Ictus, i segnali dell’allarme/ Faccia, braccia, linguaggio e tempo: come riconoscerlo

- Dario D'Angelo

Ictus, i segnali per riconoscerlo: l’acronimo Fast da tenere a mente per diagnosticarlo e intervenire rapidamente. I consigli dell’esperta.

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Quando si parla di ictus il fattore tempestività è determinante: coglierne i segni caratteristici, diagnosticarlo, è infatti di vitale importanza anche nel percorso terapeutico. Intervistata da La Stampa, Marina Diomedi, responsabile della Stroke Unit della Fondazione Policlinico Tor Vergata, uno dei quattro Centri Hub del Lazio per il trattamento dell’ictus, ha dichiarato:”L’invecchiamento della popolazione ha portato a un aumento del numero di pazienti colpiti da ictus, ma oggi i pazienti possono contare su una maggiore efficienza della rete dell’emergenza che permette loro di arrivare in tempo utile per un trattamento. È necessario però che il paziente e chi gli sta a fianco riconoscano i sintomi e agiscano con tempestività rivolgendosi a centri specializzati”. La neurologa ha spiegato:”Alcuni segnali spesso sottovalutati ma in realtà importanti campanelli di allarme, sono altamente predittivi di un attacco ischemico”.

ICTUS, I SEGNALI DELL’ALLARME

Quali sono allora i campanelli d’allarme in questi casi? Si va dalla comparsa improvvisa di asimmetria del volto, passando per debolezza o formicolio a un braccio o una gamba, difficoltà di linguaggio e perdita di equilibrio o coordinazione. La neurologa, sentita da La Stampa, spiega:”Sono segnali da non sottovalutare proprio perché possono indicare un’interruzione dell’apporto di sangue a un territorio cerebrale che, se non gestita tempestivamente, può portare a morte o a gravi disabilità permanenti. In caso di emorragia cerebrale il paziente può riferire un violento mal di testa: una cefalea improvvisa a colpo di pugnale. Anche in questo caso, il precoce riconoscimento dei sintomi e la gestione del paziente in un ambiente specializzato può fare la differenza, permettendo un trattamento adeguato”. Un trucco da tenere a mente riporta all’acronimo FAST, che sta per: “F come face (faccia): chiedere di sorridere o di soffiare per verificare una eventuale paresi facciale; A come arms (braccia): provare a sollevare sulla testa entrambe le braccia, da non sottovalutare se solo una non ce la fa a stare su; S come speech (linguaggio): chiedere di ripetere o elaborare una frase semplice, in caso di ictus si ha grandi difficoltà a eseguire il compito; T come time (cioè tempo) ma anche come telefono: perché riscontrando uno qualunque di questi sintomi è importante chiamare i soccorsi nel minor tempo possibile”.



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