“Ritorno a scuola? Bambini si adatteranno”/ Psicologi “No allarmismi, perché loro…”

- Raffaele Graziano Flore

“Ritorno a scuola a settembre? I bambini si adatteranno”. Lo psicologo Cristiano Inguglia spiega ai genitori: “No ad allarmismi: a differenza degli adulti loro hanno risorse sottovalutate”

Aula scolastica, immagine di repertorio
Aula scolastica, immagine di repertorio (Pixabay, 2020)

Come sarà il ritorno a scuola per gli alunni italiani? Mentre il mondo della politica, istituzioni e parti sociali discutono a proposito di come sarà la vita in classe (nuove ondate di contagi e Covid-19 permettendo) a partire dal prossimo settembre, alcune rassicurazioni per i tanti genitori preoccupati arrivano dagli psicologi. Dopo lunghi mesi in quarantena lontani dalle aule, i bambini potranno ricominciare ad andare a scuola e, nonostante la fisiologica ansia di milioni di mamme e papà, gli esperti invitano alla calma e ad evitare allarmismi: ad esempio, se nella giornata di ieri sul portale specializzato Orizzonte Scuola era apparso un intervento in cui si spiegava agli insegnanti che dopo l’estate saranno catapultati in un mondo nuovo e in cui le coordinate dell’insegnamento tradizionale saranno gioco forza stravolte, nelle ultime ore Cristiano Inguglia, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università di Palermo ha spiegato come i più piccoli, a differenza degli adulti, abbiano risorse di adattamento notevoli e quindi non ci sarà nulla da temere.

“RITORNO A SCUOLA? I BAMBINI L’AFFRONTERANNO BENE PERCHE’…”

Insomma, vanno bene le precauzioni e l’attenzione a quali saranno le norme che vigeranno in aula per ridurre al minimo il rischio di contagi, ma senza allarmismi. “Si è poco cercato di ragionare sul fatto che le misure avevano un carattere di eccezionalità” ha spiegato Inguglia a proposito della stretta attuata per limitare al massimo quella che nelle settimane scorse è stata una situazione di emergenza inedita e non solo per il nostro Paese, pur spiegando che uno dei potenziali rischi a lungo termine è quello di “compromettere il rapporto tra bambini, famiglie e scuola”. A detta dello psicologo nei confronti dei più piccoli c’è stata una sottovalutazione: “Sebbene abbiano dovuto fare grandi sacrifici spesso non capendo bene neanche il perché, essi sono per loro natura plastici e adattabili” ha continuato, facendo notare anche che forse chi ha sofferto maggiormente durante il lockdown sono stati i loro genitori che sovente hanno al contrario proiettato involontariamente questo loro disagio sui figli. E conclude: “Una situazione, per quanto traumatica possa essere, non produce necessariamente effetti negativi” dal momento che per Inguglia i più piccoli hanno risorse spesso sottovalutate o inaspettate per gli adulti e grazie a queste probabilmente affronteranno nel migliore dei modi il ritorno tra i banchi di scuola.

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