RIFORMA PENSIONI/ Scuola e PA: allarme Quota 100 ed emergenza Covid

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, allarme Scuola e occupazione: i dati del CNEl. La proroga dell’Ape Sociale fino a tutto il 2021: la circolare Inps e come funziona

Cnel
Aula Cnel (LaPresse, 2019)

QUOTA 100 E COVID, L’ALLARME PER IL 2021

Tra pensioni normali e riforma Quota 100 dal Veneto arriva l’allarme per il 2021 sul fronte scuola: concorsi sono rimasti a metà o addirittura non partiti per l’emergenza Covid, le uscite per i diversi tipi di pensione saranno diverse nei prossimi mesi e così si rischia quello che il CNEL definiva nell’analisi commenti di fine 2020 «una situazione critica». «La situazione del mercato del lavoro in Italia è diventata molto critica e potrebbe esplodere da un momento all’altro», spiegava Tiziano Treu, presidente del CNEL, «Nei primi mesi del 2021 bisogna definire velocemente le politiche necessarie ad attenuare l’impatto delle scadenze della cassa integrazione Covid e di quella in deroga, il blocco dei licenziamenti e gli effetti di quota 100 che si aggiungono ai contratti scaduti (poco più di 10 milioni di lavoratori dipendenti, pari al 77% del totale, risultano in attesa di vedere rinnovato il proprio contratto di lavoro) e gli effetti della crisi che, secondo gli ultimi dati, hanno fatto aumentare la disoccupazione giovanile salita al 30,3% e quella femminile». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA APE SOCIALE, COME FUNZIONA LA PROROGA

Con la circolare n.62 dell’8 gennaio scorso, l’Inps ha reso chiarificata e ufficiale la proroga della riforma pensioni Ape Sociale anche per tutto l’anno 2021, come del resto confermato dalla Manovra di Bilancio approvata il 30 dicembre scorso: l’indennità di accompagnamento alla pensione introdotta in maniera sperimentale nel 2017 dal governo – viene così resa ufficiale anche per i prossimi mesi, valida per i lavoratori che hanno già compiuto 63 anni di età (e chi li compie nel 2021) e hanno almeno 30 anni di contributi.

Possono fare domanda dell’Ape Sociale anche i disoccupati con almeno 30 anni di contributi previdenziali alle spalle e che non hanno più il sussidio di disoccupazione da almeno 3 mesi, ma non solo: «coloro che sono impegnati in lavori gravosi con almeno 36 anni di contributi, coloro che assistono il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità e coloro che hanno un’invalidità di almeno il 74%». L’indennità prevista dalla riforma è pari alla rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) oppure pari a 1.500 euro se la pensione è maggiore di tale importo; niente tredicesima, no rivalutazione né integrazione al trattamento minimo. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, I RITARDI DELL’ANTICIPO TFS STATALI

In un articolo riportato sul sito di Repubblica viene ricordato che la riforma pensioni del Governo Conte-1, oltre a Quota 100, aveva aperto nella Pa “la possibilità ai pensionati e pensionandi per vecchiaia, anzianità e, soprattutto, a chi ha smesso di lavorare grazie all’anticipo di marca leghista a 62 anni con 38 di contributi, di richiedere alle banche fino a 45 mila euro di prestito agevolato, da restituire una volta sbloccata la propria indennità di fine rapporto”. Una misura importante considerando che il differimento della liquidazione del Tfs/Tfr di norma può anche superare i 27 mesi. Tuttavia, “a due anni dal suo concepimento, l’anticipo bancario del Tfr/Tfs per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche resta poco più che lettera morta”.

LE PAROLE DI CLAUDIO TOSI

Infatti, non solo i vari ritardi tra decreti attuativi, regolamenti, accordo quadro e circolare Inps hanno consentito di presentare domanda in merito solo dallo scorso novembre, ma “delle tredici banche inizialmente segnalate, ben nove si sono sfilate tra la fine di novembre e le scorse settimane”. I dati di metà dicembre parlano di quasi 4.000 domande presentate e il quotidiano romano spiega che al Governo si ha presente la situazione e si valuterà come intervenire in base ai continui contatti con l’Abi. Secondo Claudio Tosi, esperto previdenza della Fp-Cgil, “il meccanismo non funziona: la toppa per ovviare al sequestro delle indennità dei lavoratori è stata peggiore del buco”,”evidentemente le banche non trovano sufficientemente remunerativo il servizio, che invece richiede molto lavoro a livello burocratico”.

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