PIANO COMMERCIO/ Giammaria (Confesercenti): ok solo se bloccherà i centri commerciali

Il primo Piano del Commercio di Roma Capitale è stato approvato, e ora si attende una nuova regolamentazione riguardo l’apertura di nuove strutture. Ne parliamo con VALTER GIAMMARIA

02.12.2011 - int. Valter Giammaria
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Un centro commerciale di Roma (Foto Imagoeconomica)

Il primo Piano del Commercio di Roma Capitale è stato approvato, uno strumento che dovrà regolamentare l’apertura di nuove strutture commerciali, limitare lo sviluppo dei centri commerciali, riequilibrare la situazione sul territorio e disciplinare lo sviluppo della media e grande distribuzione. Il sindaco Gianni Alemanno ha infatti spiegato che «Roma  sconta diversi squilibri a causa della storica assenza di un piano che, tra l’altro, ha determinato anche l’ascesa dei centri commerciali come merce di scambio urbanistico. Il piano ristabilisce un principio di equilibrio e pone al centro l’idea di un commercio ben distribuito sul territorio. Un modo per difendere anche le vite dei quartieri. Noi vogliamo che non ci siano più centri commerciali. Senza fare forzature illegali metteremo in atto tutte le misure e tutti gli interventi necessari ad una riconversione d’uso per fare in modo che questi centri possano diventare altro. Più utili alla cittadinanza, più utili al commercio».  Anche l’assessore al Commercio Davide Bordoni, ha fatto sapere che «la città attendeva questo piano da 12 anni. Questo strumento non era mai stato adottato e ciò ha causato diversi squilibri. Oggi, dunque, inizia l’iter ma il piano non sarà subito esecutivo: sarà inviato ai municipi per i pareri, poi serviranno le controdeduzioni della giunta e il voto finale della commissione e dell’assemblea. Durante tutto l’iter abbiamo anche chiesto, e continueremo a chiedere, i pareri delle associazioni di categoria». I primi obiettivi del Piano riguarderanno quindi la riqualificazione commerciale e la promozione di centri commerciali naturali, mentre per quanto riguarda lo squilibrio presente attualmente in molte aree, il primo cittadino ha fatto sapere che l’obiettivo del Piano «non è un riequilibrio verso l’alto, con tante nuove aperture, ma al contrario verso il basso». Il Piano del Commercio di Roma Capitale è stato presentato dal sindaco Gianni Alemanno, dall’assessore al Commercio Davide Bordoni, dal presidente di Confcommercio Roma e Lazio, Roberto Polidori, e da quello diConfesercenti Valter Giammaria, a cui IlSussidiario.net ha chiesto un commento: «Non è mai esistito dal 1998, anno in cui doveva essere emanato, un Piano del Commercio a Roma, e questo è il primo che arriva dopo tanti anni. Fino a oggi abbiamo assistito a una semiliberalizzazione di tutto ciò che veniva costruito in città, quindi grandi centri commerciali, outlet e strutture di vendita, non tenendo conto di quell’equilibrio che dovrebbe sempre esistere tra piccola, media e grande distribuzione. Si tratta di un Piano del Commercio che mette in campo la giunta Alemanno, e speriamo che possa bloccare i centri commerciali, che rappresentano sempre di più la rovina del commercio di vicinato e la desertificazione della nostra città.

Come abbiamo detto anche al sindaco Alemanno e all’assessore Bordoni, se il Piano che la giunta si accinge a varare bloccherà definitivamente i centri commerciali, noi saremo d’accordo; ma se questo non dovesse accadere ci vedrà certamente contrari, perché crediamo che Roma non abbia bisogno di tutti i centri commerciali che sono sorti e che stanno per sorgere. Dovranno anche esserci dei cambiamenti nelle maglie dello stesso Piano, che ancora prevede indici di costruzione di nuovi centri commerciali, e questo deve essere assolutamente rivisto. Stiamo continuando a costruire questi centri commerciali, queste “cattedrali nel deserto”, che non servono e non offrono più alcun servizio. Se avessimo avuto prima questo Piano, potevamo forse evitare la costruzione di molte di queste strutture, perché sarebbe stata attuata una pianificazione all’interno della città e un equilibrio tra le varie zone in cui far nascere un centro commerciale. Bisogna comunque chiarire che non diciamo “no” ai centri commerciali perché siamo semplicemente contro: apprezziamo anche l’innovazione e le nuove tecniche di vendita, ma sono tutte cose che devono essere programmate, e nella capitale non possono nascere circa cinquanta strutture, perché questa città non ne ha assolutamente bisogno. Spesso si dice che aprendo una struttura così grande si creano migliaia di posti di lavoro: è vero, ma quanti negozi farà chiudere quel centro commerciale? Negli ultimi anni hanno chiuso circa tra gli 8 e i 10 mila negozi, e circa 50 mila dipendenti hanno perso il posto di lavoro, e non credo che poi siano stati ricollocati all’interno delle grandi strutture di vendita. Il centro commerciale è senza dubbio un luogo in cui ci si incontra, si passeggia e si va con la famiglia, ma alla fine spesso si ritorna al negozio sotto casa, al mercato, e questa è la grande e bella particolarità dei romani».

 

(Claudio Perlini)

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