Riforma pensioni/ La battaglia del Cods per tutte le donne

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Orietta Armiliato ricordano quali sono le richieste del Comitato Opzione donna social

Una donna a lavoro
Pixabay

LA BATTAGLIA DEL CODS PER TUTTE LE DONNE

Orietta Armiliato ricorda che “il Cods sta lavorando da anni affinché si possa trovare una forma previdenziale che consenta il realizzarsi del reiterato concetto di flessibilità in uscita dal lavoro per le donne e lo fa a prescindere dal fatto che le lavoratrici siano madri o meno. Infatti il Cods persegue il diritto al riconoscimento e alla valorizzazione del lavoro di cura/domestico/ordinario, quel lavoro di cura che è considerato il ‘welfare informale’ e che le donne si sobbarcano a fronte di una consolidata cultura e all’assegnazione implicita di tutti quei ruoli che fanno buon gioco (non mi piace dire comodo…) a tutti, in primis al sistema, ma, che le penalizza ogni giorno tutti i giorni”. L’amministratrice del Comitato Opzione donna social, in un post su Facebook, evidenzia quindi che  teoricamente è del tutto ininfluente il fatto che queste donne siano o meno madri, “ma, naturalmente, non lo è di fatto e dunque il Cpds assume verso questa questione come aspetto dirimente, il fatto che a tutte le donne debba essere riconosciuto il lavoro di cura svolto magari con un’attenzione più puntuale per coloro che hanno la gioia di essere anche mamme”.

I SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA

I nodi della nuova legge di bilancio si intrecciano con la riforma delle pensioni. I sindacati hanno bocciati l’intesa tra partiti e governo per il taglio delle tasse da inserire nella manovra e ora devono valutare come dare seguito a questo strappo. Il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha avvertito: «Aspettiamo una risposta sulle pensioni e ci sono mobilitazioni in corso in questi giorni, valuteremo». Come riportato dal Sole 24 Ore, il leader sindacale ha aggiunto: «C’è un altro impegno con il presidente Draghi che è quello di discutere sulle pensioni» per modificare la manovra e riformare la legge Fornero. Invece Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, ha evidenziato che nell’incontro di ieri il ministro dell’Economia Daniele Franco «si è dimostato indisponibile a raccogliere valutazioni, approfondimenti anche di natura tecnica, finalizzati a cambiare l’impostazione emersa dalla cabina di regia» che «secondo noi è sbagliata, inadeguata» perché «non dà priorità» al taglio delle tasse a favore dei redditi più bassi, dei lavoratori e dei pensionati. (agg. di Silvana Palazzo)

MASTRAPASQUA CONTRO LE QUOTE

Rispondendo ad alcune domande di Italpress in tema di riforma pensioni, Antonio Mastrapasqua spiega che “l’idea stessa delle quote non mi ha mai convinto. Non mi convincevano quando la Lega ha voluto intestarsi quota 100, non mi piace l’idea di quota 102, che vuol dire solo rinviare di un anno una decisione non presa. La previdenza è una materia seria, che segna la vita delle persone. Non è serio non consentire di programmare l’uscita dal lavoro, ed essere invece sempre appesi all’ultima trovata politica. Le persone devono poter sapere su quale scenario costruire il proprio futuro”. Secondo l’ex Presidente dell’Inps, “la previdenza ha bisogno di uno sguardo lungo, non di una continua manipolazione di regole e di attese”. Dal suo punto di vista, inoltre, “fino a quando saremo tutti intenti a utilizzare la pensione come un ammortizzatore sociale continueremo a spendere troppe risorse sul primo pilastro. E questo ci renderà impossibile fare ragionamenti completi sul secondo pilastro”, che al momento è stato scelto solo da 8,5 milioni di lavoratori su una platea potenziale di 18 milioni.

LA PROPOSTA DI SALVINI SULLE PENSIONI DI INVALIDITÀ

Matteo Salvini, durante un incontro con i giornalisti a Napoli, come riporta newsby.it, ha evidenziato la necessità di aumentare le pensioni di invalidità. Sul tema il leader delle Lega ha annunciato che verrà presentata una proposta. “Ci sono nove miliardi per la voce Reddito di cittadinanza, una buona parte di questi potrebbe essere girata per l’aumento delle pensioni di invalidità, quelle vere, e noi presenteremo la proposta in Parlamento”, ha detto infatti l’ex ministro dell’Interno. Non è la prima volta che dal Carroccio arriva la richieste di una misura di riforma delle pensioni indirizzata specificatamente agli assegni di invalidità per aumentarne l’importo. Riguardo alle parole positive di Berlusconi nei confronti del Reddito di cittadinanza, Salvini ha detto: “Ho letto quello che dice Berlusconi: garantire un aiuto a chi non può lavorare è sacrosanto, però fermare gli sprechi dei furbetti che vanno in giro in Porsche, o si fanno la crociera, lo è altrettanto”. Vedremo più specificatamente dunque quando la Lega presenterà la proposta in Parlamento come sarà articolata.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI ELSA FORNERO

Elsa Fornero, come riporta Adnkronos, durante il suo intervento in video collegamento agli Stati generali dei consulenti del lavoro ha ricordato di aver detto dieci anni fa “che la Cassa dei giornalisti non era sostenibile. Il presidente dell’Inpgi di allora disse che le mie affermazioni erano demagogiche, infondate e provocatorie. Vorrei sapere che dice oggi che l’Inps e i cittadini si devono prendere carico del costo delle pensioni dei giornalisti”. L’ex ministra del Lavoro ha evidenziato che “i costi del passaggio della Cassa” “non sono piccoli come dice l’ufficio parlamentare di bilancio,” “non sono quanto non saranno sostenuti da cittadini che sono un po’ più di poveri di coloro che in virtù di regole generose stabilite dalla propria cassa” percepiscono oggi le pensioni.

LE PAROLE DI MASTRAPASQUA

Anche Antonio Mastrapasqua, in un articolo pubblicato su formiche.net, affronta il tema Inpgi, ricordando che “l’Inps ha una lunga storia di ‘assorbimenti’” e che “la pensione è una cosa seria, riguarda il futuro delle persone nel momento della loro fragilità. Dovrebbe venire prima dei miopi calcoli di un emolumento per un ruolo amministrativo o gestionale”. L’ex Presidente dell’Inps spiega quindi di ritenere che “il caso Inpgi, prima che invelenire i rapporti tra categorie professionali e opinione pubblica, possa aprire una serena riflessione sui vantaggi di un unico grande ente per la previdenza, all’interno del quale mantenere alcuni fondi, a garanzia delle specificità, ma nella certezza della solidarietà assicurata da regole comuni e dall’elasticità fornita dai grandi numeri”.

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