Tumori, scoperto cancro su scheletro I secolo d.C./ Com’è stato possibile: la ricerca di un’equipe di Catania

- Dario D'Angelo

Tumori, “anche gli antichi si ammalavano di cancro”. Sicilia, equipe descrive raro osteoma mai rilevato: gli studi su uno scheletro vissuto tra il 420 e il 540 d.C.

pediatri tamponi
(Pixabay)

La scoperta di un raro osteoma mai rilevato prima su uno scheletro risalente al I secolo d.C. da parte di un’equipe di Catania ha consentito di acclarare una volta di più un sospetto che la comunità scientifica nutriva da tempo: quello per cui i tumori non sono un “cancro” soltanto della nostra società, bensì una malattia che esiste praticamente da sempre. Ma come si è riusciti ad accertare la presenza del raro osteoma? Come riportato da Stretto Web, l’analisi antropologica e paleopatologica del cranio ha consentito di verificare l’esistenza di una zona irregolare riconducibile ad un’infiammazione ossea riconoscibile come sinusite. Solo grazie alle tecniche di diagnostica per immagini (Raggi X e Tac) e istologica (che ha consentito di vedere l’architettura microscopica del tessuto), si è potuto scoprire e descrivere per la prima volta in paleopatologia la presenza di questo osteoma osteoide del seno frontale. Miracoli del progresso…(agg. di Dario D’Angelo)

LA RICERCA CONTINUA

Lo studio di Catania che ha portato alla scoperta di un cancro su uno scheletro del I secolo d.C. non si fermerà a queste evidenze. È stato annunciato come questo sia solo l’inizio di un progetto che si muoverà in larga scala e che coinvolgerà anche diversi enti della regione Sicilia. Tra questi c’è il Sicily Paleopathology Project pronto a scendere in campo. L’obiettivo è quello di andare a ricostruire i trend evolutivi delle patologie che hanno colpito le popolazioni dell’isola in questione nell’arco di lunghi secolo. Verranno utilizzate fonti storico-artistiche ma anche dei resti di mummie e non solo ci si muoverà nella preistoria. Da quel momento si arriverà ad oggi per capire le evoluzioni di diverse patologie per capire anche come sconfiggerle ai giorni nostri. Ovviamente la possibilità di conoscere meglio questi nemici dell’umanità regalerà un vantaggio non indifferente anche nel riuscire ad arrivare a sconfiggerle. (agg. di Matteo Fantozzi)

UNO STUDIO NATO NEL 2013

Anche gli antichi si ammalavano di cancro, questa è la scoperta di un’equipe siciliana in merito ai tumori che però ha una base legata a una ricerca del 2013. Cinque anni fa infatti Edoardo Tortorici e Marita Teresa Magro furono in grado di avviare una campagna di scavi nel territorio di Fiumefreddo in provincia di Catania. L’obiettivo era quello di andare ad indagare su una necropoli di tipo monumentale risalente al secolo II-III d.C. nell’epoca romana. Questo ha portato allo studio di uno scheletro che proveniva dalla tomba VII. I resti appartenevano a un uomo di circa quarant’anni che hanno regalato una sorpresa inattesa dagli studiosi. C’era infatti un’evidente alterazione del seno frontale destro. L’alterazione portò ad approfondire gli studi con un approccio multidisciplinare in grado di arrivare fino ai giorni nostri e alla scoperta dell’osteoma osteoide del seno frontale in questione. Una scoperta che regala alla medicina un cambio di prospettiva legato soprattutto alla possibilità di capire come anche nell’antichità ci si ammalasse di cancro. (agg. di Matteo Fantozzi)

“ANCHE GLI ANTICHI SI AMMALAVANO DI CANCRO”

Un’equipe siciliana ha descritto per la prima volta un osteoma osteoide (diverso dall’osteoma “classico”) del seno frontale. Si tratta di un tumore benigno delle ossa – in questo caso del cranio – mai rilevato in antichità e raro anche nella casistica moderna. A fare l’importante scoperta scientifica è stato un team dell’Università di Catania in collaborazione con la Flinders University (Australia) e con il contributo della Casa di cura Santa Lucia di Siracusa. Elena Varotto, bioarcheologa e antropologa forense (UniCT), ha spiegato: “L’analisi paleopatologica delle ricche collezioni bioarcheologiche siciliane darà un impulso fondamentale alla conoscenza delle malattie nel passato, spiegandone la loro evoluzione“. Da qui un’importante considerazione, confermata da Francesco Maria Galassi, paleopatologo di fama internazionale, inserito dalla rivista americana Forbes nella lista dei 30 scienziati under 30 più influenti in Europa, quella per cui il tumore non è un problema soltanto della nostra epoca: “Si tratta di una scoperta eccezionale che arricchisce il corpus di nozioni paleo-oncologiche. A differenza di quanto si sente spesso ripetere, il cancro è una malattia antichissima e non il prodotto esclusivo della modernità“.

TUMORI, SCOPERTO RARO OSTEOMA MAI RILEVATO

Ad effettuare la scoperta di questa rarissima forma di tumore, come riportato da Stretto Web, sono stati Elena Varotto, bioarcheologa e antropologa forense (UniCT), Francesco Maria Galassi, medico e paleopatologo (Flinders University), Edoardo Tortorici, archeologo (UniCT), Maria Teresa Magro, archeologa (Soprintendenza BBCC, CT), Rodolfo Brancato, archeologo (UniCT), Lorenzo Memeo, anatomopatologo (IOM, Istituto Oncologico del Mediterraneo), Carmine Lubritto, fisico e responsabile del laboratorio di spettrometria di massa isotopica (Università della Campania Luigi Vanvitelli), con l’ausilio dell’equipe di Radiologia della Casa di cura Santa Lucia (SR). Una conferma ulteriore del fatto che un approccio multidisciplinare e la collaborazione nella comunità scientifica consente di conseguire risultati insperati. Gli studi sono stati effettuati su uno scheletro recuperato nella necropoli di tipo monumentale di epoca romana tardo imperiale (sec. II-III d.C.) nel territorio di Fiumefreddo (CT), in contrada Pianotta di Calatabiano. Nello specifico il tumore ha colpito un uomo di 35-40 anni vissuto in un periodo compreso tra il 420-540 d.C., epoca più tarda rispetto alla costruzione della necropoli: da qui la deduzione che la tomba era stata riutilizzata anche successivamente alla sua costruzione.

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