Riforma pensioni/ La posizione di Felice (Pd) su Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Il Partito democratico ha un nuovo responsabile economico. Si tratta di Emanuele Felice. Le sue parole sulla riforma pensioni con Quota 100

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LA POSIZIONE DI FELICE (PD) SU QUOTA 100

Il Partito democratico ha un nuovo responsabile economico. Si tratta di Emanuele Felice, 43 anni, Professore di Politica economica all’Università di Pescara, che intervistato da Repubblica ha parlato anche di riforma pensioni. L’economia ritiene infatti vadano varate misure “concrete per la crescita: rinnovamento della pubblica amministrazione, riforma del fisco, investimenti in istruzione e ricerca e nella riconversione ambientale”. E pensa “che provvedimenti come Quota 100 vadano superati al più presto. Abbiamo necessità dí risorse per il welfare dei lavoratori precari per garantire loro una pensione dignitosa”. Felice ritiene invece superata la discussione sulla reintroduzione dell’articolo 18, ma cambierebbe “la norma del Jobs Act che, nei casi di licenziamenti discriminatori, attribuisce l’onere della prova al lavoratore anziché all’imprenditore. Questa impostazione va ribaltata. Non si può giocare tutto sulla pelle di chi lavora”. Idee che non sembrano essere del tutto condivise all’interno dello stesso Partito democratico.

IL GIUDIZIO DELL’UE SULL’ITALIA

Oggi la Commissione europea ha diffuso il Country Report relativo all’Italia, così come per gli altri Paesi Ue, dando ancora una volta un giudizio negativo sui provvedimenti presi in tema di riforma pensioni. Come riporta il sito di Repubblica, secondo Bruxelles l’Italia ha fatto “nessun progresso sull’attuazione delle riforme delle pensioni passate, per ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia sulla spesa pubblica e creare spazio per altra spesa sociale e pro-crescita”. Un giudizio simile a quello dei mesi scorsi e che già era sorto al momento dell’approvazione di Quota 100. Certo di quanto la Commissione europea segnala il Governo non potrà non tenere conto ora che ha aperto un tavolo con i sindacati con l’obiettivo proprio di varare delle misure in ambito previdenziale dirette al post-Quota 100, ma sempre con l’idea, come chiesto dalle Parti sociali, di avere una flessibilità che consenta il pensionamento anticipato. Difficile comunque che a Bruxelles possano promuovere un intervento in questa direzione.

UIL CONTRO PROPOSTA DI TRIDICO

Pasquale Tridico ha rilanciato l’ipotesi, nell’ambito del dibattito sulla riforma pensioni, di creare un fondo pensione integrativo pubblico presso l’Inps. Un’idea che Domenico Proietti ritiene “profondamente sbagliata. Nessuna delle motivazioni adottate da Tridico per la creazione di questo Fondo risponde ad esigenze reali, come gli abbiamo illustrato anche in un recente incontro con il Governo”. Il Segretario confederale della Uil ricorda che “in Italia esiste già un modello di fondi pensione libero, plurale e concorrente che ha dato ottima prova di sé in questi decenni e che viene studiato da tutto l’Occidente per la sua trasparenza, efficienza ed efficacia. Questo modello va tutelato e implementato nelle adesioni attraverso un nuovo semestre di adesione informata da parte dei lavoratori”. Proietti evidenzia che “a questo punto è necessario che il Governo dica una parola chiara su questo tema, al fine di evitare disorientamento e indeterminatezza che non giova alla funzionalità della Previdenza Complementare italiana”.

LE PAROLE DI ANNAMARIA FURLAN

Annamaria Furlan, intervistata da donnainaffari.it, ricorda che “la carriera lavorativa delle donne è la più discontinua e precaria nel mercato del lavoro. Le donne sono le prime a dover scegliere il part-time per conciliare il lavoro con la maternità, la cura della famiglia, l’assistenza ai parenti non autosufficienti. Tutto questo ha delle conseguenze sul salario, sulle condizioni di vita e sulla futura pensione”. Sono note le rivendicazioni del sindacato sul tema nell’ambito del confronto in corso con il Governo sulla riforma pensioni, ma la Segretaria generale della Cisl evidenzia anche che “la parità di retribuzione sarebbe il più grande stimolo all’economia europea e solleverebbe milioni di donne dalla povertà. Eliminerebbe di fatto un’altra disparità, direttamente collegata alla prima, il gap pensionistico che vede nel nostro Paese le donne percepire un assegno di pensione inferiore di circa il 30% rispetto a quello degli uomini”. Dunque oltre che sul piano previdenziale bisognerà intervenire anche su quello retributivo.

LE PENSIONI IN OTTICA INTERGENERAZIONALE

Sabato a Lucca si terrà un convegno organizzato da Forza Italia, interessante nel momento in cui si discute di riforma pensioni. Il titolo dell’evento è infatti “La questione pensionistica in ottica intergenerazionale ed in prospettiva sociosanitaria”. luccaindiretta.it riporta le dichiarazioni del presidente del gruppo Forza Italia in Consiglio regionale, Maurizio Marchetti, e del responsabile regionale Seniores di Forza Italia Toscana, Gianfranco Sangaletti: “L’iniziativa è naturalmente aperta a tutti gli interessati, singoli o organizzazioni o istituzioni, dal momento che la materia pensionistica oggi riguarda più o meno da vicino non più solo la cosiddetta terza età, ma deve vedere l’interessamento di tutte le età se vogliamo dare futuro al sistema di welfare nazionale e, prima ancora, alla nostra società. Solo per rimanere alla platea di pensionati, oggi in Italia sono oltre 5,2 milioni. Oltre 300mila in Toscana. E hanno già subito ingiustizie come mancata perequazione e programmata modifica della reversibilità. Bisogna informarsi e informare, bisogna ragionare e progettare futuro per la nostra regione e per il nostro Paese”.

RIFORMA PENSIONI, LA RICERCA DI BANCA ETICA

Nell’ultimo tavolo tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni si è parlato della previdenza complementare. Da uno studio di Banca Etica emerge un dato interessante. Cioè che “di 100 euro gestiti dalla previdenza complementare, solo 24 restano nel nostro territorio e solo 3 vanno a finanziare imprese e attività produttive. Questo approccio sta soffocando quello che avrebbe dovuto essere il circuito virtuoso che, tramite la previdenza integrativa, potrebbe favorire gli investimenti e con essi lo sviluppo del tessuto produttivo del Paese, creando occupazione che a sua volta produce risparmio per alimentare nuovi investimenti”. “La profonda crisi del nostro sistema produttivo, la strutturale incapacità di trasformare in nuovi posti di lavoro i pur ingenti flussi finanziari, le tragiche condizioni dell’ambiente richiedono oggi uno sforzo ulteriore, decisamente prioritario”, spiega il direttore di Banca Etica, Alessandro Messina.

LE PAROLE DI MESSINA

Dal suo punto di vista “i fondi pensione, che della vista lunga dovrebbero fare la propria principale dote, avrebbero tutto da guadagnare nell’interpretare convintamente una simile strategia: orientare le risorse dei lavoratori, che vengono affidate loro con l’obiettivo di garantire una pensione in futuro, ad investimenti sì remunerativi, ma anche di positivo impatto su società e ambiente. Per evitare di togliere (agli stessi iscritti o ai loro figli) con una mano quello che con un’altra si riuscirà a dare in termini di mera rendita previdenziale (ai soli iscritti)”.

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