RIFORMA PENSIONI/ LeU appoggia la proposta dei sindacati, Marattin è contro

- Lorenzo Torrisi

La proposta di riforma pensioni avanzata dai sindacati non convince la maggioranza di Governo, salvo che Leu. Le parole di Fassina e Fratoianni

Pensioni_Fornero_Cartello_Lapresse
Lapresse

LEU APPOGGIA LA PROPOSTA DEI SINDACATI

All’ipotesi d una riforma pensioni con Quota 102 per sostituire Quota 100 i sindacati hanno opposto la richiesta di una flessibilità a 62 anni, che non convince del tutto i partiti del Governo. Come riporta Repubblica, Luigi Marattin, deputato di Italia Viva, ritiene inaccettabile “dimezzare l’anzianità contributiva e abbassare l’età addirittura a 62 anni, come propongono i sindacati. Ma certo i lavori non sono tutti uguali. Rivediamo allora l’Ape sociale, allarghiamola, rendiamola strutturale per consentire la giusta flessibilità a chi ne ha bisogno. Un operaio non può essere trattato al pari di un dirigente”. Per Tommaso Nannicini, deputato del Pd, una flessibilità sarebbe possibile, ma a 64 anni e con ricalcolo contributivo dell’assegno, mentre si potrebbe creare una “Ape rafforzata a quota 92 – 62 anni e 30 di contributi – per le fasce deboli”. Più favorevoli alla proposta sindacale sono invece Stefano Fassina e Nicola Fratoianni di LeU, secondo cui “l’idea di Cgil, Cisl e Uil è ragionevole e condivisibile”.

LA RICHIESTA DELL’INAC-CIA ALL’INPS

L’errore nel calcolo degli assegni erogati a gennaio da parte dell’Inps sta determinando alcuni problemi ai patronati. Sul sito della Cia si possono leggere per esempio le parole di Laura Ravagnan, Direttore generale del Patronato Inac-Cia, che evidenzia come “i cittadini giustamente chiedono lumi, rivolgendosi a noi per capire cosa sia accaduto, con l’effetto che gli operatori per dare risposte a loro non riescono a portare avanti le istanze e le pratiche degli altri utenti. Gradiremmo una comunicazione più efficace da parte di Inps presso i cittadini, per spiegare l’errore commesso così da sollevare i Patronati da tale responsabilità. Anche se, va detto, l’Inps ha garantito di aver già provveduto a ricalcolare correttamente gli importi, riconoscendo ai pensionati quanto dovuto”. Il problema, non dovuto a misure particolari di riforma pensioni, sembra sia pertanto in via di risoluzione, anche se resta da capire se quanto dovuto dall’Inps verrà già versato con la pensione di febbraio oppure se bisognerà attendere quella di marzo.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PACIFICO

La proposta di riforma pensioni con Quota 102 è “una polpetta avvelenata, perché rispetto a Quota 100 contiene una doppia grave penalizzazione: innalza da 62 anni a 64 anni la soglia minima d’accesso e riduce fortemente l’assegno di quiescenza, poiché ricalcolato esclusivamente con il sistema contributivo”. Parole di Marcello Pacifico, riportate da imgpress.it, secondo il quale tale proposta è “offensiva per i lavoratori italiani perché si sta semplicemente tentando di poterli mandare in pensione sempre più tardi e con assegni quasi dimezzati rispetto a chi ha lasciato l’attività lavorativa solo pochi anni fa. Invece di agire legislativamente sulla riforma Fornero, si stanno strategicamente escogitando dei modelli di anticipo irricevibili”.

LA RICHIESTA DELL’ANIEF

Secondo il Presidente nazionale dell’Anief, “è bene anche che la Commissione tecnica sulla previdenza, che secondo la Legge di Bilancio 2020 si dovrà costituire entro fine mese per rivedere i lavori gravosi oggi limitati a 11, allarghi al più presto le categorie da considerare come tali. Prevedendo come gravoso anche l’insegnamento a tutti i livelli, non solo quello della scuola dell’Infanzia, come del resto indicato più recenti indagini scientifiche sullo stress da lavoro correlato, partendo dal fatto che stiamo parlando di una professione particolarmente incline a determinare stress e burnout, oltre il fatto che in Italia abbiamo personale docente più vecchio al mondo”. Dal suo punto di vista, “chi insegna in Italia dovrebbe andare in pensione a 58 anni e con l’80 per cento dell’ultimo stipendio, con una tassazione agevolata al 20% come in Germania dove però a fine carriera si guadagna persino il doppio”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA