RIFORMA PENSIONI/ Fornero contro la proposta di Tridico

- Lorenzo Torrisi

Per Elsa Fornero l’idea di una riforma pensioni con flessibilità e ricalcolo contributivo dell’assegno rilanciata da Pasquale Tridico è inopportuna

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Elsa Fornero (Lapresse)

FORNERO CONTRO LA PROPOSTA DI TRIDICO

Pur riconoscendo che “sotto il profilo finanziario questa proposta, ovviamente, considerato che opta per un calcolo interamente contributivo, non addossa oneri alla collettività”, per Elsa Fornero l’idea di una riforma pensioni con flessibilità e ricalcolo contributivo dell’assegno rilanciata da Pasquale Tridico è inopportuna. “Il rischio è che una proposta del genere possa indurre le persone in condizioni più difficili ad uscire dal lavoro, creando dei nuovi poveri. Perché quello che oggi può essere considerata una pensione appena adeguata, domani si rivelerà una pensione bassa”, spiega l’ex ministra del Lavoro all’Adnkronos. Dal suo punto di vista, “dovremmo smettere di pensare sempre ad anticipare pensionamenti generalizzati e invece dovremmo concentrarci di più su come favorire il lavoro di tutte le persone che possono farlo, che si tratti di giovani, oggi precari, o donne, considerate sempre in secondo piano, o ancora di uomini non più giovani ma che hanno ancora la capacità di lavorare”.

L’ALLARME ADUC

Prendendo spunto da quanto scritto da Carlo Cottarelli nel suo libro “Pachidermi e pappagalli” a proposito del taglio dei vitalizi dei politici, Primo Mastrantoni lancia un allarme in tema di riforma pensioni, visto che “il 96% delle attuali pensioni è calcolato con lo stesso metodo con il quale sono stati calcolati i vitalizi, cioè con il sistema retributivo, quindi ci sono 23 milioni di pensioni non collegate ai contributi previdenziali versati”. Per il Segretario nazionale dell’Aduc, quindi, “se il problema è di equità, di etica o di lotta ai privilegi, allora occorrerebbe applicare alle pensioni comuni quanto è stato fatto con i vitalizi, il che significa incidere pesantemente sull’ammontare delle pensioni stesse”. Intanto l’Inps ha fatto sapere che le pensioni di cittadinanza erogate all’inizio di gennaio risultano essere 126.000, con un dato di persone coinvolte pari a 143.000. Considerando anche il reddito di cittadinanza, l’importo medio erogato per queste prestazioni è pari a 493 euro al mese.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI TRIDICO

Pasquale Tridico non sente il bisogno di aggiungere una sua proposta di riforma pensioni a quelle già emerse negli ultimi giorni in vista dell’incontro tra Governo e sindacati di lunedì prossimo. Tuttavia ci tiene a evidenziare che “la flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva. Si fissa una linea di età per l’uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo, come avverrà per tutti dal 2036”. Il Presidente dell’Inps, intervistato da Repubblica, spiega poi che è “necessario prevedere pensioni di garanzia per i giovani, coprendo i vuoti contributivi dovuti al lavoro precario”.

L’IPOTESI DEL FONDO INTEGRATIVO PUBBLICO

Per questa misura, come per ritornare alle rivalutazioni piene delle pensioni, Tridico vorrebbe che fossero utilizzati i risparmi derivanti da Quota 100. Rispetto al problema delle carriere discontinue di giovani e donne, il Presidente dell’Inps evidenzia che “il ministero del Lavoro sta anche pensando a una legge delega per istituire un fondo che sostenga le pensioni del futuro attraverso una defiscalizzazione maggiore e incentivi. Non devi essere necessariamente un lavoratore per versare, lo può fare anche un genitore o un nonno. Il fondo sarebbe gestito dall’Inps in via amministrativa, abbattendo i costi rispetto al privato che poi porta quei soldi per il 75% all’estero. Le somme sarebbero invece investite da Cassa depositi e prestiti in Italia. Se l’Inps amministra 800 miliardi, ne può aggiungere anche altri 20 o più”.

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