RIPRESA?/ Domanda, liquidità e Covid: le incognite dell’industria italiana nel 2021

- Federico Pirro

L’andamento della pandemia inciderà sulla domanda interna e internazionale, ma al di là di questo le imprese devono fare i conti con rischi sulla liquidità

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(LaPresse)

Avanzare previsioni sull’andamento dell’industria nel nostro Paese per l’anno che si è appena iniziato non è affatto facile, essendo numerose le variabili che potrebbero condizionarlo e che al momento si presentano molto nebulose, cominciando dalla persistenza della pandemia da Covid-19, e dalle misure che di volta in volta verranno assunte dal Governo per fronteggiarla. Già, dal Governo, ma quale ? Da quello al momento in carica guidato dal Prof.Giuseppe Conte, o da un altro Esecutivo con la stessa maggioranza, guidato sempre da Conte, ma con altri ministri ? O da un altro Governo, fondato sempre su una maggioranza giallo-rossa, ma presieduto da una personalità diversa da quella dell’attuale Premier? O, ancora, da un Governo di unità nazionale guidato magari da Mario Draghi, cui però Pd, M5Stelle e Leu non sembrano disponibili? O infine da un Governo che porti il Paese a nuove elezioni?

Allora, senza abbandonarci ad esercizi previsivi sulla tenuta o meno dell’Esecutivo in carica che potrebbero essere smentiti nel giro di qualche ora, cerchiamo di comprendere intanto se e come potrebbero incidere alcune macrovariabili a livello internazionale, e poi quali effetti potrebbero produrre sia le misure contenute nell’ultima Legge di bilancio e sia l’impiego delle risorse del Recovery Fund quando (finalmente) si riuscirà a definirne le linee di destinazione, a ottenerne l’approvazione dall’Unione europea e infine ad avviarne la spesa effettiva in termini di cassa.

A livello internazionale, fermo restando che anche negli altri grandi Paesi con i quali l’Italia è in solide relazioni commerciali – come ad esempio Germania, Francia e Stati Uniti – le dinamiche della pandemia potrebbero incidere ancora a lungo sui loro livelli di produzione e di consumo, bisognerà valutare in primo luogo le linee di politica economica della nuova Amministrazione americana, ormai prossima al suo insediamento, nonostante le turbolenze del Presidente uscente. A stimolare poi la ripresa in Europa concorreranno le risorse del Next generation Eu – quando inizieranno però a essere effettivamente spese secondo l’annualità stabilita a suo tempo – che potrebbero incidere su specifiche esportazioni italiane sia di beni strumentali che di beni di consumo. La Cina, a sua volta, sembra ormai avviata sulla strada di un’apprezzabile ripresa, trainata soprattutto dalla domanda interna, con probabili benefici effetti anche per nostre particolari esportazioni di beni simbolo del made in Italy.

L’andamento del cambio euro-dollaro – che vede al momento la moneta europea rivalutata rispetto a quella americana – potrebbe segnare negativamente l’export nazionale (ed europeo) sul mercato statunitense, così come potrebbe incidere il prezzo del petrolio e del gas che, pur con vistose oscillazioni, ha comunque segnato un sia pur lento incremento sia per il Wti che per il Brent, con effetti di traino sul prezzo dell’elettricità e del gas, con i già annunciati aumenti in bolletta dell’una e dell’altro per le famiglie italiane. 

Per la domanda interna, andrà valutata attentamente l’entità della ripresa dei consumi sia di beni durevoli che semidurevoli, avendo peraltro ben presente che una volta superato il blocco dei licenziamenti, con l’aggravarsi della disoccupazione – che già oggi è cresciuta per le gravi difficoltà in cui versano i settori più interessati dalle misure governative anti-Covid – si potrebbe contrarre nel Paese l’insieme del potere di acquisto dell’operatore famiglia. La domanda pubblica in edilizia invece, trainata soprattutto dagli investimenti, in alcuni casi già partiti, in grandi opere infrastrutturali finanziate anche dalle misure contenute nella Legge di bilancio dovrebbe “tenere”, con benefici effetti per i vasti comparti che ne sono interessati, dai veicoli industriali alle macchine movimento terra, dal cemento al tondino di ferro, dall’impiantistica ai prodotti chimici per le costruzioni. 

Nel settore dell’auto che effetti avrà sulla domanda di autovetture, ma anche sull’occupazione nei siti italiani, la fusione appena deliberata dagli azionisti e operativamente avviata dei gruppi FCA e PSA? E gli incentivi all’acquisto previsti nella Legge di bilancio stimoleranno realmente l’acquisto di nuovi veicoli? Presumibilmente sì, com’è accaduto dal terzo trimestre del 2020 quando sono state rafforzate le incentivazioni: pertanto la domanda dei tanti comparti variamente collegati all’assemblaggio finale di autovetture e veicoli commerciali dovrebbe trarne beneficio, se è vero che, ad esempio, all’Ilva di Taranto che produce coils anche per quel settore – nelle linee generali ancora da dettagliare del piano industriale per il 2021 – si prevede di passare dai 3,2 milioni di tonnellate dello scorso anno (record negativo assoluto dello stabilimento) a 5 milioni.

