Russia, armi in Libia per destabilizzare Italia?/ Kenya si ribella a “trappola” Cina

- Silvana Palazzo

Russia, il piano per destabilizzare Italia ed Europa: armi in Libia. Intanto il Kenya si ribella a "trappola del debito" della Cina per la costruzione della nuova ferrovia

libia guerra milizie 1 lapresse1280 640x300 In Libia (LaPresse)

La Russia usa i migranti come “arma” contro l’Europa e per destabilizzare anche l’Italia. Lo evidenzia Nello Scavo su Avvenire, partendo dalla “violazione tecnica” che è stata segnalata all’Onu per la violazione dell’embargo sulle armi in Libia per la manutenzione della Guardia costiera. Ma dalla Libia passa anche la stabilità dell’Ue, compresa la guerra in Ucraina, visto che la Russia è stata scoperta a mandare armi a Tripoli mentre è in corso il conflitto con Kiev. A ciò si aggiunge il contrabbando del petrolio, business che si serve di una rete internazionale che dalla Libia arriva in Europa tramite Malta e Italia attraverso «navi multiuso più piccole, utilizzate contemporaneamente o consecutivamente per il trasporto di altre merci lecite o illecite». Sono stati, inoltre, ricostruiti eventi criminali che coinvolgono le istituzioni libiche.

Sono «gravi violazioni dei diritti umani commessi contro migranti e richiedenti asilo in tre contesti correlati di tratta di esseri umani e traffico di migranti». I migranti, dopo essere catturati in mare, sono stati «illegalmente detenuti in condizioni sanitarie deplorevoli, con le vittime ridotte in schiavitù e torturate, duramente picchiate giorno e notte, deliberatamente fatte morire di fame». Ci sono stati casi di violenze sessuali, schiavitù sessuale e altre forme di violenza. L’afflusso di armi anche dalla Russia crea ulteriore instabilità perché mette sotto pressione i “nemici”. Infatti, il report dell’Onu avverte: «Il gruppo di esperti valuta che le scorte di armi siano rimaste elevate e sufficienti per sostenere qualsiasi conflitto futuro».

IL KENYA E LA “TRAPPOLA DEL DEBITO” CINESE

Dalla Libia al Kenya, il primo Paese africano a ribellarsi contro la “trappola del debito” cinese. Al centro del contenzioso la controversa Ferrovia a scartamento standard (Sgr), progetto di 4,7 miliardi di dollari avviato nel 2014. Stando ad una sentenza della Corte Suprema nella capitale keniana, non poteva sottrarsi alle condizioni imposte dalla Cina. Ciò è emerso perché una parte dei documenti è stata resa nota. Tra le varie condizioni presenti nel contratto con la China road and bridges Corporation (Crbc) c’era l’impossibilità del Kenya di indire gare d’appalto legate all’Sgr, l’obbligo di ripagare subito il prestito in caso di violazione delle regole d’appalto e un tasso di interesse del prestito superiore a quello che si fissa tipicamente in un accordo tra due governi. «La Cina ha fatto in modo che tutti i rischi fossero assunti dal contribuente keniano», osserva l’economista keniano Tony Watima. Preoccupazioni simili sono emerse con l’affare dell’aeroporto di Entebbe, in Uganda, quando si pensava che in caso di default sarebbe diventato di proprietà cinese. I dettagli del contratto rivelati di recente stabiliscono che ci sia «un deposito in contanti su un conto a garanzia che la Cina può sequestrare in caso di inadempimento contrattuale» e che «tutte le entrate generate dall’aeroporto internazionale di Entebbe siano utilizzate per rimborsare il prestito in via prioritaria per i prossimi 20 anni».





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