Riforma pensioni/ Ultime notizie. Le richieste dei sindacati a Conte e Di Maio

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, si è concluso l’incontro tra Giuseppe Conte e i leader di Cgil, Cisl e Uil, cui ha preso parte anche Luigi Di Maio

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LaPresse

LE RICHIESTE DEI SINDACATI AL GOVERNO

Si è concluso l’incontro tra Giuseppe Conte e i leader di Cgil, Cisl e Uil, cui ha preso parte anche Luigi Di Maio. Stando a quanto riporta Adnkronos, il vicepremier ha spiegato, tra le altre cose, che il taglio del cuneo fiscale “non va ad incidere sull’aumento della spesa pensionistica, bensì su quello degli ammortizzatori sociali, variabile che permetterà anche di scomputare la spesa dai vincoli europei”. Il tema riforma pensioni non è stato affrontato in maniera diretta. Annamaria Furlan ha chiesto che la riforma fiscale riguardi, “in primo luogo come rendere più pesanti i salari e le pensioni”, visto che “oggi l’85% dell’erario è sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati”. Maurizio Landini ha ricordato che “abbiamo una proposta complessiva di riforma fiscale che ha come obiettivo principale quello di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati attraverso le detrazioni”. Infine, Carmelo Barbagallo ha ribadito il concetto: “Noi chiediamo che si riducano le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati e proponiamo che si detassino gli aumenti contrattuali”.

I DATI INPS SU QUOTA 100

In tema di riforma pensioni arrivano dati molto interessanti dell’Inps relativi al monitoraggio dei flussi di pensionamento al 30 giugno. Risulta così che sono state liquidate, nei primi sei mesi del 2019, più di 230.000 pensioni, di cui più di 96.600 di anzianità/anticipate. Come spiega il sito del Sole 24 Ore, questi dati mostrano “che il balzo delle uscite anticipate, circa il triplo rispetto al primo semestre del 2018, è sostenuto dall’avvio di ‘quota 100’ da aprile e dal blocco dell’incremento dei requisiti per l’accesso alle anticipate a 43 anni; per non parlare degli altri canali a partire da ‘quota 41’ per i cosiddetti lavoratori precoci e da ‘Opzione donna’. Al contrario le pensioni di vecchiaia si fermano a 28.859, per effetto dell’aumento dell’età (a 67 anni)”. C’è da tenere presente, tra l’altro, che i dati relativi a Quota 100 si riferiscono al solo comparto privato, in quanto le prime uscite dal settore pubblico con il nuovo canale di pensionamento saranno possibili solamente dal prossimo 1° agosto. “Guardando all’età media delle nuove pensioni in decorrenza nei primi sei mesi, le anticipate viaggiano attorno ai 62 anni e 4 mesi medi, contro i 66 anni e 7 mesi media delle nuove pensioni di vecchiaia”.

I SINDACATI SUL PART-TIME CICLICO VERTICALE

I sindacati chiedono un intervento, in tema di riforma pensioni, in modo da “riconoscere ai lavoratori in part-time verticale ciclico i contributi anche nei periodi di sosta lavorativa, così da non costringerli a lavorare molti più anni per raggiungere il traguardo pensionistico”. In una nota riportata da today.it, i Segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti, ricordano di aver a questo proposito incontrato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi e il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. “Le nostre richieste sono state raccolte dal Sottosegretario e dal Presidente dell’Inps che hanno condiviso la necessità di un intervento in tempi brevi e hanno, quindi, ipotizzato che si possa trovare una soluzione nei prossimi strumenti normativi a disposizione del Governo e del Parlamento, come il decreto fiscale o la legge di delegazione europea”, dicono i sindacalisti, che promettono di “mantenere alta l’attenzione su questo tema al fine di pervenire ad una soluzione che tuteli i diritti di migliaia di lavoratrici e lavoratori”.

I CONTI ANAP SUI TAGLI ALLE PENSIONI

C’è chi non ha dimenticato che la riforma pensioni ha portato al blocco parziale delle indicizzazioni. L’Associazione nazionale anziani e pensionati sul suo sito fa un esempio concreto delle conseguenze di questa misura. “Un pensionato venuto presso i nostri uffici a chiedere spiegazioni ci ha mostrato i suoi cedolini di gennaio e di giugno da cui risulta che gli sono stati sottratti 30 euro al mese. Facendo un rapido calcolo, questo pensionato, che gode di una pensione di 2.700 euro mensili (buona, ma non da nababbi), perderà quest’anno 390 euro, ma se si considera che il blocco è per due anni e l’effetto trascinamento, la perdita che subirà in dieci anni sfiora gli 8.000 euro”. Per l’Anap, quindi, di fronte a questa situazione non si può che dire: “Altro che la minimizzazione che faceva il Presidente del Consiglio Conte all’atto dell’approvazione della Legge di Bilancio, quando affermava che nessuno si sarebbe accorto di quanto perdono le pensioni con la mancata rivalutazione “tanto modesto è l’importo’”.

