RIFORMA PENSIONI/ Capone (Ugl): Quota 41 resta soluzione preferibile

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Paolo Capone, Segretario generale dell’Ugl, secondo cui Quota 41 è la soluzione preferibile

Capone, Ugl
Paolo Capone, Segretario generale Ugl (LaPresse, 2021)

LE PAROLE DI CAPONE (UGL)

Ormai la Legge di bilancio può considerarsi definitiva dato che il testo che sarà approvato dal Senato non potrà essere modificato alla Camera stante la necessità di dare il via libera alla manovra entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. “Per quan­to ri­guar­da la ri­for­ma del­le pen­sio­ni”, spiega Paolo Capone, “è sen­z’al­tro po­si­ti­vo il su­pe­ra­men­to del­la Leg­ge For­ne­ro. Come sin­da­ca­to Ugl, tut­ta­via, ri­ba­dia­mo che ‘Quo­ta 41’ re­sta la so­lu­zio­ne pre­fe­ri­bi­le, in quan­to age­vo­la il ri­cam­bio ge­ne­ra­zio­na­le e l’in­gres­so dei gio­va­ni nel mon­do del la­vo­ro”. Il Segretario generale dell’Ugl, quindi, condivide con i suoi omologhi delle tre principali confederazioni sindacali la necessità di ulteriori interventi rispetto a quelli finora adottati, anche se pone una maggior enfasi su Quota 41 rispetto a Landini, Sbarra e Bombardieri che chiedono anche una flessibilità pensionistica a partire dai 62 anni di età, senza che però ciò comporti penalizzazioni sull’importo dell’assegno.

IL PUNTO DI CAZZOLA SULLA RIFORMA PENSIONI

«Draghi andrà avanti sul tracciato della riforma Fornero» lo scrive Giuliano Cazzola, ex politico e sindacalista, nel suo editoriale sul “Quotidiano del Sud” commentando la riforma pensioni che andrà a strutturarsi nei prossimi mesi.

Il cantiere però aperto da Ministero del Lavoro e sindacati nazionali si preannuncia tutt’altro che semplice: «Draghi non intende affatto tornare indietro di trent’anni come avverrebbe se fossero accolte le proposte dei sindacati, ma vuole andare avanti sulla linea tracciata dalla riforma del 2011». Secondo Cazzola, quando in materia di pensioni un Presidente del Consiglio o un Ministro pronunciano la parola “sostenibilità” fa immediata ‘rima’ con “flessibilità”: «Su tutte queste priorità aleggia nel pensiero dell’ex presidente della Bce, l’idea che la sostenibilità sia garantita dal calcolo contributivo (prendano nota Bombardieri&Landini: fu il ministro Fornero ad introdurre pro rata il calcolo contributivo per tutti a partire all’1 gennaio 2012)». (agg. di Niccolò Magnani)

I DATI DELL’ADEPP

Come ricorda Il Sole 24 Ore, martedì è stato presentato l’XI rapporto Adepp, l’associazione che rappresenta le Casse di previdenza dei professionisti, relativo al 2020. Si scopre così che sul fronte degli iscritti si registra “un calo dello 0,07% dei contribuenti attivi (pari a 1.581.975 nel 2020) e un aumento del 10% dei pensionati attivi, passati in un anno da 89.244 a 98.175; il totale dei contribuenti è quindi pari a 1.680.150 con un aumento dello 0,47% rispetto al 2019. Se invece si considerano i professionisti ‘puri’ (escludendo 98 mila pensionati attivi e 560 mila fra parasubordinati, dipendenti e categorie similari) l’aumento sale all’1,19% (da 1,01 a 1,022 milioni)”. Il Presidente dell’Adepp Oliveti ha parlato dell’esigenza di aprire a nuovi Ordini o a professioni affini in futuro, un’idea che anche il Presidente della Fondazione studi di Adepp Anedda ha rilanciato: “Un allargamento su base volontaria potrebbe essere una strada, creando una concorrenza con l’Inps gestione separata”.

IL FONDO PER LA CONVENZIONE ITALIA-ALBANIA

Oltre ad alcune misure di riforma pensioni, nella Legge di bilancio c’è un’importante novità previdenziale per gli italiani che si sono trasferiti in Albania e per gli albanesi che vivono nel nostro Paese. Nella manovra è stato infatti inserito un emendamento di Tommaso Nannicini per istituire un fondo specifico destinato alla stipula dell’accordo pensionistico tra Roma e Tirana. Come spiega lo stesso senatore del Pd ad albanianews.it, “il fondo prevede uno stanziamento annuale a partire dal 2023 e per tutti gli anni a venire per rendere operativa la convenzione bilaterale. Abbiamo spazzato via gli alibi, ora i soldi ci sono e i tempi per chiudere l’accordo possono essere molto più brevi. Mi auguro che a partire già dal mese di gennaio 2022 l’Italia e l’Albania possano lavorare velocemente alla convenzione. Nella relazione tecnica che accompagna il mio emendamento c’è già una bozza con i punti fondamentali da inserire”. Tramite la convenzione si potrà quindi fare “giustizia nei confronti dei molti cittadini che hanno versato regolarmente i contributi in entrambi i Paesi”, spiega il portale.

RIFORMA PENSIONI, LA STRATEGIA DI DRAGHI

In un articolo pubblicato sul sito Ipsoa, Giuseppe Rocco spiega che la strategia elaborata dal Governo Draghi in tema di riforma delle pensioni “si articola in due fasi. Nel primo step che si concretizza nel pacchetto previdenziale inserito nella legge di Bilancio 2022 si prevede in primo luogo l’introduzione per il solo 2022 di una quota 102 con i requisiti combinati di 64 anni di età e 38 di contributi secondo lo schema di funzionamento di quota 100. Si contempla poi la proroga per un ulteriore anno di opzione donna e dell’Ape sociale con un ampliamento della platea delle categorie dei lavoratori gravosi”, oltretutto con l’abbassamento, previsto nel maxi-emendamento presentato al Senato, del requisito contributivo da 36 a 32 anni per gli operai edili.

IL PESO DEL TREND DEMOGRAFICO

“Il disegno di legge di Bilancio interviene poi la proroga per un ulteriore biennio del contratto di espansione con un livello minimo di dipendenti delle aziende interessate di 50 dipendenti. Il passo successivo nella strategia previdenziale dell’Esecutivo è rappresentato da una riforma concertata i cui punti cardinali, secondo quanto chiarito dallo stesso Premier, devono essere rappresentati dalla sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo del sistema e dal metodo di calcolo contributivo all’interno del contesto europeo”, aggiunge l’esperto previdenziale, ricordando il peso in questo senso del trend demografico: “In termini prospettici entro il 2050, stima l’Istituto centrale di Statistica, le persone di 65 anni e più potrebbero rappresentare il 35 per cento del totale con un rapporto tra ultrasessantacinquenni e ragazzi in misura di 3 a 1”.

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