L’agroalimentare e le lunghe filiere a esso collegate, pur con la contrazione della domanda dei settori Horeca, dovrebbe mantenere buoni livelli produttivi che potrebbero essere anche incrementati da maggiori esportazioni almeno in certi Paesi, ove il food italiano è molto apprezzato. Lo stesso si può dire per il farmaceutico per fin troppo intuibili ragioni. Il comparto del legno-mobilio sta registrando una contrazione di acquisti per mobili per uffici privati e strutture pubbliche (causa smart working), ma una nuova domanda di arredamenti domestici dal momento che aumenta il tempo trascorso nelle abitazioni anche per ragioni di studio e di lavoro.

Il settore aeronautico per il trasporto passeggeri ha subito una contrazione molto brusca delle sue attività di costruzioni e manutenzioni per la riduzione drastica nel 2020 del trasporto aereo a livello internazionale e, per quanto si avvertano alcuni timidi segnali di ripresa, potrebbe ancora risentire della frenata dello scorso anno, mentre il comparto elicotteristico della Leonardo Divisione Elicotteri ha registrato buone performance sui mercati esteri, assicurando lavoro ai suoi impianti principali in Italia e all’estero e alle sue supply chain. La navalmeccanica vede un ricco portafoglio commesse anche di navi da crociera della Fincantieri, anche se per la persistente crisi di quel mercato di riferimento potrebbe slittare la consegna ai committenti di alcune unità di grande tonnellaggio.

L’Ict dovrebbe registrare trend di crescita elevati per la domanda sempre più diffusa di hardware e di software derivante da smart working e didattica a distanza. La generazione di energia dovrebbe anch’essa incrementarsi, in linea con una ripresa sia pure a macchia di leopardo dell’industria italiana. L’industria petrolchimica e della raffinazione potrebbe beneficiare di un incremento dei consumi – sempre che aumenti la circolazione di autovetture e veicoli commerciali – anche se la diffusione di auto elettriche e ibride incomincerà, sia pure lentamente, a erodere quote di mercato per i combustibili di origine fossile.

Al di là comunque di quelli che saranno gli andamenti produttivi dei vari comparti del manifatturiero nazionale, segnati da una maggiore o minore domanda, sul tappeto rimane il problema dell’accresciuto indebitamento delle aziende, richiamato con forza proprio in questi giorni dalla Confindustria e da altre associazioni datoriali che hanno sottolineato come la restituzione dei prestiti ottenuti durante la fase più acuta della pandemia (con garanzia dello Stato) nei tempi previsti inizialmente, toglierebbe liquidità per gli investimenti e pertanto renderebbe necessario un allungamento delle scadenze, altrimenti vi sarebbe il rischio di un’asfissia finanziaria a breve-medio termine per larga parte delle imprese italiane, soprattutto per quelle di piccole e medie dimensioni. Ma una dilazione dei rientri determinerebbe, a sua volta, intuibili ripercussioni sulla liquidità degli Istituti di credito e poi sui loro bilanci, con il rischio anch’esso reale di una rarefazione del credito erogabile, anche se le immissioni di liquidità da parte della Bce nel sistema a livello europeo dovrebbe mitigarlo.

Ora è sperabile che le campagne vaccinali – quando partiranno (finalmente) a livello di massa in Italia e in Europa – riescano ad abbattere contagi e conseguenti restrizioni imposte a tutti i cittadini per circoscriverli e ridurli, alimentando così un nuovo grande balzo dell’economia mondiale e anche di quella italiana, che è ancora l’ottava a livello internazionale per il suo Pil; ma è facilmente prevedibile che gli effetti macroeconomici della pandemia ne segneranno ancora a lungo e negativamente i suoi trend, imponendo in ogni settore riposizionamenti competitivi, ristrutturazioni selettive, innovazioni di processi e di prodotti, crescenti digitalizzazioni, ma anche drastiche selezioni di convenienze imprenditoriali, con intuibili effetti negativi sui livelli occupazionali di molteplici ambiti industriali, cui si dovrà rispondere nel nostro Paese con un più moderno sistema di welfare e di gestione del mercato del lavoro. Guai infatti se l’uscita dagli effetti funesti della pandemia segnasse solo un ulteriore drammatico aggravamento delle condizioni di vita e di lavoro di tanti nostri concittadini che sarebbero condannati inesorabilmente alla dimensione di “scarti umani”, lucidamente paventata e giustamente denunciata con forza da papa Francesco.

 

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