INPS STUDIA MODIFICHE SU PART-TIME CICLICO VERTICALE

Il Governo e l’Inps stanno studiando il modo di risolvere il problema di chi effettua un lavoro in part-time ciclico verticale. Come spiega il sito di Ipsoa, “questi lavoratori continuano, infatti, a trovarsi in una condizione per la quale è matematicamente impossibile maturare 40 anni di contributi e avere accesso alla pensione. Il mancato adeguamento delle normative italiane a tale direttiva europea, costringe quindi le lavoratrici e lavoratori con part-time verticale ciclico a promuovere le cause contro l’Inps che, perdendole, si deve sobbarcare anche le conseguenti spese di giudizio”. Se non una specifica riforma pensioni, servirebbe quanto meno una norma per evitare delle perdite all’Inps. Motivo per cui il sottosegretario al Lavoro Claudio Cominardi ha incontrato vertici e tecnici dell’Inps, del Mef e dei sindacati. Lo stesso Pasquale Tridico “ha manifestato la ‘piena disponibilità dell’Istituto’ nella predisposizione di una norma eviterebbe allo stesso ente di previdenza, lo spreco di ingenti risorse per via delle azioni legali aperte dai lavoratori”.

OGGI INCONTRO CONTE-SINDACATI

Oggi Giuseppe Conte incontrerà i sindacati, e poi le rappresentanze delle imprese, per parlare di riforma fiscale e di Legge di bilancio. Sembra infatti che il Premier sia d’accordo con il suo vice Salvini per anticipare la manovra. Al tavolo si dovrebbe però parlare anche di riforma pensioni. A questo proposito Gabriella Stojan, membro del Comitato esodati licenziati e cessati, in un post su Facebook scrive: “Ringraziamo i sindacati Cgil, Cisl e Uil che hanno dato ascolto alla sollecitazione dei Comitati 6.000 Esodati Esclusi e Esodati Contributori Volontari inserendo gli #ESODATI nella loro piattaforma unitaria per la Legge di Bilancio che verrà portata al tavolo convocato dal Presidente del Consiglio Conte oggi 25 luglio: ‘Esodati e opzione donna: è necessario risolvere i problemi ancora aperti per i lavoratori cosiddetti esodati e prorogare la sperimentazione di “opzione donna’. Confidiamo che finalmente anche il Governo darà seguito alle tante promesse portando a giusta conclusione con una sanatoria il calvario degli Esodati rimasti esclusi da tutte le salvaguardie che dura da ormai 8 anni”.

GLI INTERVENTI NECESSARI PER IL MONDO SPORTIVO

All’esame del Senato c’è il ddl sull’ordinamento sportivo che potrebbe portare a una sorta di riforma pensioni per gli atleti non professionisti. Come ricorda Il Sole 24 Ore, infatti, solo per i professionisti sussiste l’obbligo, da parte dei datori di lavoro, di versare contributi previdenziali presso il Fondo pensione sportivi professionisti confluito dal 2011 nell’Inps. “Per i dilettanti, invece, l’unica via per avere un assegno previdenziale è quella delle polizze integrative: senza copertura previdenziale obbligatoria, questi atleti sono quindi esclusi da qualsiasi tutela per la vecchiaia e i superstiti”. In questa situazione, oltre ai tanti dilettanti, vi sono le calciatrici italiane, salite alla ribalta nelle scorse settimane per aver partecipato ai mondiali di calcio in Francia, raggiungendo i quarti di finale: un risultato, unito all’affetto al tifo espresso da tanti italiani, che spingerà probabilmente a un cambiamento per far nascere anche il calcio professionistico femminile, che in altri paesi è già realtà.

RIFORMA PENSIONI, LA RICHIESTA DELL’ANP

L’Associazione nazionale pensionati aderente alla Confederazione italiana agricoltori di Grosseto ha tenuto un convegno dal titolo “Gli anziani: quale futuro”, nel corso del quale si è anche parlato della necessità di una riforma pensioni che aumenti gli importi delle minime. Secondo quanto riporta ilgiunco.net, infatti,  Gianfranco Turbanti, presidente provinciale dell’Anp-Cia di Grosseto, ha ribadito che “siamo ancora a rivendicare l’adeguamento delle pensioni minime, attualmente a 513 euro, largamente insufficienti per chiunque, ma soprattutto per chi vive in zone interne ed è costretto a maggiori spese. Una così magra pensione costringe molti agricoltori a lavorare anche se sono il là con gli anni, utilizzando strumenti e macchinari che richiedono attenzione e concentrazione, requisiti che, come possiamo immaginare, a una certa età vengono meno. Giudichiamo questo una vergogna per un Paese civile anche perché spesso è la causa di infortuni e incidenti gravi”.

LE PAROLE DI GIANFRANCO TURBANTI

“L’allungamento della vita richiede anche che l’offerta delle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, sia ampliata e soprattutto adeguata alle patologie croniche, degenerative ed invalidanti che purtroppo sono in aumento”, ha aggiunto Turbanti, aggiungendo la richiesta “che le liste di attesa siano accorciate, magari dando priorità alle vere urgenze e, non da ultimo, è fondamentale una maggiore razionalizzazione della libera professione al fine di renderla coerente, e non in concorrenza, con la sanità pubblica”.

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