Roma Pride 2023, cosa c’è nel manifesto/ “Utero in affitto, prostituzione libera, ses*o non convenzionale”

- Niccolò Magnani

Roma Pride 2023, cosa c'è nel manifesto politico degli organizzatori: utero in affitto, prostituzione libera, sessualità non convenzionali, autodichiarazione genere”. L'avanguardia LGBTQ...

Roma Pride Roma Pride, l'edizione del 2022 (LaPresse)

ROMA PRIDE 2023, IL MANIFESTO POLITICO FA DISCUTERE

LGBTQIAK+: è questa l’ultima “avanguardia” del linguaggio arcobaleno che spunta dal Roma Pride 2023 al via in questi giorni nella Capitale e che tanto “chiasso” sta generando dopo la decisione di Regione Lazio di togliere il patrocinio precedentemente concesso. Questo perché nelle dichiarazioni del portavoce del Roma Pride – Nicola Colamarino, presidente circolo Mario Mieli – veniva esplicitamente dichiarato il sostegno alla pratica dell’utero in affitto (definito nel linguaggio “corretto” come “gestazione per altri”).

Eppure se si guarda il manifesto del Roma Pride 2023 (qui il testo integrale) di elementi per cui la Regione Lazio, e in generale una maggioranza di Centrodestra, avrebbe potuto non concedere il patrocinio ve n’era diversi e non riguardavano certo solo l’utero in affitto. Dalla prostituzione libera all’autodichiarazione per definire il proprio genere, passando per i più “canonici” matrimoni egualitari e affidi/adozioni alle coppie arcobaleno o le più stravaganti “sessualità non convenzionali”, proprio quella K (che sta per “kinky”), la ‘new entry’ nella dicitura degli orientamenti del nuovo Roma Pride 2023. Oggi Francesco Borgonovo su “La Verità” ha approfondito alcuni dei punti presenti nel manifesto del Pride, lanciando anche la sua personale “tirata d’orecchi” al Governatore del Lazio Francesco Rocca, reo secondo il giornalista di aver concesso inizialmente il patrocinio al Roma Pride senza aver letto realmente il manifesto politico redatto e pubblicato dagli organizzatori.

UTERO IN AFFITTO, SEX WORKS, AUTODICHIARAZIONE GENERE: COSA C’È NEL MANIFESTO DEL ROMA PRIDE 2023

Non serviva la dichiarazione del portavoce del Roma Pride 2023 per scoprire che l’intento degli organizzatori è ottenere, tra le tante richieste, anche il via libera all’utero in affitto (che, lo ripetiamo in questo ennesimo articolo del “Sussidiario.net” sul tema, è e resta un reato). Dopo la richiesta di matrimoni egualitari, adozioni e procreazione assistita anche per le coppie LGBTQ etc, il documento del Pride sottoscrive «Vogliamo una legge che introduca e disciplini anche in Italia una gestazione per altri (GPA) etica e solidale, che si basi sul pieno rispetto di tutte le persone coinvolte, sulla scorta delle più avanzate esperienze internazionali e in un’ottica di piena e autentica autodeterminazione».

La cifra che caratterizza il manifesto del Pride è l’assunto “ogni desiderio è diritto” e da qui in giù si iscrivono tutte le altre istanze presentate dal Roma Pride 2023: nella parte dedicata alle persone trans, si scopre la richiesta dell’approvazione di una legge «sulla piena autodeterminazione delle persone trans che prenda a modello quelle più avanzate nel mondo». Viene chiesto, in sostanza, il selfid ovvero la possibilità di essere riconosciuti come maschi-donne-non binari in base ad una semplice autodichiarazione. In parole ancora più povere, scrive “La Verità”, «per essere riconosciuti come donne dovrebbe bastare definire donne». Diretta conseguenza di tale istanza è la richiesta delle “carriere alias” a scuola e suoi luoghi di lavoro per chi non si riconosce nel proprio genere di nascita. Ma i punti più “delicati” devono ancora arrivare: si va dalla piena liberazione e liberalizzazione dei “sex work”, ovvero il pieno riconoscimento di prostituzione e simili oggi ancora vietato in Italia. Da ultimo, quella K-kinky di cui parlavamo qui sopra: l’aggiunta della lettera nel manifesto del Roma Pride 2023 riguarda l’accettazione di tutte le forme di sessualità «non convenzionali». Basta leggere per capire: «Rivendichiamo pertanto anche la K di comportamenti e orientamenti kinky. Perché la sessualità è rivoluzionaria ogni volta che è vissuta con consapevolezza e rispetto del consenso di tutte le parti coinvolte. Rifiutiamo – come del resto da anni fa la comunità scientifica – la patologizzazione delle sessualità non convenzionali, degli scambi di potere consensuali e lottiamo contro tutte le stigmatizzazioni e discriminazioni che quotidianamente colpiscono chi non pratica sessualità etero-normate». Capire poi cosa significhi il “non convenzionali” e cosa venga dunque accettato non solo dalla società ma anche dalla legge in questa “categoria”, ecco questo il manifesto non lo dice e non lo spiega…





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