CAOS NEVE/ Cara Trenitalia, non saremo come la Svezia, ma abbiamo qualcosa da imparare

Nevica e l’Italia si ferma. Non è una novità, ma quello che è successo nei dintorni di Roma è davvero inconcepibile. ANDREA BICOTTI commenta i disagi nella capitale dopo l’intensa nevicata

07.02.2012 - Andrea Bicotti
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Nevica e l’Italia si ferma. Non è una novità, ma quello che è successo nei dintorni di Roma è davvero inconcepibile. Quaranta centimetri di neve sulle colline e quindici centimetri nel centro città hanno paralizzato una città intera per oltre 48 ore. Il sistema viabilistico e quello ferroviario sono rimasti completamente bloccati e i disagi sono stati enormi per i passeggeri e gli automobilisti.

Il Grande raccordo anulare ha cominciato a diventare una pista di pattinaggio nel tardo pomeriggio di venerdì sera e pochi mezzi spargisale sono stati avvistati dai romani rimasti intrappolati nelle macchine. Chi non utilizzava un mezzo proprio per tornare a casa dal lavoro, non ha avuto fortuna di ritrovarsi un sistema dei mezzi pubblici efficiente: treni e autobus che funzionavano a capacità ridotta. Il 75% dei mezzi pubblici non funzionava perché gli autobus non erano attrezzati con gomme da neve. Questo è normale in una città come Roma, mentre non è normale che le strade non siano pulite da spazzaneve e rese agibili con i mezzi spargisale.

È ancora più grave quello che è successo al trasporto ferroviario. La rete ferroviaria intorno alla città di Roma è rimasta bloccata e migliaia di passeggeri non solo hanno subito ritardi e cancellazioni, ma spesso sono rimasti al gelo per ore ed ore aspettando che il treno si sbloccasse. Il freddo, non certo polare, ha bloccato i freni di molti convogli, dimostrando ancora una volta che i treni vecchi sono i più suscettibili a queste problematiche.

Tuttavia anche i Frecciarossa hanno subito notevoli ritardi. Nella giornata di mercoledì, giorno della forte nevicata sul’Emilia Romagna, quando Trenitalia annunciava che sulla rete AV i disagi erano contenuti e i mezzi di informazione addirittura riportavano bollettini idilliaci dove le problematiche non riguardavano i Frecciarossa (Il Corriere della Sera), i treni ad alta velocità avevano tra 120 e 180 minuti di ritardo sulla tratta Milano-Roma.

La linea AV tra Bologna e Firenze è rimasta chiusa per ore e i convogli FrecciaRossa passavano tra le due città sulla linea tradizionale. Un nonsense, perché quasi tutta la tratta AV tra Bologna e Firenze è in galleria. L’utilizzo della rete tradizionale faceva accumulare ulteriori ritardi ai treni, ma ai passeggeri non era dato saperlo in partenza. Qualcosa non ha funzionato, ma i bollettini di Trenitalia erano quasi ottimistici e i passeggeri si sono ritrovati bloccati in mezzo al nulla diverse volte.

Le ipotesi sono due: o Trenitalia non avvisava i propri passeggeri adeguatamente o Rete Ferroviaria Italiana non avvisava Trenitalia delle problematiche della linea. Delle due, l’una. In entrambi i casi la responsabilità cade in capo a Ferrovie dello Stato Italiane, poiché la società controlla sia la rete ferroviaria, RFI, che l’unico operatore presente su tutto il territorio nazionale, Trenitalia.

Sarebbe interessante che FS rispondesse anche alla domanda sul perché tra Bologna e Firenze sia rimasta chiusa la linea ad alta velocità, mentre la tradizionale continuava a funzionare. E perché i passeggeri non potevano sapere prima della propria partenza i ritardi che i treni avrebbero accumulato (almeno un’indicazione di massima)? RFI non passava le informazioni a Trenitalia?

Le crisi servono a migliorare perché dagli errori s’impara. Tuttavia una problematica simile avvenne nel dicembre del 2010 e poco è cambiato da allora. In quell’occasione si disse che l’impreparazione era dovuta all’attivazione da pochi giorni dell’AV sull’intera dorsale. Sono passati quasi 14 mesi da quell’esperienza negativa e sembra che poco sia cambiato.

L’Italia non è la Svezia, ma forse dal caso svedese ci sarebbe da imparare.

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