Riforma pensioni/ Marattin: su post-Quota 100 c’è stallo completo

- Niccolò Magnani

Riforma pensioni, le parole di Luigi Marattin riguardo la situazione di tensione all’interno della maggioranza chiamano in causa anche la previdenza

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MARATTIN: SU POST QUOTA 100 C’È STALLO COMPLETO

All’interno della maggioranza c’è ancora tensione e, come spiega il titolo di un’intervista a Luigi Marattin pubblicata sul Corriere della Sera, “Dal Fisco alle pensioni. Su troppi dossier è stallo totale”. Italia Viva non ha mai nascosto la sua contrarietà a mantenere la riforma pensioni con Quota 100 in vigore fino alla sua naturale scadenza alla fine del 2021, e dato che non c’è nessun provvedimento esplicitato da votare in merito non c’è mai stato un vero scontro che mettesse a rischio la tenuta dell’esecutivo su questo tema. Ora però la situazione è diversa e c’è il rischio di una crisi di governo dagli esiti difficili da prevedere. Il deputato di Italia Viva spiega di rimproverare a Conte e Gualtieri l’assenza di azioni di politica economica. “Su dossier come riforma fiscale, Alitalia, Autostrade, riforma ammortizzatori sociali, post Quota 100 c’è stallo completo”. Dunque sembra che Marattin lasci intendere che anche sul tema della riforma pensioni che dovrà entrare in vigore dal prossimo anno non c’è alcuna idea chiara su come procedere.

LA PROPOSTA DI RINVIO VOLONTARIO DELLA PENSIONE

In un articolo pubblicato su infodifesa.it, viene ricordato che nel 2021 potrebbe determinarsi una fuoriuscita, causa pensione, di personale delle forze dell’ordine in grado di portare a carenze del personale piuttosto forti, soprattutto, secondo quanto stimato dal sindacato Siulp, tra sovraintendenti e ispettori. A quanto pare non basterebbero le nuove assunzioni da sole a farvi fronte, senza dimenticare i ritardi che l’emergenza Covid sta determinando nelle procedure concorsuali. Per questo, Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, ha predisposto un’interrogazione al ministro dell’Interno evidenziando anche due proposte per risolvere la situazione. Una sarebbe uno scorrimento della graduatoria del concorso interno per vice ispettori. Mentre la seconda consisterebbe in un prolungamento di uno o due anni, rispetto all’età pensionabile, della permanenza in servizio del personale. Questo non però come frutto di una norma di riforma pensioni, ma come scelta volontaria dei singoli lavoratori. Una soluzione tra l’altro prospettata dallo stesso sindacato Siulp.

NUOVA POLEMICA INPGI

Sembra non esserci pace intorno e all’interno dell’Inpgi. Come riporta primaonline.it, infatti, i consiglieri di minoranza dell’Istituto di previdenza dei giornalisti si sono schierati contro la presidenza rea di “agevolare”, con linee telefoniche agevolate, i colleghi interessati al piano di incentivazione all’esodo da 15 milioni di euro varato dalla Rai. Dal loro punto di vista questo “‘canale dedicato’ finisce per favorire un’operazione che graverà pesantemente sulle casse del nostro Istituto di previdenza, proprio nel momento in cui si sta trattando al tavolo con il Governo una soluzione per evitare il commissariamento e salvare la nostra previdenza”, anche perché “le pensioni di anzianità a cui punta la Rai sono a totale carico dell’Inpgi, a differenza dei pur nefasti prepensionamenti che sono parzialmente pagati dallo Stato e dalle aziende. Quelle stesse pensioni di anzianità che la maggioranza dell’Inpgi ipotizza di abolire”. Dalla minoranza arriva quindi l’accusa alla maggioranza di privilegiare “la principale azienda editoriale, finanziata con denaro pubblico”.

