RIFORMA PENSIONI/ Stellantis: 800 uscite incentivate tra Mirafiori e Grugliasco

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, saranno almeno 800 gli addetti Stellantis a Torino al centro di una serie di accordi per uscite incentivate tra Mirafiori e Grugliasco

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(LaPresse)

STELLANTIS: 800 USCITE INCENTIVATE TRA MIRAFIORI E GRUGLIASCO

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, “saranno almeno 800 gli addetti Stellantis a Torino al centro di una serie di accordi per uscite incentivate tra Mirafiori e Grugliasco”. Il quotidiano di Confindustria spiega anche che “per 260 addetti, un centinaio a Grugliasco e 160 alle Carrozzerie di Mirafiori, l’accordo sindacale è già concluso mentre per altri 550 la discussione è ancora in corso, ma la strada è tracciata”. Per circa 350 addetti agli Enti Centrali di Mirafiori dovrebbe essere utilizzato il contratto di espansione, considerato ormai tra gli strumenti di riforma pensioni, con la contestuale assunzione di circa 120 persone. I sindacati, pur partecipando agli accordi per le uscite incentivate, evidenziano, in particolare la Fiom, che “è come se Stellantis avesse chiuso improvvisamente una fabbrica di medie dimensione in un territorio che in questi anni ha solo visto cessazioni di attività e perdita occupazionale”. Certo nessuno resterà disoccupato, ma non è comunque un segnale positivo per l’economia non soltanto locale.

LA PROPOSTA DELLA LEGA SULLA RIFORMA PENSIONI

La Lega rispolvera la Quota 100 come proposta per la riforma delle pensioni: nell’intervista ad “Affari Italiani”, il sottosegretario del Ministero dell’Economia Claudio Durigon illustra la proposta in vista della Manovra di Bilancio 2022. «La fase post Covid sta portando a un rilancio economico e a un forte rimbalzo del Pil, non ancora del tutto consolidato. Non possiamo quindi esimerci da soluzioni di flessibilità anche in uscita dal mondo del lavoro», sottolinea il deputato leghista, non nascondendo l’intenzione del Carroccio sulla riforma tutt’altro che ‘amata’ in Europa. Ancora Durigon ad “Affari Italiani” conclude: «L’ideale per la Lega sarebbe il rinnovo di Quota 100 che costerebbe solo 400 milioni il prossimo anno e un miliardo nel 2023 ma siamo pronti a lavorare a un progetto che garantisca la flessibilità in uscita. Proporremo come Lega ìil rinnovo di Quota 100 ma siamo pronti a discutere di fondi che aiutino il pensionamento». (agg. di Niccolò Magnani)

TRIDICO TORNA SULLA RIFORMA PENSIONI: QUOTA 41 DA BOCCIARE!

Pasquale Tridico torna a parlare di riforma pensioni, ricordando che Quota 100 “non sembra che abbia prodotto l’auspicato ricambio generazionale”. In un’intervista al Messaggero, il Presidente dell’Inps evidenzia che “i sindacati dicono di volere la flessibilità e propongono Quota, 41 ma questa in realtà è una forma di rigidità, come del resto lo era Quota 100. Se si stabilisce una quota senza differenziare rispetto a lavori concreti e carriere viene fuori una misura iniqua. Quota 41 è iniqua ad esempio per le donne o i gravosi, oltre a essere molto costosa per il bilancio dello Stato”. Infatti, il costo potrebbe essere “fino a 9 miliardi l’anno, partendo da oltre 4 subito”. Dal suo punto di vista andrebbe quindi rafforzato l’Ape social, “facendo entrare altre categorie degne di protezione, ma sulle base dell’effettiva gravosità delle singole mansioni. E questo all’interno di un sistema contributivo che ormai è la regola. Nella visione della flessibilità io avevo proposto anche un doppio canale, uscita a 63 anni con la quota contributiva mentre la pensione completa scatterebbe ai 67. Un meccanismo del genere porterebbe sostenibilità per i conti pubblici e flessibilità”.

LE RICHIESTE DEI SINDACATI OLTRE LA FLESSIBILITÀ

Come spiega collettiva.it, la capo gruppo del Pd alla Camera ha incontrato i Segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil per parlare di riforma pensioni. Nell’occasione i sindacalisti hanno “sottolineato come un intervento sulle pensioni in grado di rispondere ai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici deve essere assunto come urgente dalle forze politiche e governative alla luce dell’attuale contesto di difficoltà economica e sociale ed è quindi importante che possa trovare riscontro nella prossima legge di bilancio”. Nello stesso giorno, come spiega ottopagine.it, si è svolto in videoconferenza, il Consiglio generale della Fnp-Cisl IrpiniaSannio. Nella sua relazione, il Segretario Generale Raffaele Tangredi ha detto che” il Governo deve avviare subito un confronto con le OO. SS. sulla piattaforma presentata, a difesa del Mezzogiorno e  per quanto riguarda i pensionati, raggiungere l’obiettivo di definire con chiarezza la rivalutazione delle pensioni, l’aumento delle pensioni minime, la separazione della Previdenza dall’Assistenza”.

RIFORMA PENSIONI, LA VIA DA RIPRENDERE

Sono note le proposte sul tavolo in tema di riforma pensioni. Stante anche la situazione dei conti pubblici, secondo Matteo Jessoula bisognerebbe “evitare provvedimenti disegnati come ‘Quota 100’, che non ha solo incontrato un limitato interesse tra i lavoratori (253.000 beneficiari contro i 617.000 stimati dal governo) ma anche favorito il pensionamento anticipato di gruppi non particolarmente svantaggiati: uomini, occupati nel settore pubblico e con redditi medio-alti – oltre a poche donne (73.000) con redditi elevati”. Inoltre, sarebbe “utile riprendere la via aperta con l’“Ape sociale” e la nomina della commissione di studio sui differenziali nell’aspettativa di vita, al fine di definire condizioni più favorevoli” per “gli individui maggiormente svantaggiati, impiegati in mansioni gravose, con minore aspettativa di vita, a media-bassa retribuzione, con carriere frammentate”.

LE INIQUITÀ DA RIMUOVERE

In un articolo sul Manifesto, il Professore di Politica sociale comparata aggiunge che bisognerebbe “prevedere regole omogenee, e auspicabilmente flessibili, per il pensionamento – pur calibrate rispetto ai diversi regimi. Ciò consentirebbe anche di rimuovere alcune delle iniquità più marcate delle regole attuali, specialmente le soglie di importo minimo per il pensionamento di vecchiaia e anticipato (1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale) che non hanno pari nei sistemi pensionistici europei. L’adeguatezza delle prestazioni non si costruisce infatti tramite l’imposizione di clausole regressive come quelle in oggetto”, ma “‘strutturalmente’ tramite la buona performance del mercato del lavoro, obiettivo non facile da raggiungere”.

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