IL CASO/ Se Roma fa concorrenza agli Usa e diventa capitale della fisica

Il SuperB Factory, come spiega MAURIZIO AMOROSO, è il centro di ricerca internazionale che permetterà di fare in Europa un nuovo scatto in avanti nello studio della fisica delle particelle

14.06.2011 - Maurizio Amoroso
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Il Large Hadron Collider del Cern di Ginevra (Ansa)

Roma capitale anche della fisica. E’ una sfida entusiasmante, per studiosi e non, quella che troverà casa proprio al di sotto del campus dell’Università di Tor Vergata: un nuovo acceleratore di particelle, di alcune centinaia di metri di diametro, un grande anello sotterraneo in cui si scontreranno elettroni e positroni e che occuperà un’area di circa 30 ettari del campus, a due passi dai vicini Laboratori Nazionali di Frascati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Si chiamerà SuperB Factory, sarà un grande centro di ricerca internazionale per la fisica fondamentale e applicata e permetterà di fare in Europa un nuovo scatto in avanti nello studio della fisica delle particelle.

Mentre negli Stati Uniti sta per andare in pensione il vecchio acceleratore Tevatron, l’Europa invece raddoppia. Il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, che continua a raccogliere successi, avrà insomma anche un fratello minore, tutto italiano, che lavorerà in modo complementare. I fasci di particelle che si scontreranno al suo interno saranno infatti meno energetici, ma estremamente densi. Grazie a questa caratteristica un evento raro osservato dall’Lhc, con il suo anello da 27 chilometri, potrà essere analizzato in dettaglio nell’anello sotterraneo del Super B, dalla circonferenza di 1,5 chilometri. Per le loro dimensioni, le due macchine sono state soprannominate il Davide e Golia della fisica, ma lavoreranno insieme per rispondere a domande fondamentali, come i meccanismi che hanno prodotto la scomparsa dell’antimateria poco dopo il Big Bang, agli inizi della storia dell’universo,  o le forze che tengono uniti i componenti fondamentali della materia.

Il progetto, al quale sta guardando da tempo con interesse la comunità internazionale dei fisici, ma con applicazioni anche nel campo della medicina e della farmaceutica, è il primo della lista dei 14 progetti bandiera del Piano Nazionale di Ricerca Nazionale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e la Ricerca, approvati dal CIPE. L’investimento totale previsto per la realizzazione di questa macchina è stimato intorno ai 600 milioni di euro, di cui 250 sono stati già finanziati.

I fasci di luce, con caratteristiche uniche per coerenza e collimazione, consentiranno anche di visualizzare strutture biologiche o inorganiche a una risoluzione mai raggiunta e di scattare delle “microistantanee” dei processi biochimici in atto. Potranno essere utilizzati nella costruzione di nanostrutture o di componenti elettronici. Saranno utili per la sintesi di nuovi farmaci o materiali innovativi. Non a caso l’Istituto Italiano di Tecnologia ha partecipato alla fase di gestazione del progetto e sarà uno dei fruitori dell’acceleratore come sorgente di luce ad alta brillanza.

   “E’ la prima volta che una macchina acceleratrice viene progettata fin dall’inizio per soddisfare allo stesso tempo le esigenze della fisica fondamentale e di quella applicata”, ha osservato il presidente dell’Infn, Roberto Petronzio. “Il progetto – ha aggiunto – si inquadra naturalmente in un contesto di collaborazioni internazionali e contribuirà a rafforzare il primato europeo nella fisica delle alte energie”. Soddisfatto

Anche il rettore dell’università di Tor Vergata, Renato Lauro, che ha rilevato come “per l’operatività di Super B sarà coinvolta, a pieno regime, una comunità scientifica di oltre mille scienziati e tecnici”. Dall’altra riva dell’oceano arriveranno alcuni

Componenti del nuovo acceleratore: sono i magneti dell’acceleratore dell’università americana di Stanford, dove era installato l’esperimento Babar.

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