CUORE ARTIFICIALE WIRELESS IMPIANTATO PER LA PRIMA VOLTA/ Medico Gemelli nell’equipe

- Dario D'Angelo

Un cuore artificiale a sistema “wireless”  è stato impiantato per la prima volta su due pazienti: le possibile conseguenze positive di questa svolta.

trapianti
Chirurgia, immagini di repertorio (Pixabay)

Un cuore artificiale “wireless”, senza cioè cavi e batterie esterne, è stato impiantato per la prima volta al mondo su due pazienti ad Astana in Kazakistan. Dell’equipe internazionale che ha portato a termine con successo le operazioni ha fatto parte anche un medico italiano: si tratta di Massimo Massetti, direttore Area cardiologica Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma e ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica, che ha collaborato con i colleghi Yury Pya di Astana e Ivan Netuka di Praga. Come riportato da Il Messaggero, i risultati della sperimentazione clinica, pubblicati sulla rivista americana ‘Journal of Heart and Lung Transplantation’, dimostrano che “il dispositivo è risultato sicuro, con riduzione del rischio di infezioni, e ha un’autonomia di circa 8 ore”. Presto questa “tecnologia” arriverà anche in Italia: i primi interventi chirurgici sono stati condotti in un centro di eccellenza per la cura di queste malattie, dove Yuri Pya e la sua équipe rappresentano un punto di riferimento a livello internazionale.

CUORE ARTIFICIALE WIRELESS IMPIANTATO PER LA PRIMA VOLTA

La possibilità di impiantare un cuore artificiale a sistema wireless non solo rappresenta per l’immaginario collettivo un risultato fino a poco tempo fa impensabile, ma a livello medico costituirà in futuro una svolta importantissima per molti pazienti. Lo ha spiegato lo stesso Massimo Massetti, il camice bianco italiano che ha preso parte alle operazioni sui pazienti di 51 e 24 anni:”I pazienti che sono in lista per trapianto cardiaco o coloro che ne sono esclusi per una qualsiasi causa potranno sperare in una vita pressoché normale senza il legame del cuore artificiale con le batterie esterne e con un rischio di infezioni significativamente ridotto. La tecnologia associa l’impianto di un dispositivo intratoracico di assistenza cardiocircolatoria meccanica (Vad), già in uso da anni e nel nostro arsenale terapeutico e un sistema di trasmissione trans-toracica dell’energia elettrica. Quest’ultima tecnologia, denominata ‘Coplanar Energy Transfer’ (Cet), è stata messa a punto di recente da una azienda israeliana (Leviticus Cardio) e consente di ricaricare il cuore nel giro di un paio d’ore in modo wireless, lasciando il paziente libero di muoversi. Il paziente, infatti, ricarica il cuore artificiale indossando una cintura che invia corrente alla batteria interna del dispositivo. L’alimentazione wireless riduce il rischio di infezione, vero tallone di Achille nei sistemi alimentati via cavo, e permette una migliore qualità di vita nei pazienti impiantati con questo cuore artificiale”.



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