RIFORMA PENSIONI/ Tridico: quote rigide per anticipi non vanno bene

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha spiegato che le quote rigide per anticipazioni pensionistiche non vanno bene

Tridico, Inps
Pasquale Tridico, Presidente Inps (LaPresse, 2021)

LE PAROLE DI TRIDICO

Ospite di Sky TG24, Pasquale Tridico ha spiegato che “le quote rigide per anticipazioni pensionistiche non vanno bene”. Come riporta Adnkronos, secondo il Presidente dell’Inps le misure di riforma pensioni che mirano all’anticipo “devono prevedere forme flessibili, altrimenti non colgono l’essenza del problema che è quella di dare risposte per un anticipo possibile alle donne con i figli e ai giovani con carriere discontinue”. Dal suo punto di vista, c’è “un tipo di anticipazione che a mio avviso funziona bene che è l’Ape sociale: il legislatore prevede per una certa categoria di lavori, gravosi e usuranti, la possibilità di andare in pensione anticipata a carico della fiscalità generale lasciando così il lavoro a 63 anni con 36 contributi”. Oltre a rilanciare la sua proposta di Ape contributiva, che consentirebbe una flessibilità all’interno del sistema contributivo, Tridico ha ricordato che per i giovani sarebbe importante prevedere il riscatto gratuito della laurea. Un’istanza che è stata fatta propria anche da Beppe Grillo.

IL CONFLITTO GENERAZIONALE DA EVITARE

Durante il suo intervento all’Assemblea nazionale dei sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, il Segretario generale dello Spi-Cgil Lombardia Valerio Zanolla, come riporta affaritaliani.it, ha evidenziato che “il rischio che abbiamo davanti è che si debba raccontare fra qualche anno i fasti del sistema pensionistico pubblico che fu. Sistema che si sta lentamente smontando mettendo contro i pensionati attuali e i giovani che lavorano, purtroppo molti di loro in forma precaria. Credo siate tutti convinti che tra le tante cose necessarie al nostro Paese quello di cui non si sente il bisogno è fomentare un conflitto tra generazioni”. Il sindacalista ha aggiunto: “Noi soffriamo per il dramma generazionale che i nostri figli e nipoti stanno vivendo, ma vogliamo ribadire che le nostre pensioni sono state guadagnate con anni di lavoro e non sono un lusso ma un diritto. Se si vuole davvero sostenere le giovani generazioni è necessario rispondere concretamente ai punti che abbiamo proposto al governo che brevemente possiamo così sintetizzare: lavoro non precario e sviluppo, pensioni e fisco”.

LE PAROLE DI PROIETTI

Domenico Proietti sollecita un intervento di riforma pensioni rivolto ai giovani, “una misura che garantisca future pensioni adeguate valorizzando i periodi di formazione e con un meccanismo a copertura dei buchi contributivi”. Inoltre, secondo il Segretario confederale della Uil, “bisogna riequilibrare il sistema dando il giusto valore previdenziale al lavoro di cura, che nel nostro Paese è sostenuto principalmente dalle lavoratrici, con una maggiorazione contributiva dei periodi di assistenza ad un familiare e dei periodi maternità, anche se non coincidenti con periodi di lavoro”. Il sindacalista, parlando con pensionipertutti.it, chiede anche che nella Legge di bilancio sia inserita “una campagna istituzionale per promuovere la previdenza complementare con l’introduzione di un nuovo semestre di ‘silenzio assenso’” ed evidenzia la necessità di “restituire il potere di acquisto agli attuali pensionati”, “potenziando la 14° mensilità ed estendendola fino alle pensioni pari a 3 volte il minimo, ed agendo sulla leva fiscale con una misura che rafforzi le attuali detrazioni per i redditi da pensione”.

LA STABILITÀ NECESSARIA

In tema di riforma delle pensioni, secondo Fabio Fortuna “è importante trovare accordi che possano tranquillizzare per il futuro. I cittadini hanno bisogno di stabilità, di sapere quando possono andare in pensione, di sapere quando possono percepire il Reddito di cittadinanza senza che lo percepiscano altri che non hanno alcun diritto ad averlo. Il dialogo con i sindacati è fondamentale e speriamo che da questo dialogo escano fuori cose buone per la collettività. L’ascolto è una virtù importante, speriamo che Draghi e il governo sappiano ascoltare, senza trincerarsi dietro la frase: non ci sono le risorse”. Il Rettore dell’Università Niccolò Cusano evidenzia che “in questo momento storico, anche se stiamo facendo molto debito, di risorse ne abbiamo e comunque bisogna trovarle per garantire ai cittadini ciò di cui hanno bisogno, primo su tutti il trattamento pensionistico. Attenzione massima ai giovani, parità di genere giusta, però 16 milioni di pensionati e tutti coloro che sono destinati ad andare in pensione devono avere pari attenzione”.

RIFORMA PENSIONI, LE IPOTESI PER IL GOVERNO

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni che partirà a dicembre può contare già su alcune ipotesi di intervento, basate tutte sul sistema contributivo. La prima prende le mosse dalla commissione tecnica istituita dall’ex ministra del Lavoro Catalfo e prevede l’ingresso in pensione a 64 anni, con 20 di contributi, e ricalcolo contributivo dell’assegno. In alternativa, si prevederebbe il pensionamento a 62 anni con 20 o con 25 anni di contributi, un’ipotesi che potrebbe andare incontro alle richieste sindacali, salvo che per il ricalcolo contributivo dell’assegno. Da non dimenticare poi l’Ape contributiva proposta da Pasquale Tridico e la proposta abbozzata dalla Lega di un pensionamento a 63 anni con 41 di contributi.

IL FONDO SOPPRESSO

Repubblica segnala invece che la Legge di bilancio sopprimerà un fondo “creato nel 2019 per la riforma delle pensioni proprio alla vigilia del tavolo con i sindacati” e che conta su “31 miliardi ‘residui’ da qui al 2032 e poi 4 miliardi all’anno”. Il quotidiano romano specifica che “sarebbe errato però dire che questi sono i risparmi avanzati da Quota 100, avvertono i ‘tecnici’ esperti di conti pubblici. La misura non avrebbe generato residui, dicono”. “Il punto però non è contabile, quanto politico e sindacale. Difficile che nessuno faccia notare quando si apriranno le danze su come cambiare la legge Fornero che i soldi ci sarebbero pure, visto che sono avanzati da un fondo ‘sovracapiente’ ora soppresso”, fa notare Valentina Conte.

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