RIFORMA PENSIONI/ La critica alle parole di Tridico su Quota 100

- Lorenzo Torrisi

In un articolo pubblicato su money.it vengono criticate le recenti dichiarazioni di Pasquale Tridico in tema di riforma pensioni e Quota 100

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Pasquale Tridico, presidente Inps (Lapresse)

LA REPLICA A TRIDICO SU QUOTA 100

In un articolo pubblicato su money.it vengono criticate le recenti dichiarazioni di Pasquale Tridico in tema di riforma pensioni. Viene infatti spiegato che è vero che non c’è il deserto dopo Quota 100, come sostiene il Presidente dell’Inps, “ma allo stesso tempo non si può pensare che da sole queste misure siano sufficienti per sopperire al problema che si verrà a creare dal prossimo 1° gennaio, quando molte persone rischiano di essere svantaggiate e di dover andare in pensione con cinque anni di ritardo. Non ci sono, quindi, alternative valide a Quota 100, in quanto quelle a disposizione di tutti – e quindi non solo a determinate categorie di persone – prevedono comunque un’età anagrafica molto più elevata o comunque più anni di contributi. Semmai una riforma non ci sarà non è perché le misure esistenti sono sufficienti per sopperire all’addio di Quota 100, quanto più per la carenza di risorse e per la poca volontà politica nel farlo”. Vedremo se il nodo delle risorse diventerà effettivamente un ostacolo insormontabile.

QUOTA 41 E LICENZIAMENTI

Da domani 1 luglio il Governo eliminerà il blocco dei licenziamenti rimasto ininterrotto dall’inizio della pandemia Covid-19 a febbraio 2020: sul fronte pensioni, interviene il portale Pmi.it a fare chiarezza su possibili situazioni che potrebbero generarsi in alcuni dipendenti che nelle prossime settimane dovessero, loro malgrado, perdere il lavoro. In attesa di una riforma strutturale e solida del comparto pensioni, le problematiche potrebbero sorgere come nel caso in questione avanzato da un utente a Pmi.it: «lavoratore precoce e percepisco una piccola pensione di invalidità INAIL (pari al 16%, che non credo faccia parte dell’AOI dell’INPS) per un incidente stradale in itinere: se l’azienda dovesse lasciarmi a casa – con licenziamento collettivo e risoluzione consensuale (legge 604 del 56) – potrei comunque beneficiare della Quota 41 riservata ai Precoci, una volta che avrò raggiunto i requisiti (dopo la NASpI ed i tre mesi da disoccupazione)?». La replica e il chiarimento conferma le istanze dell’utente, assimilabili a quelle di altri lavoratori anche in altri comparti “gravosi”: «compatibile con la pensione anticipata dei lavoratori precoci, che si raggiunge con 41 anni di contributi, di cui  12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni di età». Le categorie comprese nella riforma di Quota 41 vedono anche i disoccupati che abbiano perso involontariamente il lavoro e abbiano terminato da almeno 3 mesi di percepire il sussidio di disoccupazione NASpI. (agg. di Niccolò Magnani)

GLI EFFETTI DEI PENSIONAMENTI SULLA SANITÀ

Si è spesso parlato nei mesi scorsi dell’effetto della misura di riforma pensioni nota come Quota 100 sulla sanità e oggi arrivano due notizie che confermano come in generale vi possano essere dei problemi per molto cittadini a causa del pensionamento di medici e infermieri in assenza di un adeguato turnover. Brescia Oggi, da un lato, segnala che a Comezzano Cizzago resterà senza medici di base, anche per via del trasferimento di uno di due supplenti che avevano sostituito il precedente medico andato in quiescenza. A Montebelluna, dall’altro lato, come spiega La Tribuna di Treviso, c’è carenza di primari all’ospedale. Il problema in entrambi i casi non appare semplice da affrontare in tempi brevissimi, ma di certo rischia di creare disagi, specie nel primo caso, durante un periodo in cui tra l’estate e la coda del Covid, le vaccinazioni per il quale ancora sono in corso, ai cittadini più anziani. Non resta che attendere che i provvedimenti annunciati dalle autorità preposte vengano adottati risolvendo le problematiche, si spera nel più breve tempo possibile.

LA RICHIESTA SINDACALE ANCORA VALIDA

Con l’accordo raggiunto ieri sullo sblocco dei licenziamenti, i sindacati possono dire di aver raggiunto almeno uno degli obiettivi per cui si erano mobilitati sabato scorso, anche se non è arrivata la soluzione richiesta. Come viene ricordato da viverefermo.it, restano ancora vive alcune istanze unitarie, tra cui, come ha spiegato la locale Cgil a valle della mobilitazione, “la riforma degli ammortizzatori sociali, un unico strumento che garantisca a tutte e tutti le stesse tutele a prescindere dalla tipologia di contratto e dimensione aziendale; la riforma del fisco, che abbia le caratteristiche di progressività ed equità previste dalla Costituzione, che riduca il carico fiscale sui redditi da lavoro e pensioni; la riforma della previdenza, che consenta di andare in pensione a 62 anni o con 41 anni di contributi senza limiti di età”. Non sarà facile ottenere quanto richiesto e servirà probabilmente una trattativa serrata con l’esecutivo, specialmente per quel che riguarda il tema della riforma delle pensioni.

RIFORMA PENSIONI, IL VANTAGGIO DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

In un approfondimento dedicato alla previdenza complementare pubblicato su L’esperto risponde, l’inserto del Sole 24 Ore, viene ricordato che “il Tfr optato verso la previdenza complementare, oltre a produrre rendimenti finora dimostratisi mediamente più alti della rivalutazione del Tfr, viene tassato nella misura massima del 15% a differenza del Tfr inoptato, che è soggetto a tassazione separata nella misura minima del 23%. Va infine considerato che l’iscritto a un fondo pensione può proseguire negli accantonamenti contributivi anche oltre il pensionamento, continuando a fruire della deduzione fiscale nel limite stabilito dalla legge, e rinviando la percezione della prestazione a tempi successivi, quando la pensione del regime obbligatorio comincerà a ridurre il suo potere d’acquisto”.

GLI INCENTIVI NECESSARI

Viene quindi evidenziato che “la previdenza complementare è necessaria soprattutto per le giovani generazioni, per le quali si prevedono tassi di sostituzione modesti. In questo senso occorre accantonare risparmio previdenziale fin dall’età giovanile nella consapevolezza che la previdenza viene dal verbo prevedere: prevedere che in un lontano futuro, quando si compirà l’età pensionabile, il reddito da lavoro dovrà essere sostituito da altre fonti, e quindi è necessario costruirsi anche una seconda pensione, perché, come accennato, occorre pensare alla pensione non più come ad un “qualcosa di dovuto”, ma come a “qualcosa da costruire giorno per giorno”. Anche per questo occorrerebbero forse incentivi all’iscrizione alla previdenza complementare tra le misure di riforma pensioni.

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