Diabete 1, il dispositivo che protegge dalle iperglicemie/ L’inquinamento ambientale come fattore scatenante

- Matteo Fantozzi

Arriverà in autunno in Italia uno strumento salvavita in grado di proteggere dalle iperglicemie. Diabete 1 affrontato finalmente con gli strumenti giusti, si può superare davvero?

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Svolta nel campo della medicina e del diabete - Pixabay

Il diabete di tipo 1 può essere scatenato da diversi fattori, tra questi c’è a sorpresa anche l’inquinamento ambientale. Questo svolge un ruolo fondamentale in diverse situazioni e andando a scatenare diverse malattie autoimmuni endocrine ma non solo. Ne ha parlato la dottoressa Rosaria Maddalena Ruggeri durante l’ultimo Congresso Nazionale della Società italiana di scienza dell’alimentazione che si è svolto a Roma lo scorso 20 e 21 settembre. La donna è stata invited speaker durante il Simposio sulla sostenibilità ambientale e sulla nutrizione e ha spiegato: “L’inquinamento ambientale come trigger di autoimmunità endocrina. Da malattie come il diabete di tipo 1 fino a patologie malassorbitive”. Questa è una scoperta davvero molto importante che ci fa capire come i fattori di rischio del diabete di tipo 1 siano molti di più di tutti quelli che potevamo prevedere. (agg. di Matteo Fantozzi)

210 MILIONI DI SPRECHI

Mentre si parla dell’arrivo del dispositivo che protegge dal Diabete di tipo 1 arriva uno studio sugli sprechi della sanità per la ricerca su questa patologia. Secondo quanto riportato dall’Anac infatti per la fornitura di kit per i malati di diabete si spende circa mezzo miliardo di euro e circa la metà, attorno ai 210 milioni, potrebbero essere tranquillamente risparmiati. In alcune regioni del nostro paese infatti ci sono strisce per il controllo della gliecemia e aghi pagati anche il triplo del dovuto. Basti pensare che la striscia costa 19 centesimi in Emilia Romagna e oltre 50 a Bolzano. Delle stime che fanno preoccupare e ovviamente fanno anche pensare male, con indagini condotte giornalmente per evitare che gli sprechi vadano a togliere fondi ulteriori che potrebbero essere impiegati nella ricerca per offrire un servizio migliore alle persone affette da questo tipo di patologia. (agg. di Matteo Fantozzi)

IL MINIMED 670G

All’Easd è stato presentato un nuovo dispositivo che protegge anche dalle iperglicemie. Un messaggio sicuramente importante per i malati di diabete di tipo 1 e che potrebbe anche cambiare le loro vite. Lo strumento sarà più automatico di quelli attualmente in commercio e usa un algoritmo per prevedere quanta insulina erogare e quando andarlo a fare. La società europea per lo studio del diabete l’ha presentato durante il congresso in corso a Berlino. Al momento lo strumento, che si chiama Minimed 670G, viene utilizzato in tutto il mondo solamente da 140mila pazienti americani. In Italia c’è grande attesa per capire come questo possa andare ad influenzare le vite delle persone affette appunto da diabete di tipo 1. Uno strumento che regalerebbe loro più autonomia, lasciando la possibilità a questi di controllare meno la propria malattia.

IL PAZIENTE CHE DA DUE ANNI ASPETTA IL SUO ARRIVO

Come riportato dalla Repubblica nella sua versione online ha parlato la responsabile Tecnologie e terapia del diabete di tipo 1 degli Spedali civili di Brescia Angela Girelli. Questa ha sottolineato come da due anni un paziente dalla Sicilia la chiama per sapere quando arriverà il Minimed 670G. Una svolta che i malati di diabete di tipo 1 aspettano ormai da molto tempo e che permetterà loro di svolgere una vita più normale e meno condizionata dalla loro patologia cronica. Lo strumento si avvale di un algoritmo particolare che è stato messo a punto da bioingegneri dell’azienda in questione e mima alcune funzioni del pancreas. Offre diversi vantaggi in più rispetto alle moderne apparecchiature, infatti è il primo e unico a erogare insulina basale nelle 24 ore in modo automatico e anche personalizzato.

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