RIFORMA PENSIONI/ Tridico boccia Quota 41: si riparta dall’Ape social

- Lorenzo Torrisi

Pasquale Tridico torna a parlare di riforma pensioni in vista del post-Quota 100. E boccia la proposta sindacale di Quota 41

Tridico, Inps
Pasquale Tridico, Presidente Inps (LaPresse, 2021)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI TRIDICO

Intervistato da Repubblica, Pasquale Tridico torna a parlare di riforma pensioni in vista del post-Quota 100. Secondo il Presidente dell’Inps, la strada da seguire “è quella di approfondire gli strumenti che già oggi permettono di lasciare il lavoro a 63 anni come l’Ape sociale. La fine di ‘Quota 100’ non è la fine del mondo. Credo che si debba consentire di anticipare il ritiro dal lavoro, prima dei 67 anni, a coloro che svolgono mansioni gravose, ad esempio chi fa i turni i notte, come già avviene. Va allargato il numero di mansioni gravose”. Tridico sembra insomma condividere la posizione di Giuliano Cazzola, secondo cui occorre ripartire dall’Ape social per il post-Quota 100. Resta da capire se una soluzione del genere sarebbe gradita dai sindacati.

I DUBBI SU QUOTA 41

A proposito della piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, a Tridico è stato chiesto anche un commento su Quota 41 che le organizzazioni sindacali chiedono appunto di introdurre insieme alla flessibilità pensionistica a partire dai 62 anni. Il Presidente dell’Inps si limita a evidenziare che tale misura “costerebbe il primo anno nove miliardi di euro”. Su orizzontescuola.it, Patrizia Del Pidio aggiunge che oltre a essere costosa, Quota 41 “non coinvolgerebbe un’ampia platea di lavoratori mentre quello che l’esecutivo cerca, in questo momento, è una misura che impatti poco sui conti pubblici e che permetta una flessibilità in uscita, magari a 62 anni per smussare lo scalone che inevitabilmente si verrebbe a creare con la scadenza della quota 100”.

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