Rigopiano, sepolta per 58 ore/ “Mi affidai a Dio: oggi affronto trauma con la fede”

- Emanuela Longo

Rigopiano, il racconto della giovane sopravvissuta 58 ore sotto le macerie in cui perse la vita il fidanzato: “Mi affidai a Dio e pregai tanto”

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Tragedia dell'hotel Rigopiano - La Presse

A tre anni dalla tragedia di Rigopiano, una delle superstiti, la 28enne Francesca Bronzi della provincia di Pescara, al Corriere.it racconta quei terribili momenti vissuti sotto un cumulo di macerie, ghiaccio e neve. Francesca è riuscita a sopravvivere per ben 58 ore, durante le quali ha sempre sperato che il fidanzato Stefano Feniello, a pochi metri da lei, fosse solo svenuto e non morto. Il giovane, in realtà, fu una delle 29 vittime della tragedia che si consumò il 18 gennaio 2017, in seguito ad una valanga che cancellò per sempre l’hotel Rigopiano. La coppia aveva deciso di raggiungere l’albergo per festeggiare i 28 anni di lui ed i cinque anni di fidanzamento. “Aveva prenotato di nascosto, mi aveva fatto una sorpresa”, ha ricordato la sopravvissuta al quotidiano. Quando è arrivata la valanga, i due si trovavano davanti al caminetto, nella sala comune: “All’improvviso è stato come se qualcuno avesse buttato giù una bomba dalla canna fumaria e siamo volati via”, racconta. Di quei momenti drammatici la giovane ricorda “caldo infernale, fumo e un odore tossico”. Francesca in quei momenti decise di arrendersi e chiudere gli occhi, salvo risvegliarsi senza alcun segno di vita da parte del suo fidanzato. Con lei, sotto le macerie, un’altra coppia: “eravamo convinti che fosse stato un terremoto, non una valanga”.

RIGOPIANO, SEPOLTA PER 58 ORE: COME AFFRONTA IL TRAUMA

Fino a quando i cellulari non si sono scaricati, Francesca Bronzi ha spiegato di aver avuto la percezione del tempo. Poi il vuoto e l’attesa dei soccorsi che però non arrivavano mai. A quel punto, dalla tasca del giubbotto ha estratto la foto della nonna morta poche settimane prima: “Io sono credente, ho guardato quella foto e mi sono affidata a Dio. Ho pregato tantissimo. So che lì sotto qualcuno è stato accanto a me a controllare che finisse tutto bene”. I momenti di sconforto non sono mancati, durante i quali sperava di poter ancora sentire la voce del fidanzato: “La paura più grande era morire lentamente là sotto”. Quando i cellulari si sono spenti, su di loro è calato “il nulla”. Dal momento dell’arrivo dei vigili del fuoco a quando è stata estratta trascorsero altre 23 ore, per un totale di 58. Oggi, la giovane ha ammesso di mantenere ancora i rapporti con i vigili del fuoco toscani che l’hanno messa in salvo. Le prime persone ad aver visto dopo i soccorsi sono stati i genitori, che appresero che era stata salvata dalla tv. Solo alcuni giorni dopo fu messa al corrente della morte di Stefano. I due si sarebbero dovuti sposare il 16 giugno 2018. Oggi come riesce a convivere con un trauma così grande? “Mi sto facendo aiutare da uno psicologo, e dalla fede. Il dramma della tragedia e delle mie ore sotto la valanga l’ho messo un po’ da parte. Per me il vero trauma è stato perdere lui. In questi tre anni mi sono concentrata soltanto su quello: cercare di accettare la sua perdita. Ma è difficile, fa male. Poi, certo: più passa il tempo e più tornano a galla anche i ricordi della tragedia. La neve adesso mi mette ansia soltanto a vederla”. Da allora a Rigopiano è tornata solo due volte: “È stato un po’ come andare a trovare Stefano”.



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