RIFORMA PENSIONI/ Ultime notizie. Cosa cambia per Quota 41 e Adv?

- Lorenzo Torrisi

Se la riforma pensioni con Quota 100 resterà in vigore, sembra certo che comunque alla sua scadenza non arriverà la Quota 41

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Matteo Salvini (LaPresse)

COSA CAMBIA PER ADV E QUOTA 41?

Se la riforma pensioni con Quota 100 resterà in vigore, sembra certo che comunque alla sua scadenza non arriverà la Quota 41 paventata dalla Lega. Resta da capire anche se ci sarà quella attualmente prevista con determinati paletti che vengono ricordati da orizzontescuola.it nel rispondere al quesito di un lettore. La Quota 41, viene spiegato, è indirizzata ai lavoratori precoci “che rientrano nei seguenti profili: lavoratori disoccupati a seguito di licenziamento che hanno terminato, da almeno 3 mesi, di fruire della Naspi spettante; lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%: lavoratori che si prendono cura da almeno 6 mesi di un familiare convivente con handicap grave ai sensi della legge 104, articolo 3, comma 3; lavoratori addetti a mansioni gravose; lavoratori usuranti”. C’è anche da chiedersi se resterà in vigore il blocco dell’aspettativa di vita fino al 2026, altrimenti per la pensione di anzianità ci potrebbero volere più dei 42 anni e 10 di contributi oggi previsti (41 anni e 10 mesi per le donne).

LE PAROLE DI PROIETTI

Domenico Proietti evidenzia che, in tema di riforma pensioni, la Nota di aggiornamento del Def approvata dal Governo, “prorogando l’Ape sociale e Opzione Donna ignora l’esigenza di continuare a cambiare la Legge Fornero sulle pensioni”. Secondo il Segretario confederale della Uil, infatti, “resta da affrontare il tema delle donne attraverso la valorizzazione del lavoro di cura e la maternità a cui una prima risposta potrebbe essere varare una Quota 100 rosa, abbassando a 36 gli anni di contribuzione”, come ha proposto il Comitato Opzione donna social nelle scorse settimane. “C’è poi il tema delle future pensioni dei giovani, coprendo i buchi contributivi conseguenti alla precarietà dei contratti di lavoro e stabilire che 41 anni di contribuzione bastano per andare in pensione”, aggiunge il sindacalista, ricordando che “sull’insieme di questi temi la Uil, insieme a Cisl e Cgil, hanno chiesto un incontro al Ministro del Lavoro per trovare utili soluzioni alle attese delle lavoratrici e dei lavoratori”.

SALVINI E DURIGON DIFENDONO QUOTA 100

Dalla Lega arrivano nuovi messaggi chiari in tema di riforma pensioni. Claudio Durigon, ex sottosegretario al Lavoro, sul suo profilo Facebook ha scritto: “Quota 100 non si deve toccare. È un provvedimento per gli italiani, che ha salvato migliaia di persone dalla legge Fornero. Ci provi il nuovo governo a cambiare qualcosa, ne dovrà rispondere davanti al popolo”. Matteo Salvini, ancora impegnato nella campagna elettorale in Umbria, durante una diretta Facebook ha invece attaccato Renzi e la proposta “di abolire Quota 100 e di tornare alla legge Fornero, roba da matti faremo le barricate in Parlamento”. Poca soddisfazione per la Nota di aggiornamento al Def anche da Maurizio Landini, che ospite della trasmissione diMartedì ha evidenziato alcune “assenze” nel documento, “ad esempio il problema che riguarda i pensionati, le pensioni, la pensione di garanzia per i giovani”. Il Segretario generale della Cgil si augura quindi, come riporta Askanews, che “si apra un confronto vero per qualificare queste scelte”.

IL BLOCCO INDICIZZAZIONI RESTA

Oggi è la Festa dei nonni e, secondo un’elaborazione di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, su dati Istat, con le loro pensioni “tengono in piedi i bilanci di oltre 2,7 milioni le famiglie italiane che non possono contare su altre fonti di reddito”. Come riporta l’agenzia giornalistica Opinione, “in un momento storico dove la precarietà economica rappresenta una condizione famigliare e personale molto diffusa – evidenzia Uecoop – il ruolo dei nonni acquista sempre maggiore importanza sia da un punto di vista sociale che economico: collaborano con figli, parenti e amici nella gestione della prole, nella spesa e nella pulizia della casa oltre a dare spesso un contributo economico più o meno importante al bilancio familiare”. Una situazione che fa pensare anche alle ultime misure di riforma pensioni che hanno previsto anche il blocco parziale delle indicizzazioni. Una misura fortemente criticata dal Pd, che ora però al Governo non ha accennato alla possibilità di cancellarla, come invece è stato chiesto ancora recentemente dai sindacati.

