OPERA DI ROMA/ Mozart e un “Flauto” dai mille colori

- Giuseppe Pennisi

GIUSEPPE PENNISI ci racconta storia e dettagli artistici de “Il flauto magico”, in scena al Teatro dell’Opera di Roma dal 27 marzo, uno degli appuntamenti più attesi della stagione 

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Un momento de Il flauto magico

“Il flauto magico” di Mozart tratta di un’iniziazione, al tempo stesso, all’eros, all’amore coniugale ed alla società dei lumi della massoneria. Gli aspetti massoni sono sottolineati in molte regie e trattati ampiamente nel libro “Mozart Massone e Rivoluzionario” di Livia Bramani del 2006 che fu un successo editoriale nel 2006, quando ricorrevano i 250 anni dalla nascita del compositore austriaco. Pochi tengono conto che la massoneria a cui apparteneva Mozart (vi faceva parte lo stesso Imperatore Giuseppe II) poco aveva a che vedere con quella che divenne nei decenni successivi. Nella seconda metà del Settecento, nell’Imperio austriaco (e, quindi, anche nel Lombardo Veneto) era l’espressione dell’illuminismo cattolico (come d’altronde rivelano altri lavori dello stesso Mozart.
Non c’è segno di massoneria nell’edizione che si vedrà all’Opera di Roma dal 27 marzo . Le luci e i colori sgargianti nati dalla sfrenata fantasia del regista David McVicar illuminano la scena del Singspiel. E’ un allestimento  della Royal Opera House, dove è stato già ripreso tre volte e da cui è stato tratto un pregevole Dvd. E’  un appuntamento tra i più attesi della stagione del Teatro dell’Opera, con una produzione affidata a due tra i migliori talenti della nuova generazione lirica mondiale: il direttore Erik Nielsen e il regista David McVicar. McVicar è regista scozzese noto e pluripremiato Il giovane direttore d’orchestra Erik Nielsen salirà per la prima volta sul podio del Teatro dell’Opera di Roma , ma è stato già ccolto con successo, a 35 anni, nei maggiori teatri, dal Metropolitan  di New York al Covent Garden. L’allestimento firmato dall’eclettico regista , che racconta di aver scoperto la lirica proprio guardando Il flauto magico nella versione cinematografica di Ingmar Bergman (1974) raccoglie, con il sostegno delle scene e i costumi di John MacFarlane, le suggestioni dell’universo fiabesco di Mozart mozartiano in un grande gioco tra costumi del Settecento e allegorie esoteriche. Maestro del Coro dell’Opera, Roberto Gabbiani.

Protagonisti, i nobili Tamino e Pamina interpretati dal tenore Juan Francisco Gatell e il soprano Hanna Elisabeth Mller, (si alterneranno con Pavel Kolgatin ed Ekaterina Sadovnikova nelle date del 28 e 30 marzo) devono affrontare, affiancati dalla coppia di Papageno e Papagena (le loro controparti comiche) interpretati da Markus Werba e Sibylla Duffe un lungo e faticoso percorso iniziatico dal buio del regno della Regina della Notte alla luce del regno di Sarastro. Il cammino dall’ignoranza alla conoscenza disseminato da una fitta rete di simboli massonici, condurrà giovani innamorati a far parte di una schiera di iniziati. 
 “Il flauto magico” è stato concepito (come è noto) per un teatro di piccole dimensioni dei sobborghi di Vienna. Con elementi scenici essenziali e giochi di luci e di colori, lo spettacolo riempie tutto il potenziale dei grande palcoscenici della Royal Opera House di Londra e del Teatro dell’Opera di Roma  per raccontare una fiaba d’amore (e di confronto tra il Bene ed il Male). Una gioia per gli occhi , oltre che per le orecchie.



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