnovate. Certo è che con la pace contributiva è possibile recuperare fino a cinque anni di mancati versamenti a partire dal 1996 e per diversi lavoratori, come si vede dal numero di domande, questo significa avvicinare il traguardo pensionistico, considerando oltretutto che il costo del riscatto può essere versato anche con rate mensili, fino al numero massimo di 120, purché non inferiori a 30 euro. La spesa sostenuta, poi, è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50%.

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