L’ATTESA PER IL TFS STATALI

Rispondendo a un quesito posto da un lettore recentemente Patrizia Del Pidio, su orizzontescuola.it, ha spiegato che “per chi ha scelto il pensionamento con la quota 100 il TFS viene liquidato o dopo 12 mesi il raggiungimento dell’età per accedere alla pensione di vecchiaia o dopo 24 mesi il raggiungimento ipotetico dei contributi necessari per la pensione anticipata”. Un dato quindi di cui i dipendenti pubblici devono tener conto nel momento in cui decidono di utilizzare la misura di riforma pensioni varata dal Governo Conte-1. Intanto durante i lavori del Consiglio territoriale, come riporta blunote.it, Pietro De Giorgio, Segretario generale della Fnp-Cisl di Taranto Brindisi ha ricordato che “in Italia 16 milioni di pensionati sono di fatto sostenitori economici di figli e di nipoti ed è gravissimo che si disconosca, oggi, l’importante ruolo sociale ed economico da loro svolto, gravandoli dei diffusi disservizi della pubblica amministrazione”. Pietro Ragazzini, Segretario generale nazionale della Fnp-Cisl, ha invece evidenziato la necessità di interventi “per tenere salde le pensioni di 16 milioni di anziani”.

PENSIONI SCUOLA, LA DOMANDA ENTRO IL 28/2

Passate le scadenze degli scorsi mesi, il mondo scuola si affaccia nel 2021 con altri passaggi fondamentali per poter ottenere il via libera alle pensioni a fine anno: la riforma di Quota 100 e le altre modalità di accesso all’assegno previdenziale porteranno migliaia di docenti e personale ATA all’uscita dal mondo del lavoro già quest’anno, ma occorre fissare alcuni punti chiave per non incappare in spiacevoli sorprese nelle prossime settimane.

Come segnala il portale “Orizzonte Scuola”, per i pensionandi 2021 occorre ricordarsi di presentare la domanda telematica all’Inps per il pagamento della pensione entro e non oltre il 28 febbraio 2021. Il lavoratore del mondo scolastico che ha già effettuato i precedenti iter per accedere alla pensione dal 1 settembre 2021, ma che non assolverà tale adempimento telematico, cesserà dal servizio con decorrenza da inizio settembre «ma non avrà il pagamento della pensione fino a quando non utilizzerà tale forma telematica per l’invio della domanda di pensione». In questa scheda redatta dall’esperto su “Orizzonte Scuola” vengono spiegati tutti i passaggi necessari per non incorrere in tale, spiacevole, inconveniente.

RIFORMA PENSIONI: IL NODO SUI “TAGLI”

Dalla scuola ai tagli pensione, il nuovo anno arrivato non vede solo elementi positivi nell’uscita dal mondo del lavoro: per quanto riguarda infatti gli assegni più bassi: in attesa di una riforma pensioni strutturata che dovrà arrivare prima di fine 2021 (per via della scadenza di Quota 100), con la revisione triennale dei coefficienti si appronteranno tagli significativi da 100 a 170 euro per alcune categorie di pensionati. Come deciso dal Decreto legislativo 1 giugno 2020, la riduzione oscilla tra 0,33% e 0,72% rispetto ai precedenti valori: secondo la stima del portale “Proiezionidiborsa.it”, «i più penalizzati saranno i lavoratori con sistema contributivo, come ad esempio chi sta scegliendo la misura previdenziale di Opzione donna». In quel caso la contribuente che accede nel 2021 all’assegno – all’età di 67 anni – ricevere 101 euro in meno sull’assegno mensile lordo di 1.500 euro: altri esempio vengono fatti sempre da focus di “Proiezioni di borsa”, «chi matura il diritto ad un rateo mensile di 2.000 euro lordi perderà all’incirca 136 euro. La perdita del lavoratore che invece accede alla pensione a 67 anni con assegno lordo pari a 2.500 euro si attesterà invece attorno ai 170 euro».

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