INTERVISTA/ Piacentini (Cdo): welfare e Olimpiadi. Due occasioni per la città

“Guardare strategicamente al futuro” della città e del Paese. Per il presidente della Cdo Roma e Lazio, MARCELLO PIACENTINI, è l’unico modo per investire con profitto sulle realtà produttive della città

28.01.2011 - int. Marcello Piacentini
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Una vista di Roma (foto: Imagoeconomica)

Marcello Piacentini è il nuovo presidente della Compagnia delle Opere di Roma e del Lazio. Guiderà una rete di oltre mille piccole e medie imprese che operano nel tessuto sociale ed economico del territorio, che si trovano a fare i conti con le complicate discussioni sulla legge sul federalismo in discussione al Parlamento. Ancora non è ben chiaro come e quanto inciderà sul prelievo fiscale, quali vantaggi e quali svantaggi porterà.  Se ne porterà.

«È una questione molto delicata – afferma Piacentini – Occorre innanzitutto valutare che cosa serve veramente. Può essere uno strumento utile e opportuno se concorre ad una maggiore assunzione di responsabilità delle autonomie territoriali, mantenendo la solidarietà verticale e orizzontale tra i vari livelli decisionali. Se alcune funzioni esercitate oggi a livello statale si spostano più vicino al territorio, anche la gestione dei problemi passa in mano a chi maggiormente si rende conto di quello di cui davvero c’è bisogno. È comunque un tema che non può essere affrontato in termini ideologici. Va pensato piuttosto in funzione del bene comune».

Qualcuno spinge per il quoziente familiare, altri, come il professor Di Majo ha detto al Sussidiario, ritengono che sia impossibile.

Tutti però riconoscono l’importanza della famiglia come nucleo di base della nostra società. Un istituto che affonda le sue radici dentro la nostra storia, e che ha, nel corso degli anni, consentito la tenuta del nostro tessuto sociale. C’è ancora molto da fare.
Penso per esempio alla mancanza di sostegno alla flessibilità del lavoro femminile. Spesso le madri devono rinunciare al lavoro quando hanno un figlio, perché oggi non ci sono percorsi adeguatamente sostenuti che consentano di passare dal tempo pieno al part time, e poi fare il percorso inverso. Anche questo rappresenta un limite per la costruzione di una famiglia. Ci si trova di fronte all’ingiusta alternativa tra mettere al mondo un bambino e rischiare di uscire dal circuito lavorativo.

Savino Pezzotta sostiene che bisogna ripensare il welfare imperniandolo non sul singolo lavoratore ma sul nucleo familiare.

Sicuramente il nostro modello di welfare può essere rivisitato in meglio. Va implementato e arricchito, lasciando man mano i canoni del welfare state in direzione della welfare society. Bisogna, in un certo senso, andare incontro ai bisogni della società, facilitando e promuovendo forme di sostegno alla famiglia. Oggi è impensabile pensare alla complessità della vita di una persona senza tenere conto del fatto che possa avere una famiglia. Insomma, si può fare di più. Anche il federalismo municipale può aiutare questo processo ed è da sottolineare che Roma ha in questo un ruolo particolare, in quanto destinataria di norme specifiche, che sono poi quelle di Roma Capitale.

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A questo proposito, il quadro normativo potrebbe incentivare la corsa della città verso le Olimpiadi del 2020. Quanto un evento come questo occorre e può essere di stimolo per Roma?

Occorre senz’altro in quanto è oggettivamente una grande opportunità che può essere sfruttata. Bisogna però fare attenzione a che un grande evento non diventi l’unica possibilità per la città, ma detto questo è un’occasione che va valorizzata e ricercata per quanto possibile. Su questo tutti devono fare la propria parte. Penso che sia un’opportunità di sviluppo anche e soprattutto nella misura in cui il tessuto produttivo del territorio viene coinvolto in maniera strutturata, promuovendo e valorizzando le filiere produttive, la capacità di fare rete, e promuovendo un’aggregazione che non sia occasionale, cercando di non perdere la specificità della piccola e media impresa.

Una buona occasione per la politica cittadina. Il sindaco può rilanciare l’azione della sua giunta, maggioranza e opposizione iniziare a collaborare su un tema specifico.

Il sindaco è sempre stato convinto della bontà di questa iniziativa, non a caso l’ha promossa. È un’occasione attraverso la quale le istituzioni locali, e penso quindi anche a Provincia e Regione, possono confrontarsi mettendo in campo tutte le loro capacità di buon governo nella gestione complessiva della cosa pubblica, sfruttando al meglio tutte le eccellenze. Spero che venga colta per dare vita ad una collaborazione lungimirante, che possa andare al di là della dialettica politica imposta dal fatto del giorno, ma guardare strategicamente al futuro.

Come Compagnia delle Opere vi trovate di fronte a mesi densi di sfide interessanti.

Siamo un’associazione di imprenditori e professionisti che si propongono di considerare nell’orizzonte delle proprie attività il bene comune. A partire dalla capacità di rispondere alle domande e alle esigenze che il mondo dell’imprenditoria, ma in generale tutta la società, pone. Siamo consapevoli che al centro del nostro interesse non c’è l’impresa in quanto tale, ma una persona, più persone: quelle che la conducono o vi lavorano. Tale ruolo comporta un’implicita assunzione di responsabilità sociale. Si potranno superare le sfide di un mondo e di una realtà locale in continuo movimento solo essendo capaci di mettere in rete tutte queste specificità. Quello che io chiamo non un semplice fare, ma un “fare con”.

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