PENSIONI, RIFORMA E PAGAMENTO/ Calendario scadenze 2020: le info (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, ultime notizie: calendario pagamenti 2020, esodati e novità sulla domanda di assegno pensionistico nel comparto scuola

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PAGAMENTO PENSIONI: CALENDARIO 2020

L’Inps ha pubblicato il calendario ufficiale di tutti i pagamenti delle pensioni per l’anno 2020: in attesa di novità sulla riforma in manovra e sulle possibili novità per il rilancio del sistema previdenziale, ecco il calendario per i prossimi mesi con tutti i giorni di pagamento degli assegni pensionistici. Gennaio venerdì 3 (poste e istituti di credito); febbraio sabato 1 (poste), lunedì 3 (istituti di credito); marzo lunedì 2 (poste e istituti di credito); aprile mercoledì 1 (poste e istituti di credito); maggio sabato 2 (poste), lunedì 4 (istituti di credito); giugno lunedì 1 (poste e istituti di credito); luglio mercoledì 1 (poste e istituti di credito); agosto sabato 1 (poste), lunedì 3 (istituti di credito); settembre martedì 1 (poste e istituti di credito); ottobre giovedì 1 (poste e istituti di credito); novembre lunedì 2 (poste e istituti di credito); dicembre martedì 1 (poste e istituti di credito). A dicembre 2020 sempre il giorno 1 sarà anche il giorno dell’erogazione, come da tradizione, della tredicesima per tutti i pensionati. (agg. di Niccolò Magnani)

DOMANDA PENSIONI SCUOLA

Entro il 30 dicembre prossimo devono essere presentate tutte le domande per l’accesso alle pensioni 2020 per i dipendenti del comparto scuola: dopo la circolare del Miur, sono stati resi noti nello specifico i requisiti di accesso alla pensione 2020 per capire chi deve presentare tale domanda. Per la “normale” pensione di vecchiaia valgono i seguenti criteri: almeno 20 anni di contributi e raggiunge l’età dei 67 anni entro il 31 agosto 2020, pensionamento è d’ufficio; per chi, invece, compie gli anni tra il 1 settembre e il 31 dicembre 2020 va presentata domanda. Per la pensione anticipata sono invece necessari 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. I requisiti possono essere raggiungi entro il 31 dicembre 2020, ma si deve attendere il via libera in Manovra 2020 (dove la riforma pensioni Ape social sarà rinnovata). Per l’accesso all’Opzione Donna invece, sono necessari 35 anni di contributi e 58 anni di età (per le lavoratrici autonome 59 anni); entrambi i requisiti devono essere stati raggiunti entro il 31 dicembre 2018. Infine per i gravosi e usuranti della pensione di vecchiaia, per l’accesso vale il consueto 66 anni e 7 mesi: chi li compie entro il 31 agosto agosto il pensionamento è d’ufficio, per chi li compie tra il 1 settembre e il 31 dicembre il pensionamento è a domanda da presentare per l’appunto entro il 30 dicembre. (agg. di Niccolò Magnani)

CNEL, CAOS PENSIONI GIOVANI

Secondo il presidente del Cnel Tiziano Treu, nel rapporto sul mercato del lavoro prodotto dal suo ente lo scorso giovedì, vi è una priorità su tutte che rende il tema della riforma pensioni e del sistema previdenziale necessariamente centrale: «Non pregiudicare il futuro previdenziale dei giovani, esposti al rischio di carriere discontinue e spesso di bassi salari. È per questo che si pone una questione fondamentale, quella di evitare che gli attuali lavoratori, specie i più giovani, non abbiano più la garanzia di una pensione adeguata, come richiede la nostra Costituzione all’art. 38». In questo senso, spiega ancora Treu riportato su Pensionipertutti.it, «Ripristinare tale garanzia implica ripensare l’attuale assetto pensionistico, anche con la introduzione di correttivi al metodo contributivo». Nel confronto con il portale esperto di pensioni, Tiziano Treu spiega come lo stesso Governo è al corrente di questa urgenza e tramite il Cnel potranno arrivare proposte significative per dirimere un’emergenza non più rinviabile: «costituito un apposito gruppo di lavoro che affronterà tali nodi strutturali sentendo le opinioni dei vari stakeholder, parti sociali, istituzioni pubbliche ed esperti». (agg. di Niccolò Magnani)

