OLIMPIADI/ Pietro Mennea: per Roma solo un danno, lasciamo i Giochi al Giappone

PIETRO MENNEA, ex atleta olimpionico e detentore del primato mondiale dei 200 metri piani dal 1979 al 1996, commenta l’ormai ufficiale candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2020

22.07.2011 - int. Pietro Mennea
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Pietro Mennea con Usain Bolt (Foto Ansa)

«Roma non ha bisogno dei Giochi Olimpici per mostrare la sua grandezza. Questi sono eventi che durano una quindicina di giorni ma che poi, una volta terminati, lasciano solo costi e oneri indefiniti a carico della città della città e del Paese che li organizza. Stiamo ancora pagando la gestione degli impianti per i Giochi invernali di Torino, mentre la Grecia è nella situazione in cui si trova anche per colpa delle Olimpiadi del 2004». Pietro Mennea, ex atleta olimpionico e detentore del primato mondiale dei 200 metri piani dal 1979 al 1996, commenta nell’intervista a IlSussidiario.net, la recente ufficiale candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2020. «Chi non ha i conti in ordine non può affrontare questo genere di eventi, e sarà la stessa storia di una città, come quella di Roma, a far arrivare un maggior numero di turisti. Le Olimpiadi hanno perso il valore che avevano prima, ora si tratta solo di business, che fa comodo solo a chi organizza l’evento, non a chi lo ospita».

Come mai crede che le Olimpiadi non faranno bene a Roma?

In tutta la storia dei Giochi Olimpici, dal 1896 fino a quelli cinesi, ogni paese organizzatore ha dovuto affrontare una recessione cronica, fatta eccezione per il caso di Atlanta, ma solo perché erano stati costruiti pochissimi impianti. In tutti gli altri  casi, nessuno escluso, l’economia del paese è entrata in crisi.

Può farci qualche esempio?

Per quelli di Sidney i cittadini australiani stanno ancora pagando la gestione degli impianti, mentre in Grecia, la maggior parte dei 21 impianti costruiti non è più funzionante oppure sono soggetti a un forte degrado. Anche i cittadini canadesi, che hanno ospitato le Olimpiadi a Montreal nel 1976, hanno finito di pagare la tassa per i Giochi solo nel 2005. Anche la Cina, che vanta la più ricca economia mondiale, dopo i Giochi del 2008 ha subito una lieve recessione e oggi molti degli impianti costruiti sono usati per altri scopi perché i costi di gestione risultano insostenibili. Ed è proprio questo il problema, perché finché queste strutture non verranno smantellate, bisognerà continuare a pagare le altissime spese di gestione.

I Giochi quindi non potrebbero influire positivamente sull’economia della città?

L’economia non si muove solo grazie a qualche migliaio di persone in più che viene nella capitale per due settimane. Roma non ha bisogno di questo per creare turismo, ma di strade migliori, più servizi e di una maggiore sicurezza.

Cosa pensa invece dell’investimento che sarà necessario nel caso in cui la capitale dovesse ospitare l’evento?

Si parla di un investimento di circa dodici miliardi ma sono sicuro che, nel caso in cui la capitale dovesse davvero ospitare la manifestazione, alla fine la cifra aumenterà notevolmente. Inoltre sembra che l’investimento pubblico sia di quattro miliardi e il resto affidato ai privati, ma non sarà così perché i privati non hanno né la possibilità né la voglia di spendere cifre così alte, soprattutto in questa fase di crisi economica generale. A Londra molti dei privati che in prima istanza si erano impegnati a finanziare la costruzione di impianti, hanno abbandonato il progetto perché avevano capito che ci avrebbero rimesso troppo.

Cosa pensa invece della costruzione di nuove infrastrutture?

Sono stato recentemente a Barcellona, e su quasi tutte le porte degli appartamenti nell’area del Villaggio Olimpico era affisso un cartello di vendita. Questo perché si tratta di appartamenti costruiti in fretta e male, che i cittadini stanno ancora pagando. Per quanto riguarda Roma, poco tempo fa è stato annunciato che con 400 milioni di euro la Città dello Sport a Tor Vergata verrà terminata nel 2013, ed è una struttura che doveva essere pronta per i Mondiali di nuoto del 2009 e che è stata al centro di tantissime polemiche. Ma se non abbiamo neanche i soldi per finire quella struttura alle porte di Roma, come si può pensare di costruire tutti quegli impianti che un Olimpiade necessita?

Crede che Roma possa davvero aggiudicarsi le Olimpiadi?  

Roma può vincere, ma proprio perché gli altri paesi non hanno intenzione di candidarsi. L’unico che potrebbe guadagnare qualcosa dall’organizzazione dei Giochi è il Giappone, che deve risollevarsi dopo il disastro a cui tutti abbiamo assistito. Però sappiamo anche che i giapponesi sono in grado di costruire una strada in un giorno, mentre noi questa sicurezza non ce l’abbiamo.  

E i Giochi romani del 1960?

Nel 1960 ci fu il più grande scempio edilizio che il mondo abbia mai visto, in cui intere aree della città vennero letteralmente devastate solo per favorire la costruzione di nuovi impianti, senza un piano regolatore preciso e attuato troppo in fretta. Per esempio, nell’area dove ora sorge il Villaggio Olimpico, dopo la guerra, si stanziarono molti italiani provenienti da fuori Roma con la speranza di trovare lavoro e rifarsi una vita. Con l’arrivo dei Giochi tantissime famiglie vennero cacciate, ma è capitato anche in tante altre città, come Seoul, Atene o Berlino. Spero solo che chi ha in mano la responsabilità cerchi di cogliere le vere priorità di questa città.

 

(Claudio Perlini) 

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