TBC/ L’infettivologo: i casi di tubercolosi al liceo sono solo la punta dell’iceberg

Per FABRIZIO PREGLIASCO, “la Tbc in Italia è molto più diffusa di quanto si pensi. Ogni anno si contano tra 4 e 5mila nuovi casi, mentre sono 1 milione le persone ‘tubercolino-positive’””

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Foto Infophoto

Un caso di tubercolosi è stato individuato dalla Asl Roma-B nell’istituto statale d’arte “Roma 2”, in zona Tiburtina. A una studentessa, che non si recava in classe da gennaio, è stata diagnosticata la Tbc, mentre altri suoi dieci compagni risultano essere “positivi” alla malattia. La giovane è in cura nel Policlinico Umberto I e la diagnosi parla di “infezione da Tbc conclamata”, anche se risulta fuori pericolo e già convalescente. Come rivela il professor Fabrizio Pregliasco, infettivologo dell’Università degli Studi di Milano, “la Tbc in Italia è molto più diffusa di quanto si pensi. Ogni anno si contano tra 4 e 5mila nuovi casi, di cui la metà tra immigrati, mentre in totale sono 1 milione le persone ‘tubercolino-positive’”.

Professor Pregliasco, quanto è elevato il rischio che l’epidemia di tubercolosi si diffonda in tutta Roma?

Purtroppo la tubercolosi è un problema reale, che sta tornando d’attualità per alcuni episodi, ma non ha mai smesso di vedere una quota rilevante di italiani che hanno avuto l’esposizione al bacillo della Tbc. Un tempo si pensava che la malattia dovesse sparire dall’Italia e dall’Europa, mentre in realtà negli ultimi anni sta tornando a diffondersi per la sopravvivenza di pazienti privi di difese immunitarie. Oltre che soprattutto per l’arrivo di immigrati che una volta nel nostro Paese vivono in condizioni ambientali simili a quelle di 50 o 100 anni fa.

Con le attuali conoscenze mediche, quanto è elevato il rischio di morte per chi contrae la Tbc?

In Italia dipende tutto dalla velocità della diagnosi e del trattamento. Fatta eccezione per alcuni batteri resistenti alla gran parte dei farmaci, ma si tratta di un segmento minimale da cui è raro essere colpiti, per curare la Tbc basta affrontarla nelle fasi iniziali. In passato si moriva di tisi per sbocchi di sangue, perché i polmoni erano devastati dal bacillo della Tbc e quindi gli effetti della consunzione dell’organismo erano letali. Oggi il soggetto sottoposto alla terapia antibiotica nell’arco di 24 ore non è più contagioso, e dopo poco presenta solo alcuni problemi residui come una leggera difficoltà respiratoria.

Quanto è diffusa la tubercolosi in Italia?

Occorre distinguere tra i soggetti con la malattia e quelli con l’infezione tubercolare. I casi di malattia clinica sono circa 4-5mila ogni anno, e la metà è costituita da cittadini non italiani. A questi si aggiunge più di un milione di persone che rientrano tra i cosiddetti “tubercolino-positivi”: sono soggetti che hanno avuto un’infezione e risultano positivi al cosiddetto “test della Mantoux”. Questi soggetti hanno una forma primaria della malattia che resta confinata in un piccolo tubercolo. Il bacillo rimane nascosto nel polmone e questi soggetti possono vivere tranquillamente.

 

Quali sono le precauzioni da adottare per non essere infettati sui mezzi pubblici, a scuola o altri luoghi molto frequentati?

 

Il contagio della malattia avviene per trasmissione respiratoria. Restano valide anche per la Tbc le indicazioni che erano state fornite per la pandemia di influenza A, come lavarsi frequentemente le mani e fare attenzione a chi starnutisce. E’ importante però ricordate che la Tbc non è come l’influenza e le altre malattie respiratorie, dove basta un colpo di tosse per essere infettati, ma necessita di una permanenza prolungata a contatto con una persona malata. E’ il tipico caso degli extracomunitari, che dormono in 20 in un sottoscala al freddo, senza ventilazione né luce solare, che già di per sé uccide il bacillo.

 

Che cosa avviene invece dove le condizioni igienico-sanitarie sono migliori?

 

Le epidemie di Tbc si verificano sempre in realtà circoscritte, come in scuole e comunità. In passato ho seguito un caso di alcuni studenti che a Lodi prendevano lo stesso scuolabus, e che erano rimasti a lungo a contatto con un ragazzo che era portatore del bacillo. Se il soggetto è immunodepresso o ha altre patologie, è più facile che rimanga contagiato.

 

In che modo è possibile combattere la Tbc tra gli immigrati clandestini, che spesso sono privi di assistenza medica?

 

La difficoltà principale è che la tubercolosi nella sua fase iniziale spesso può essere scambiata per una banale influenza. Eventuali sintomi della Tbc possono essere se il soggetto è stanco, dimagrisce e tossisce in continuazione. Spesso purtroppo non si pensa alla Tbc fino a quando la malattia si evidenzia in modo più massiccio con febbre, tosse produttiva e danni a livello respiratorio. Non è facile quindi fare uno screening, a maggior ragione per quanto riguarda gli immigrati clandestini.

 

(Pietro Vernizzi)

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