CASE POPOLARI/ Rom e sinti, via libera al bando dal Comune di Roma

- La Redazione

Oggi, dopo appena qualche mese dalle contraddittorie parole del vicesindaco della capitale, Sveva Belviso, il Comune di Roma stabilisce che anche i rom potranno avere una casa

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Lo sgombero di un campo rom a Roma (InfoPhoto)

“Una soluzione alternativa ai campi non c’è. Inoltre non c’è alcuna intenzione di creare corsie preferenziali per dare case ai rom, discriminando i cittadini italiani nelle liste. Se le possono scordare”. Era l’11 settembre dello scorso anno e il vicesindaco di Roma Sveva Belviso rilasciava questa dichiarazione a proposito del piano nomadi su cui il primo cittadino capitolino, Gianni Alemanno, ha interamente improntato la propria campagna elettorale del 2008. Oggi, dopo appena qualche mese dalle parole della Belviso, il Comune di Roma stabilisce che anche i rom potranno avere una casa. La notizia giunge dall’avviso di edilizia pubblica del Dipartimento politiche abitative di Roma Capitale che di fatto riconosce sette campi rom attrezzati come “strutture provvisorie preposte all’assistenza pubblica da organi, enti o associazioni di volontariato”. A festeggiare è ovviamente l’Associazione 21 Luglio, da tempo impegnata nella battaglia per garantire il rispetto e l’applicazione del diritto d’alloggio per rom e sinti. “L’importante novità che emerge – si legge in un comunicato pubblicato sul sito dell’associazione – è che il punteggio più alto è riservato a quei nuclei familiari, italiani e stranieri, che dimorino in strutture procurate a titolo provvisorio, da organi, enti e associazioni di volontariato riconosciute ed autorizzate preposti all’assistenza pubblica, con permanenza continuativa nei predetti ricoveri da almeno un anno”. Dal nuovo bando risulta anche evidente, si legge ancora, che il Dipartimento politiche abitative di Roma Capitale, “recependo per buona parte le sollecitazioni espresse da tempo dall’Associazione 21 luglio”, ha ampliato i parametri di assegnazione ricomprendendo anche le situazioni assimilabili a quelle dei “villaggi attrezzati”, compiendo così “un passo importante verso una politica di effettiva uguaglianza e pari opportunità nell’assegnazione delle case popolari”. L’Associazione 21 luglio, quindi, afferma che “grazie ai nuovi punteggi indicati dal bando, almeno 1.500 rom dei 3.600 che vivono nei villaggi attrezzati di Roma,  potranno presentare regolare domanda con la concreta speranza di poter accedere nella fascia più alta per l’assegnazione dell’alloggio. L’Associazione sta organizzando una task force che nei prossimi giorni fornirà ai rom le dovute informazioni riguardo la compilazione della domanda di assegnazione”.

Poco dopo ecco però arrivare la risposta del presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori: “Quanto affermato oggi dall’Associazione 21 luglio – si legge in una nota – dovrà essere accuratamente verificato nelle sedi opportune, perché è semplicemente inaudito che si contravvenga così smaccatamente agli impegni presi con la città e con i romani durante la campagna elettorale che nel 2008 portò alla vittoria del centrodestra, e questo proprio grazie alla promessa di risolvere finalmente l’annoso problema della presenza eccessiva di nomadi nella Capitale e con l’obiettivo di ripristinare legalità e decoro”. “Non consentiremo – aggiunge Santori – che le famiglie in difficoltà, gli anziani soli e quanti altri attendono in una regolare graduatoria da anni, siano sorpassati nell’indifferenza di ogni forma di giustizia sociale e di buon senso, in nome di un buonismo ottuso e a senso unico”.



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