PROIETTI: ECCO COME RIMUOVERE LA LEGGE FORNERO

Domenico Proietti ricorda che la Legge Fornero non è stata una riforma pensioni, “ma una gigantesca operazione di cassa fatta sulle spalle dei lavoratori dipendenti e i pensionati. Portare l’età di pensionamento a 67 (cinque anni sopra la media europea) e bloccare la rivalutazione delle pensioni sopra tre volte il minimo fu esattamente questo”. Per il Segretario confederale della Uil, “la legge Fornero del governo Monti fu un provvedimento profondamente iniquo che bisogna continuare a rimuovere”. In questo senso, in un confronto con pensionipertutti.it, il sindacalista spiega quali sarebbero i provvedimenti da attuare: “Flessibilità per tutti intorno a 62 anni, valorizzare il lavoro di cura delle donne e la maternità ai fini previdenziali. coprire i buchi contributivi dei giovani derivanti dalla precarietà e stabilire che 41 anni di contributi bastano per andare in pensione a prescindere dall’eta”. Temi che fanno parte della piattaforma unitaria sindacale per quanto riguarda la previdenza.

LE PERPLESSITÀ DI CGIL E CISL

Oltre che la Uil, anche la Cisl e la Cgil non sembrano soddisfatte della Nota di aggiornamento del Def. Il sindacato di Maurizio Landini evidenzia la mancanza, tra le altre cose, di misura di riforma pensioni, “a partire da quella di garanzia per i giovani”, oltre che maggior coraggio per tagliare le tasse che pesano su lavoratori e pensionati. Annamaria Furlan ricorda anche che “manca qualsiasi accenno alla necessaria rivalutazione delle pensioni di milioni di persone anziane”, spiegando che “il Def non contiene quella discontinuità nella politica economica che ci aspettavamo  e che serve urgentemente al Paese sul piano della crescita, degli investimenti, dello sblocco delle infrastrutture, della riduzione delle tasse sui redditi da lavoro e da pensione”. Vedremo se da qui alla presentazione della Legge di bilancio il Premier Conte incontrerà ancora Cgil, Cisl e Uil e se ci saranno quindi delle misure nella manovra che andranno incontro alle istanze che i sindacati portano avanti da tempo su questi temi.

RIFORMA PENSIONI, I NUMERI DELLA NADEF

La nota di aggiornamento al Def approvata dal Governo parla anche di riforma pensioni, evidenziando che nei prossimi tre anni la spesa per le pensioni supererà i 300 miliardi. Come spiega Il Sole 24 Ore, nel documento è spiegato che “tra il 2021 e il 2022, ovvero al termine della sperimentazione in corso che consente pensionamenti anticipati con 62 anni e 38 di contributi minimi, la spesa per pensioni passerà da 295,5 miliardi a 304 miliardi (15,9% del Pil)”. Nella Nadef, inoltre, “si usano espressioni molto caute sul tasso di sostituzione, ovvero la famosa ‘staffetta generazionale’ che si sarebbe dovuta innescare sul mercato del lavoro, con assunzioni di giovani al posto di lavoratori senior in uscita. Si verificheranno ‘solo parziali’ assunzioni sostitutive nel 2020, si legge nella Nadef, mentre per Quota 100 e le altre misure di agevolazione all’anticipo si ipotizza una distribuzione graduale degli accessi al pensionamento nel 2020 e nel 2021, con conseguenti economiche pari a 1,7 miliardi nel 2020 e 400 milioni nel 2021”.

IL BLOCCO DELL’ADV

Come già evidenziato da Giuliano Cazzola su queste pagine, “a sostenere la curva della spesa, invertita rispetto alle tendenze precedenti al decreto di gennaio, sono in particolare i maggiori pensionamenti resi possibili dal blocco dell’adeguamento dei requisiti di anticipo alla speranza di vita (che resteranno fino al 2026), mentre a compensazione ci sono solo i vincoli più stretti di indicizzazione delle pensioni all’inflazione, che assicurerà una minore spesa per 415 milioni quest’anno, 1,222 miliardi nel 2020 e 2 miliardi nel 2021”.

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