FISCO&FAMIGLIA/ Dalla politica risposte concrete, sgravi alle imprese familiari

La giunta Alemanno si presenta agli Stati generali con politiche per la famiglia allo stato embrionate. BRUNO PRESTAGIOVANNI fa il punto della situazione e avanza quattro proposte concrete.

22.02.2011 - Bruno Prestagiovanni
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Foto: Imagoeconomica

La famiglia è uno fra i temi di maggior impatto del dibattito politico e allo stesso tempo una delle questioni più complesse nell’agenda politica di ogni governo e partito. Nel nostro Paese poi ci si trova nella strana situazione per cui tutti sono concordi quando si parla di sostegno alle famiglie ma alla fine, in concreto, non si riesce a realizzare una riforma incisiva, durevole e condivisa.

Oggi più di ieri, il clima politico italiano vede contrapposti due blocchi ideologici (pro o contro Berlusconi) arroccati l’uno contro l’altro, dove il bene comune pare arrivi sempre secondo. La discontinuità politica, la lentezza del sistema burocratico – che rallenta fisiologicamente ogni attività – ed alcune volte il cattivo uso delle poche risorse messe a disposizione portano troppo spesso alla paralisi in fatto di policy concrete.

Molte di queste andrebbero realizzate con la partecipazione di tutti gli interlocutori, che appartengano al sistema politico o alla società civile. In un sistema di multilevel governance come il nostro, in cui poteri e competenze sono distribuite a livello territoriale, fondamentale è attuare il principio costituzionale di leale collaborazione che deve essere considerato come uno dei perni per lo sviluppo e la crescita del sistema Paese; per realizzare ciò indispensabile è superare l’ostacolo non facile degli scontri politici sopra accennati.

Oggi purtroppo dobbiamo assistere – spesso impotenti – a politiche disomogenee a causa della mancanza di dialogo tra i rappresentanti delle diverse istituzioni; è frequente vedere amministrazioni di colore politico diverso attivare politiche simili con metodologie e strumenti diversi, con il rischio di non vederle mai attuate. La mancanza di coordinamento, fondamentale in un ordinamento che guarda al federalismo, rischia di far saltare il sistema prima che lo stesso parta.

In particolare su tematiche quali i servizi sociali, l’assistenza alla persona, il sostegno alla famiglia, ognuno di noi dovrebbe fare un passo in dietro riponendo i personalismi e contribuendo in maniera fattiva, con un approccio sinergico, alla loro attuazione.

A livello regionale si possono indicare alcune priorità concrete.

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Prima ancora di individuare possibili incentivi economici, bisognerebbe sviluppare politiche per la famiglia allo scopo di trasmettere, specie alle nuove generazioni, l’importanza nella vita dell’uomo della famiglia stessa. Per questo motivo ritengo siano utili campagne informative nelle scuole, per far conoscere quelle politiche delle amministrazioni e del modo collaterale (associazioni, volontariato etc.) volte ad aiutare le famiglie in un vero e proprio percorso di crescita, al fine di contribuire a colmare il disavanzo educativo di cui è vittima la nostra società;

 

Si deve poi procedere all’attuazione in concreto del “quoziente familiare”, con l’obbiettivo di verificare, dopo un periodo di prova prefissato, gli eventuali aggiustamenti e correttivi da apportare, vista la complessità del tema. La sua mancata applicazione è dovuta al suo alto costo in fase di avvio, anche se nel medio termine porterebbe maggiore liquidità alle famiglie con il conseguente aumento dei consumi.

 

Non si può prescindere poi da “un’applicazione sempre più estesa del principio di sussidiarietà orizzontale”, facendo partecipare in modo più incisivo e consapevole la società civile nella scelte fondamentali e nella loro attuazione, attraverso strumenti quali le consultazioni e l’affidamento di servizi, distribuendo parte del carico di responsabilità verso il basso.

 

È necessario infine “insegnare ai giovani il mestiere di genitore”, così da rendere le famiglie più stabili, fondate su valori oggi messi da parte, capaci di superare i numerosi momenti di difficoltà senza che al primo si arrivi al suo sfaldamento.

 

Il Comune di Roma ha avviato, in questa direzione, la riforma per un “fisco a misura di famiglia”. 

 

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In linea di principio si può dare un giudizio positivo ma – indipendentemente dalle polemiche strumentali che si sono susseguite – ritengo che le valutazioni debbano essere fatte a posteriori, dopo un periodo finestra in cui questa iniziativa abbia prodotto dei risultati. Di sicuro, interessante è il fatto che si proponga qualcosa di innovativo. Ad onor del vero però questo non può bastare per sostenere in concreto le nostre famiglie. C’è ancora tanto da fare e auspico che la nuova giunta Alemanno possa essere meno timida e dar luogo, più che a proposte teoriche, ad azioni propulsive e concrete per le famiglie della nostra città.

 

In questa direzione, lodevole è l’iniziativa dell’assessore Gianluigi De Palo volta a creare all’interno delle parrocchie romane strutture di assistenza ai bambini ed alle loro famiglie. Anche in questo caso voglio tralasciare le polemiche politiche della sinistra, soffermandomi sulla bontà dell’iniziativa: l’auspicio è che il progetto possa essere esteso a tutta la città, con particolare riguardo ai territori periferici. Le parrocchie sono una risorsa che la città deve riscoprire, non solo come centri di culto ma come veri e propri centri di aggregazione e di confronto, capaci di assistere fattivamente la comunità per la risoluzione dei piccoli o grandi problemi che la affliggono. Questo è un esempio lampante di come debba essere applicato in concreto il principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale, spesso enunciato ma mai effettivamente applicato.

 

Altra proposta di particolare interesse in favore delle famiglie era il fondo da 400 milioni di euro volto al sostegno di chi paga l’affitto di casa, previsto inizialmente dalla bozza Calderoli sul federalismo municipale; mi auguro che le ragioni che hanno portato al suo stralcio non siano insuperabili visto l’impatto immediato che questo, come altri strumenti, avrebbe nei confronti della cittadinanza.

 

Ed ancora, la verifica di incentivi fiscali per la crescita e lo sviluppo di imprese a conduzione familiare, potrebbe essere altro strumento per il recupero di tradizioni e valori che la nostra società sta oramai perdendo; penso a tutte quelle professioni – spesso artigianali – in via d’estinzione che vedrebbero salvaguardate e sostenute la proprie ricchezza ed il proprio valore occupazionale.

 

Oggi più che mai la politica deve dare risposte concrete ed immediate, lasciando da parte le polemiche e gli scontri, prendendosi le proprie responsabilità senza cercare scappatoie rapide e di facciata. La famiglia non deve essere “al centro” della politica, deve essere “il centro” della politica.

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