RIFORMA PENSIONI/ La carta in mano a Draghi per la Legge di bilancio

- Mauro Marino

Si stanno susseguendo molte proposte di intervento in tema di riforma delle pensioni. Quel che conta, però, è quello che ha in mente il Premier Draghi

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Lapresse

RIFORMA PENSIONI, TUTTE LE PROPOSTE SUI TAVOLI

Troppe! Sono decisamente troppe le proposte di riforma delle pensioni, le ipotesi, le illazioni, le dichiarazioni, le notizie che nel corso di questa calda estate sono comparse, e talvolta scomparse, in relazione alla nuova legge previdenziale che sarà varata a decorrere dal 1° gennaio 2022.

Un’estate e ora un autunno caratterizzati oltre che dalla questione vaccini, green pass, tamponi anche da una marea di proposte per superare la contestatissima “quota 100” e l’ormai famosissimo “scalone” di cinque anni da 62 a 67 anni d’età che, ormai lo sanno anche i muri, si formerebbe in una sola notte dal 31/12/2021 al 1/1/2022.

Ne abbiamo sentite di ogni, dalla proposta dei sindacati confederali, probabilmente la più organica e strutturata, che parla di una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età o il pensionamento con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura e delle donne, l’offerta di una prospettiva previdenziale anche ai più giovani attraverso l’introduzione di una pensione di garanzia, la tutela del potere d’acquisto dei pensionati e il rilancio della previdenza complementare, a quella dell’attuale Presidente dell’Inps Tridico che, probabilmente in cerca di visibilità, propone un accesso al pensionamento a 63 anni di età calcolando l’assegno col sistema contributivo e poi al raggiungimento dei 67 anni si otterrebbe anche la parte di assegno calcolata col retributivo e che adesso, addirittura, propone per chi ha cominciato a lavorare dopo l’anno 1996 il riscatto gratuito della laurea, con buona pace di chi ha già pagato o sta pagando da anni, a quella dell’ex Presidente Inps Boeri che anche lui si è sentito in dovere di fare una sua proposta, peraltro vecchia di anni, di un pensionamento a 63 anni, considerato da molti il numero perfetto per l’accesso al pensionamento, e una penalizzazione dell’1,5% per ogni anni in anticipo rispetto ai 67 anni.

Ma poi abbiamo sentito parlare di Quota 102 (38 anni di contributi sommati a 64 anni di età) oppure una quota sempre di 100 (36 anni di contributi sommati a 64 anni di età calcolati però integralmente col sistema contributivo), di un fondo ministeriale di durata triennale dall’anno 2022 all’anno 2024 con sistema anche questo a quote 101 o 102 che non gravassero sulle casse esangui dell’Inps fino a che il lavoratore non raggiungesse l’età effettiva utile alla pensione e per finire le stucchevoli dichiarazioni di Matteo Salvini che rivendica il successo di Quota 100 e ne propone il rinnovo a scapito dell’eliminazione del Reddito di cittadinanza con alzate di scudi da parte del M5S.

RIFORMA PENSIONI, IL PARERE DELLA COMMISSIONE SUI LAVORI GRAVOSI

In più sono filtrate le prime conclusioni cui sarebbe giunta la Commissione tecnica sui lavori gravosi e usuranti presieduta da Cesare Damiano che avrebbe portato da 65 a oltre 200 l’elenco delle professioni cosiddette gravose e usuranti che immediatamente hanno fatto scaturire proteste da parte di quelle professioni che si ritengono ingiustamente escluse a favore di altre.

Come si vede una matassa difficile da scogliere soprattutto in pochissimo tempo. Infatti, dopo la presentazione della Nadef, in leggero ritardo sulla tabella di marcia, bisogna entro il 15 ottobre mandare la Legge di bilancio alla Commissione europea per il via libera ed entro il 20 ottobre presentare la manovra stessa alle Camere. Finalmente, è proprio il caso di dirlo, si saprà che orientamento, anche alla luce dei fondi a disposizione, avrà il Governo che finora è stato silente sull’argomento.

Il potentissimo Draghi, comunque, ormai assurto a leader dell’Ue, sembra perfettamente a suo agio nella sua posizione e in grado di gestire il problema in tutta tranquillità, ben sapendo che i partiti tutti, per motivi vari, non sono in grado di esercitare su di lui quelle pressioni per far modifiche al piano che lui ha in testa e che ha concordato con i vertici dell’Ue.

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