Sabino Cassese: “Autonomia unisce l’Italia, sinistra ha torto”/ “Premierato? Stabilità a Governo ed elettori”

- Niccolò Magnani

L'Autonomia differenziata e il Premierato possono far crescere l'Italia: ne è convinto il giurista Sabino Cassese che "smonta" gli argomenti della sinistra contro le due riforme del Governo

Sabino Cassese Sabino Cassese (Ansa Fabio Cimaglia, 2024)

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CASSESE: “UNIRÀ IL PAESE, SBAGLIA LA SINISTRA”

Secondo il presidente emerito della Consulta, Sabino Cassese, le due principali riforme lanciate dal Governo Meloni come autentiche sfide di legislatura sono entrambe virtuose: tanto l’Autonomia differenziata quanto il Premierato rappresentano una possibilità – al netto delle possibili modifiche che sicuramente potranno migliorare in Parlamento – di crescita per il Paese. Lo ha spiegato in più passaggi lo stesso Cassese nell’ultima intervista su “La Verità” ai microfoni del collega Federico Novella: partendo dalla riforma dell’autonomia differenziata proposta dalla Lega di Salvini e Calderoli, per l’eminente giurista sarà tutt’altro che una legge “divisiva” per l’Italia.

«Se si attua la Costituzione, che prevede la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio, e il potere del governo di sostituirsi alle Regioni laddove la tutela di tali livelli non sia assicurata, ci si muove nella direzione di una maggiore unità nel Paese», sentenzia Cassese promuovendo il testo di legge e criticando le invettive lanciate in queste settimane dal Centrosinistra contro la riforma che potrebbe sfociare in un nuovo referendum costituzionale. «È stato proprio il centrosinistra a introdurre nella Carta il concetto di autonomia differenziata, che avvantaggerà anche il Sud. Propongo di adottare la formula del Pnrr per il Meridione: fondi condizionati al rispetto dei tempi, e sanzioni per chi non li osserva», rileva ancora il professore ed esperto costituzionale. Secondo Sabino Cassese il rischio di “spaccature” tra le diverse Regioni è molto limitato, sebbene non sia da escludere: qualche dubbio in più invece l’esperto li evidenzia in merito al cardine sull’autonomia che “favorirà la meritocrazia’, «Purtroppo, il principio costituzionale del merito viene spesso violato in tutto l’ordinamento italiano e la proposta della cosiddetta autonomia differenziata non può contribuire a fare passi avanti in materia».

IL GIUDIZIO SUL PREMIERATO E LA STABILITÀ ANCHE PER GLI ELETTORI: COSA HA DETTO SABINO CASSESE

Rimanendo ancora sul tema dell’Autonomia differenziata, Sabino Cassese a “La Verità” sottolinea come in campo sanitario i Lep sono una semplice attuazione del dettato costituzionale, a partire dai due articoli 116 e 120 della Carta: «furono introdotti dal centrosinistra e approvati con un referendum che si svolse nel 2001 con più di 10 milioni di votanti a favore e poco più di 5 milioni di votanti contro. Al centrosinistra ricorderei di cercare chi introdusse la cosiddetta autonomia differenziata nella Costituzione e cancellò dalla Costituzione la parola “Mezzogiorno”. Mentre al centrodestra ricorderei in che modo il tema della autonomia differenziata fu presentato intorno al 2016». Insomma, chiarisce ancora il presidente emerito della Consulta ed ex Ministro, non tutto il Sud è rimasto indietro e per questo la formula migliore rimare quella del PNRR, ovvero quella della «distribuzione di fondi condizionati a obiettivi e tempi di realizzazione, e accompagnati da sanzioni».

Anche sulla riforma del Premierato vi sono aspetti tutt’altro che “critici” come invece vengono sostenuti dal Pd e le altre opposizioni: «Darà stabilità di governo, consacrando il vincolo tra chi vince le elezioni e l’elettorato», ritiene Cassese sebbene consideri qualche potenziale “ombra” dietro l’approvazione della riforma costituzionale sull’elezione diretta del Premier. Se infatti elezione avvenisse contestualmente con l’elezione dei parlamentari, «avrebbe il vantaggio di un voto che consacra non solo il presidente, ma anche una maggioranza. Poiché l’instabilità dei nostri governi dipende dalla scarsa coesione delle maggioranze di governo, questo avrebbe il vantaggio di consacrare il vincolo tra le forze politiche che raggiungano la maggioranza, dinanzi all’elettorato», aggiunge il docente, riconoscendo al Governo il fatto di aver inserito nel testo la durata dell’esecutivo, come da mandato costituzionale, a 5 anni. Il difetto vero, semmai, conclude Cassese è l’articolo 4 ovvero quello che «regola il sistema barocco di sostituzione del premier eletto».





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