Riforma pensioni/ La raccolta firme della Lega sui vitalizi

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Giorgio Holzmann critica l’iniziativa della Lega di una raccolta firme per abolire i vitalizi

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L'Aula di Montecitorio (LaPresse)

LA RACCOLTA FIRME DELLA LEGA SUI VITALIZI

Nelle ultime settimane è riemerso il tema dei vitalizi e Giorgio Holzmann, come riporta lavocedibolzano.it, fa notare sui suoi canali social che “in autunno si voterà per il rinnovo dei consigli comunali e la Lega, con sospetto tempismo, ha avviato una raccolta di firme per… abolire i vitalizi. È un tema che fa sempre effetto sull’opinione pubblica, ovviamente. Mi chiedo quali vitalizi vorrebbe togliere la Lega visto che sono stati aboliti il primo gennaio 2012”. L’ex parlamentare si chiede quindi se l’oggetto della raccolta firme siano i vitalizi per gli ex parlamentari prima del 2012. Anche se, trattandosi di pensioni pagate “a fronte di contributi regolarmente versati, a che serve la raccolta di firme? Sinceramente non lo so”. Holzmann evidenzia anche che avendo la Lega sia un gruppo al Senato che alla Camera dovrebbe presentare una proposta di legge. Infine, l’attacco più duro: “Si tratta solo dell’ennesima presa per i fondelli della gente che andrà a votare e a me questi imbrogli fanno veramente schifo!”.

RISOLUZIONE RIZZETTO SU “SILENTI” ENASARCO

Sulla propria pagina Facebook, Walter Rizzetto ha spiegato di aver presentato, in commissione Lavoro della Camera, una risoluzione riguardante il tema dei “silenti” iscritti presso l’Enasarco. “Per ‘silenti’ si intendono i professionisti soggetti alla contribuzione obbligatoria che non arrivano a versare i contributi per la soglia temporale minima di venti anni prevista dallo statuto di Enasarco, perdendo il diritto alla corresponsione della prestazione pensionistica nonostante anni di contributi versati e non più riscattabili. Sono obbligati a pagare anche Inps, una stortura inaccettabile. Ho presentato una risoluzione parlamentare che tende a risolvere il problema, la maggioranza dopo molti proclami la voti assieme a noi”, scrive il deputato di Fratelli d’Italia. Nella risoluzione si chiede al Governo di fare in modo che gli iscritti non perdano i contributi versati e a porre in atto delle iniziative “affinché si ponga rimedio all’anomalia per la quale i rappresentanti e gli agenti di commercio in Italia sono obbligati ad iscriversi a due enti previdenziali”.

POLIZIA, PROTESTA SULLE PENSIONI

Mentre il tema della riforma pensioni resta tutt’ora in discussione nel Governo sull’indecisione tra la conclusione di Quota 100 “anticipata” e la possibile alternativa per il futuro prossimo, con una lunga e accorata lettera al Capo della Polizia Franco Gabrielli, l’associazione nazionale dei funzionari di polizia lamentano una situazione poco sostenibile sul fronte previdenziale. «Si devono registrare le numerosissime segnalazioni di colleghi, in modo particolare di quelli che risiedono nelle sedi c.d. metropolitane, che ci rappresentano problemi e disagi personali e familiari spesso ben più gravi di quelli affrontati durante il servizio, in conseguenza dei lunghi periodi di attesa, sovente protratti oltre ogni logica comprensione, che devono sopportare prima che pervengano loro gli emolumenti previdenziali», scrive l’ANFP nella lettera riportata a Infodifesa.it. «basti solo citare la sede di Roma, ove risulta che l’attesa media per la prima pensione si aggira tra i tre ed i quattro mesi, arrivando fino a due anni per la prima quota del TFS. Appare superfluo sottolineare che la criticità in parola assuma aspetti assolutamente rilevanti allorché ci si riferisce anche al personale degli altri ruoli», avvertono i funzionari che chiedono la possibilità di «sviluppare appositi accordi o protocolli d’intesa con l’Inps, per l’aggregazione, presso quell’Ente, di Funzionari Amministrativi e di un ristretto numero di collaboratori del settore o viceversa con il distacco presso i nostri uffici competenti di personale dell’Inps, come attuato da altra forza di polizia ad ordinamento militare». (agg. di Niccolò Magnani)

L’ODG M5S APPROVATO ALLA CAMERA

In una nota, i deputati del Movimento 5 Stelle membri della commissione Affari sociali evidenziano che “aumentare le pensioni di invalidità civile è per noi un dovere e un traguardo di civiltà. Con un emendamento al decreto Rilancio abbiamo istituito un fondo con uno stanziamento iniziale di 46 milioni per realizzare quelle che saranno le indicazioni della Corte costituzionale”. Inoltre, “con un ordine del giorno approvato alla Camera a prima firma del collega Massimo Enrico Baroni, abbiamo intanto chiesto nuovi impegni al Governo: la quantificazione entro il 1 settembre prossimo dei potenziali beneficiari delle pensioni di invalidità al 100%, e l’approvazione di un provvedimento di rango adeguato per ottemperare alla pronuncia della Consulta, entro la fine dell’anno. Il lavoro per migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità non deve arretrare: abbiamo gettato le basi per l’adeguamento delle pensioni di invalidità, ora attendiamo la pronuncia della Consulta per raggiungere l’obiettivo”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI CAZZOLA

In un intervento sul Diario del lavoro, Giuliano Cazzola ricorda che in tema di riforma pensioni, la Corte dei Conti, nel Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica, ha evidenziato che “tenuto conto che, col passare del tempo, risulterà sempre più evidente la differenza di trattamento tra coloro che hanno iniziato a lavorare agli inizi del 1996 (e quindi in regime totalmente contributivo) e coloro che hanno iniziato solo poco tempo prima (a cui  il nuovo regime si applica in parte in forma mista), con i primi che potranno lasciare il lavoro a 64 anni e i secondi che dovranno aspettare ulteriori tre anni (67 anni), si potrebbe esaminare l’ipotesi di rendere flessibile l’età di uscita prevedendo però la decurtazione della componente retributiva dell’assegno in modo da garantire la sostenibilità economica della scelta (senza creazione di debito pensionistico implicito)”.

LA PROPOSTA DELLA CORTE DEI CONTI

In particolare, dopo che sarà scaduta Quota 100, alla fine del 2021, “la menzionata flessibilizzazione potrebbe essere accordata dentro uno schema che vada gradualmente ad uniformarsi ai 64 anni previsti per l’uscita degli assicurati in regime totalmente contributivo (per esempio si potrebbe mantenere fino al 2023 l’età di 62 anni, nel successivo biennio salire a 63 anni ed infine, a partire dal 2026 arrivare a 64). Naturalmente da quel momento in poi i requisiti dovrebbero essere tutti indicizzati alla speranza di vita e diventare più stringenti al crescere di essa”. vedremo se questa proposta verrà presa in considerazione dall’esecutivo.

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