RIFORMA PENSIONI/ Capone (Ugl): per il post-Quota 100 è preferibile Quota 41

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Paolo Capone, Segretario generale dell’Ugl, spiega che la soluzione preferibile per il post-Quota 100 è Quota 41

Capone, Ugl
Paolo Capone, Segretario generale Ugl (LaPresse, 2021)

CAPONE: PER POST-QUOTA 100 PREFERIBILE QUOTA 41

Intervistato dal Tempo, Paolo Capone spiega che in tema di riforma pensioni, “considerata la scadenza ormai prossima di Quota 100, una misura che ha consentito a 340mila italiani di andare in pensione, la soluzione preferibile resta Quota 41 che fa salvo il principio della flessibilità in uscita. In alternativa appare condivisibile la proposta di creare un maxi fondo diretto ad accompagnare i lavoratori alla pensione e ad evitare la rigida applicazione dello scalone di 5 anni fino ai 67 anni di età”. Secondo il Segretario generale dell’Ugl queste sarebbero “misure necessarie che vanno, peraltro, integrate con ulteriori strumenti come la riforma degli ammortizzatori sociali, ‘Opzione donna’ e l’Ape sociale, per agevolare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro favorendo altresì la ristrutturazione delle aziende e l’ingresso di nuove competenze”. Per Capone “è indispensabile riavviare il dialogo con le parti sociali e recepire le istanze dei lavoratori per allagare ulteriormente il campo delle garanzie e dei diritti”.

LE PAROLE DI DAMIANO

Ospite di 24 Mattino, la trasmissione di Radio 24, Cesare Damiano ha voluto chiarire che nell’elenco dei lavori gravosi stilato dalla commissione tecnica da lui presieduta “i bidelli non ci sono, non dobbiamo prendere a riferimento i titoli dei giornali e le ricostruzioni giornalistiche che non hanno niente a che vedere con il lavoro della commissione”. L’ex ministro del Lavoro ha anche specificato che solamente 27 dei 92 raggruppamenti professionali indicati dalla commissione “possono diciamo fra virgolette gareggiare per poter rientrare nei cosiddetti lavori gravosi. Ma non è detto che ci rientrino, questo dipenderà dalla valutazione politica e dalle risorse messe a disposizione” per il capitolo riforma delle pensioni. Damiano ha tuttavia detto che “ai primi posti ci sono categorie come conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali, parliamo di lavoro manuale operaio, nel campo della manifattura dell’edilizia e dell’agricoltura per chiarirci che non ci sono categorie casuali”.

L’AVVERTIMENTO PER I SINDACATI

In un articolo pubblicato su pensionipertutti.it, Mauro Marino spiega di ritenere che in tema di riforma pensioni “la volontà del Governo sia quella di operare una rimodulazione più ampia dell’accesso all’Ape Sociale alla luce delle nuove tipologie presenti nella relazione appena inviata all’esecutivo, piuttosto che la notizia fatta trapelare nei giorni scorsi di un fondo ministeriale di tre anni con quote di 101 o 102 fisse che già hanno determinato ineguaglianze con l’istituzione della ‘quota 100’. Infatti, la volontà dell’esecutivo come affermato più volte non è quella di avere un accesso al pensionamento uguale per tutti ma operare varie flessibilità in uscita in considerazione delle diverse tipologie di lavori dal momento che questi ‘non sono tutti uguali’ dando anche maggiori possibilità di uscita dal mondo del lavoro alle donne evitando discriminazioni di genere”. Per Marino i sindacati “ormai non hanno più tempo né alibi ma devono immediatamente intensificare la lotta con azioni massicce e continue senza aspettare una convocazione oramai tardiva da parte del governo”.

I DATI CONTRO QUOTA 100

In un editoriale pubblicato su L’Eco di Bergamo, Beppe Facchetti ricorda che Quota 100 non ha cancellato la Legge Fornero e ha anzi determinato una diminuzione dei risparmi per le casse dello Stato conseguiti con la riforma delle pensioni del 2011. “Nessuna riforma (non solo pensionistica, vien da dire), può oggi ignorare che negli anni 60 c’era un anziano per ogni giovane e oggi il rapporto è 5 a 1. E che le nascite per ogni donna sono oggi 1,28 in Italia, 1,56 in Germania e 1,87 in Francia”, aggiunge Facchetti, evidenziando che “Quota 100, oltretutto, non ha beneficiato platee immense. La media è di 80 mila persone all’anno, con prevalenza nel pubblico impiego e tra gli uomini, ha richiesto provvedimenti già in vigore come opzione donna e l’Ape, ma farà salire la spesa pensionistica fino al picco del 17,4% del Pil. Ha fallito totalmente nell’obiettivo più sbandierato: nuove assunzioni in cambio di uscite, addirittura ‘tre ogni nuovo pensionato’ (Salvini dixit). Il tasso di sostituzione è stato in realtà di 0,45 (mezzo posto anziché tre)”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI NISINI

Intervistata da La Verità, Tiziana Nisini ha spiegato che in tema di riforma pensioni per il post-Quota 100 “noi abbiamo due possibilità. Primo, prorogare per un solo anno Quota 100. Si tratterebbe di una soluzione dai costi sostenibili. Abbiamo stimato un esborso di circa 400 milioni per il prossimo anno, circa 1,1 miliardi per il 2023 e 1,2 miliardi per il 2024. Vogliamo inoltre proporre l’istituzione di un fondo per il prepensionamento”, il cui costo ancora non è chiaro, “ma riteniamo che si tratti di cifre sostenibili”. La sottosegretaria al Lavoro ricorda a quanti criticano Quota 100 “che questa norma ha segnato la strada per evitare di tornare alla Legge Fornero. Tutte le proposte fatte fino a ore al ministro Andrea Orlando, che ha la delega su questo tema, sono nella direzione di Quota 100”.

LA SPERANZA SUL FONDO DI PREPENSIONAMENTO

Infatti, ha aggiunto Nisini, le differenze tra tali proposte “sono solo sugli anni in più o in meno di contribuzione. L’idea è per tutti di andare in pensione a un’età adeguata”, “tra i 62 e i 63 anni con 37-38 anni di contributi”. L’esponente della Lega non ha nascosto che “la nostra speranza è che parta il fondo per il prepensionamento che abbia l’obiettivo di finanziare l’anticipo pensionistico fino a quando i lavoratori non riescano ad agganciare il primo requisito utile per ritirarsi: la pensione di vecchiaia a 67 anni o 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Un’opzione è quella di coinvolgere anche le imprese come parte attiva per l’accompagnamento al prepensionamento qualora il lavoratore abbia meno di 38 anni di contributi”.

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