PENSIONI REVERSIBILITÀ, LA NUOVA “BATTAGLIA”

Secondo Giuseppe Pennisi, la nuova “battaglia” della politica sul fronte previdenziale dopo le pensioni d’oro saranno le pensioni di reversibilità: uno dei nostri editorialisti nel suo ultimo articolo sul portale “Formiche.net” ha affrontato il tema che potrebbe “esplodere” nei prossimi mesi parallelamente ai problemi e le necessità di una nuova riforma pensionistica. Stando a quanto riportato in “rumors” da Insp e Ministro del Lavoro, la possibile novità del Governo è che le pensioni di reversibilità in futuro possano essere godute solo da vedove/vedovi/orfani il cui reddito viene certificato dall’Isee come assai basso. Questo potrebbe servire per poter allargare i cordoni del Reddito di Cittadinanza secondo la tesi del M5s: al momento resta solo un’ipotesi quella raccontata da Pennisi e suffragata dagli studi di Pietro Gonella e Stefano Biasioli (Associazione di Promozione Sociale Leonida) presso il Cnel sulla base delle analisi nell’ultimo rapporto del Centro Studi Itinerari Previdenziale. Ma ben presto potrebbe divenire una seria realtà della discussione politica: «Il nodo italiano è la spesa assistenziale che è aumentata in questi ultimi 11 anni di ben 43 miliardi l’anno in modo strutturale, riflettendosi negativamente sul debito pubblico», spiegano gli studi del Cnel. Per questo motivo, sottolinea ancora Pennisi, resta necessario fare l’”anagrafe generale dell’assistenza”, ovvero «la banca dati sull’assistenza dove confluiscono per codice e per nucleo familiare tutte le prestazioni erogate dallo Stato, dagli enti pubblici e dagli enti locali cui associare le prestazioni offerte dal settore privato, al fine di conoscere correttamente e completamente quanto ogni soggetto e ogni nucleo familiare percepisce dai vari soggetti erogatori e, come già avvenuto/riscontrato per il reddito di cittadinanza, non sarebbe da escludere un risparmio sui circa 130 miliardi di spesa a carico della fiscalità generale». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, IL COMUNICATO DEGLI ESODATI

Il Comitato 6.000 esodati esclusi in un comunicato stampa ricorda che tra gli emendamenti alla manovra in tema di riforma pensioni c’era anche quello presentato dai senatori Pd Nannicini, Laus e Manca per la salvaguardia degli ultimi 6.000 esodati ante-Fornero “sul quale avevamo chiesto trasversalmente a tutte le forze politiche di convergere per l’approvazione”. L’emendamento è stato però respinto e il Comitato con durezza fa presente che “un Governo che si riempie la bocca con slogan come ‘non lasceremo nessuno indietro’, non ha giustificazioni di alcun genere per non avere sanato definitivamente questa tragedia che lascia sul lastrico da 8 anni degli onesti cittadini traditi dallo Stato!”.

LA RICHIESTA DEL COMITATO 6.000 ESODATI ESCLUSI

Il Comitato chiede ovviamente che la loro salvaguardia sia inserita nella Legge di bilancio, anche perché “si trovano soldi dei contribuenti da riversare in ‘prepensionamenti’ di categorie privilegiate di lavoratori in attività – cioè regalie a clientele elettoralmente più appetibili, come un’ennesima volta nel pozzo nero dell’Alitalia”. Gli esodati ricordano anche le tante parole e le promesse spese da importanti esponenti politici in favore della loro salvaguardia, che non si sono però trasformate in fatti concreti. Il comitato si chiede anche dove siano finiti i sindacati e il Presidente della Repubblica cui avevano rivolto un appello. “Qualcuno di noi deve darsi fuoco davanti a Montecitorio perché ci si accorga della nostra esistenza?”, sono le parole che esprimono la forte delusione, che non si trasforma però in scoraggiamento: “Non ci zittiremo e non arretreremo di un passo perché dietro di noi c’è solo il baratro in cui questi ultimi governi cercano di sospingerci per far sparire anche solo la memoria della nostra esistenza!”, è infatti la conclusione del comunicato.

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